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NAPOLI,
NAPOLI, NAPOLI – INTERVISTA AD ABEL FERRARA
Napoli,
Napoli, Napoli è il nuovo film di Abel Ferrara,
un ritratto in chiaroscuro della città partenopea, un viaggio
attraverso personaggi e ambienti che raccontano la complessa varietà
di questa metropoli del sud. Girato come un documentario e intersecato
da episodi di finzione, il film spazia dalle anguste celle del carcere
femminile di Pozzuoli, dai vicoli dei Quartieri Spagnoli, dalle
vele di Scampia, ai belvedere cittadini e al suggestivo parco del
Vesuvio. Ad accompagnare Ferrara in un viaggio tra luci e ombre
ci sono interpreti affermati come Beppe Lanzetta
(L'amore molesto, il Camorrista), Ernesto Mahieux
(L’Imbalsamatore), Luigi Maria Burruano
(I 100 Passi) e Luca Lionello (Nero bifamiliare),
insieme a giovani attori napoletani che interpretano se stessi e
l'ambiente in cui sono cresciuti.
Il
Bronx napoletano incontra il vero Bronx di New York, in cui Abel
Ferrara è nato. Il progetto nasce dall'incontro tra il regista
e Gaetano Di Vaio, fondatore della Società di Produzione
cinematografica “Figli del Bronx” che ha poi prodotto
il film unitamente a P.F.A. Films e Minerva Production & Marketing.
Abel Ferrara intervista donne detenute che raccontano le loro storie
di vita. Intellettuali, artisti e politici che dicono la loro sulla
città, con intermittenze di accuse e difese dell' operato
comune e privato di una cittadinanza troppo spesso stigmatizzata
come specchio oscuro dell' Italia di oggi. Mentre cultura borghese
e popolare esprimono nel film i loro rispettivi malesseri e aspirazioni,
la città che conserva emerge di fianco a quella che distrugge
se stessa o a quella che rinasce come mito della grande capitale
perduta. Un tema spicca tra gli altri nelle immagini di Ferrara:
la cultura femminile come contrappeso e vittima dell' imperante
machismo della violenza e del potere. Tre brevi tracce narrative
di finzione si intrecciano tra loro, raccontando le condizioni carcerarie,
quelle dei gruppi criminali e delle famiglie devianti, intorno alle
sequenze documentarie fatte di interviste e confronti tra personaggi
noti e non. Ferrara ha posto il suo sguardo ad altezza d' uomo,
viaggiando per la città con la curiosità di chi cerca
strenuamente di capire qualcosa che riconosce come appartenente
alla propria storia di italoamericano, interrogando la terra delle
sue radici con la consapevolezza di quanto questa sia mutata tra
l' uniformità voluta dalla globalizzazione e le stratificazioni
identitarie della sua cultura.
Abel
FerraraYork nel 1951, Abel
Ferrara è uno dei più noti ed anarchici registi di
Nato a New York nel 1951, Abel Ferrara è uno dei più
noti ed anarchici registi di cinema indipendente americano. Nei
suoi film, connotati dall' uso esplicito della violenza, esplora
da sempre le zone più pericolose della metropoli contemporanea
così come i lati più oscuri dell' animo umano. Nel
1979 ha diretto il suo primo film Driller Killer. Il 1992
è invece l’anno di Il Cattivo Tenente, interpretato
da un eccellente Harvey Keitel. Nel 1996 Ferrara ha diretto il suo
capolavoro Fratelli, premiato al Festival di Cannes. Nel
1998 New Rose Hotel è stato presentato al Festival
di Venezia. Tra i suoi film più recenti: Mary (2005),
in concorso al Festival di Venezia, e Go Go Tales (2007),
presentato al Festival di Cannes.
La sua filmografia comprende inoltre titoli come L’Angelo
della Vendetta (1981), China Girl (1987), King
of New York (1990), Ultracorpi (1993) e The Addiction
(1995).
Quale è stata la base dalla
quale è partito per il film?
Tutto ha avuto origine dall’idea di girare un documentario
sulla Casa Circondariale femminile di Pozzuoli a Napoli. Poco tempo
dopo l’inizio delle riprese mi è stato chiaro che le
storie delle detenute non erano altro che un punto di partenza.
Per arrivare a comprendere fino in fondo ciò che mi veniva
detto, avevo bisogno di uscire dalle mura della prigione, dovevo
andare nei quartieri di Scampìa e nei Quartieri Spagnoli,
dove queste donne avevano vissuto e avevo bisogno di intervistare
non solo i detenuti, ma anche i giudici e i politici e di parlare
con gli altri abitanti di questi quartieri chiamati ghetti.
Come
è giunto a questa consapevolezza?
