Rubrica a cura di Paolo Pugliese

 

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NAPOLI, NAPOLI, NAPOLI – INTERVISTA AD ABEL FERRARA

Napoli, Napoli, Napoli è il nuovo film di Abel Ferrara, un ritratto in chiaroscuro della città partenopea, un viaggio attraverso personaggi e ambienti che raccontano la complessa varietà di questa metropoli del sud. Girato come un documentario e intersecato da episodi di finzione, il film spazia dalle anguste celle del carcere femminile di Pozzuoli, dai vicoli dei Quartieri Spagnoli, dalle vele di Scampia, ai belvedere cittadini e al suggestivo parco del Vesuvio. Ad accompagnare Ferrara in un viaggio tra luci e ombre ci sono interpreti affermati come Beppe Lanzetta (L'amore molesto, il Camorrista), Ernesto Mahieux (L’Imbalsamatore), Luigi Maria Burruano (I 100 Passi) e Luca Lionello (Nero bifamiliare), insieme a giovani attori napoletani che interpretano se stessi e l'ambiente in cui sono cresciuti.

Il Bronx napoletano incontra il vero Bronx di New York, in cui Abel Ferrara è nato. Il progetto nasce dall'incontro tra il regista e Gaetano Di Vaio, fondatore della Società di Produzione cinematografica “Figli del Bronx” che ha poi prodotto il film unitamente a P.F.A. Films e Minerva Production & Marketing. Abel Ferrara intervista donne detenute che raccontano le loro storie di vita. Intellettuali, artisti e politici che dicono la loro sulla città, con intermittenze di accuse e difese dell' operato comune e privato di una cittadinanza troppo spesso stigmatizzata come specchio oscuro dell' Italia di oggi. Mentre cultura borghese e popolare esprimono nel film i loro rispettivi malesseri e aspirazioni, la città che conserva emerge di fianco a quella che distrugge se stessa o a quella che rinasce come mito della grande capitale perduta. Un tema spicca tra gli altri nelle immagini di Ferrara: la cultura femminile come contrappeso e vittima dell' imperante machismo della violenza e del potere. Tre brevi tracce narrative di finzione si intrecciano tra loro, raccontando le condizioni carcerarie, quelle dei gruppi criminali e delle famiglie devianti, intorno alle sequenze documentarie fatte di interviste e confronti tra personaggi noti e non. Ferrara ha posto il suo sguardo ad altezza d' uomo, viaggiando per la città con la curiosità di chi cerca strenuamente di capire qualcosa che riconosce come appartenente alla propria storia di italoamericano, interrogando la terra delle sue radici con la consapevolezza di quanto questa sia mutata tra l' uniformità voluta dalla globalizzazione e le stratificazioni identitarie della sua cultura.

 

Abel FerraraYork nel 1951, Abel Ferrara è uno dei più noti ed anarchici registi di Nato a New York nel 1951, Abel Ferrara è uno dei più noti ed anarchici registi di cinema indipendente americano. Nei suoi film, connotati dall' uso esplicito della violenza, esplora da sempre le zone più pericolose della metropoli contemporanea così come i lati più oscuri dell' animo umano. Nel 1979 ha diretto il suo primo film Driller Killer. Il 1992 è invece l’anno di Il Cattivo Tenente, interpretato da un eccellente Harvey Keitel. Nel 1996 Ferrara ha diretto il suo capolavoro Fratelli, premiato al Festival di Cannes. Nel 1998 New Rose Hotel è stato presentato al Festival di Venezia. Tra i suoi film più recenti: Mary (2005), in concorso al Festival di Venezia, e Go Go Tales (2007), presentato al Festival di Cannes.
La sua filmografia comprende inoltre titoli come L’Angelo della Vendetta (1981), China Girl (1987), King of New York (1990), Ultracorpi (1993) e The Addiction (1995).

 


Quale è stata la base dalla quale è partito per il film?
Tutto ha avuto origine dall’idea di girare un documentario sulla Casa Circondariale femminile di Pozzuoli a Napoli. Poco tempo dopo l’inizio delle riprese mi è stato chiaro che le storie delle detenute non erano altro che un punto di partenza. Per arrivare a comprendere fino in fondo ciò che mi veniva detto, avevo bisogno di uscire dalle mura