Ho capito che stavo girando il film da americano e da regista. Benché
americano, sono cresciuto in un quartiere tradizionale napoletano
costituito da mio nonno: un uomo che nel 1900 lasciò Sarno,
un piccolo centro fuori Napoli, per creare un mondo analogo nel
Bronx, al tempo periferia ai margini di Manhattan. Mio nonno era
un uomo d?affari di successo che fece arrivare dall?Italia, proprio
nel quartiere in cui ero nato e cresciuto, molti familiari ed amici.
Sapevo che avevo bisogno di altri personaggi e storie per rappresentare
al meglio le interviste che facevo, dovevo raccontare storie che
potremmo definire fiction, ma sia la parte documentaristica che
quella narrativa sono per me elementi forti nel film. Le tre storie
sono state scritte rispettivamente da Di Vaio, l?intervistatore,
da Braucci, uno degli intervistati, e da Lanzetta, uno degli attori.
Come tutti i protagonisti del film e come le detenute intervistate,
anche gli sceneggiatori sono napoletani e lo rimarranno per tutta
la vita.
Napoli,
Napoli, Napoli ha un plot forte. Qual è il messaggio che
vuole dare?
Prima di tutto il film è un documentario. Inoltre non nasce
da un’idea precisa, ma dalla volontà di comprendere.
La storia è ambientata a Napoli, tuttavia non rappresenta
solo l’Italia, ma tutto il mondo. La prigione femminile, in
cui parte del film è ambientato, diventa rappresentazione
della società, il tramite attraverso cui si cerca di comprendere
una cultura e una civiltà: le detenute e le loro storie diventano
raffigurazione delle città povere, del sottomondo. Anche
all’interno delle grandi città americane, S. Francisco,
New Orleans e New York, esistono quartieri poveri poiché
storicamente hanno accettato diverse tipologie di persone. In questo
senso Napoli è una grande città povera, rappresentativa
della realtà sottostante, nascosta in tutte le grandi città.
Ma Napoli Napoli Napoli non parla solo di detenute.
Come
mai ha scelto di ambientare il suo film proprio a Napoli. Come ha
detto lei, è un esempio di questo mondo problematico, ma
nasce forse anche dal desiderio di cambiare la sua storia?
La mia famiglia è originaria di Napoli, ma l’idea del
film non nasce dal desiderio di cambiamento. Non è questione
di cambiamento ma di comprensione, come ho già detto prima,
il film nasce dal desiderio di comprendere. Effettivamente è
difficile capire la realtà di un posto da esterno, ma anche
se sono cresciuto a New York, il mio quartiere era imbevuto delle
stesse cultura e realtà rappresentate dal film.
Perché
un documentario? Per la capacità del genere di indagare più
in profondità e di dare un senso più concreto delle
cose?
Tutti i film sono documentari in un certo senso. Comunque Napoli
Napoli Napoli non è solo questo, ci sono anche elementi di
fiction, storie che si sviluppano aldilà della parte documentaristica
del film.
Come
è stato il suo approccio con Napoli?
Tutto sommato potrei forse essere estraneo alla città, ma
non al problema di cercare di sopravvivere in una città che
cerca di reagire alla violenza e alla povertà e nella quale
possiamo trovare una sovrabbondanza di arte, cultura e intenso valore
della famiglia. Ritengo che questo film potrebbe anche essere intitolato
New York, New York, New York o Detroit, Detroit, Detroit per le
similitudini che giacciono nel substrato di questi impressionanti
paesaggi urbani del ventunesimo secolo.
CAST TECNICO
Regia: Abel Ferrara
Soggetto: Giuseppe Lanzetta , Maurizio Braucci, Gaetano Di Vaio,
Abel Ferrara
Sceneggiatura: Giuseppe Lanzetta , Maurizio Braucci, Gaetano Di
Vaio, Abel Ferrara, Maria Grazia Capaldo
Interpreti: Luca Lionello, Salvatore Ruocco, Benedetto Sicca, Salvatore
Striano, Ernesto Mahieux, Shanyn Leigh, Giuseppe Lanzetta, Anita
Pallenberg, Giovanni Capalbo, Luigi Maria Burruano, Fabio Gargano
Direttore delle fotografia: Alessandro Abate
Scenografia: Frank DeCurtis
Costumi: Daniela Salernitano
Montaggio scena: Fabio Nunziata
Montaggio suono: Silvia Moraes
Musiche: Francis Kuipers
Produzione: Pier Francesco Aiello, Massimo Cortesi, Gianluca Curti,
Gaetano Di Vaio, Luca Liguori insieme a Minerva Production &
Marketing, P.F.A. Films, Figli del Bronx, Massimo Cortesi, Luca
Liguori
Distribuzione in Italia: Minerva Pictures Group, P.F.A. Films
Produttori Associati: Fabio Gargano e Pietro Pizzimento
(Settembre
2009)
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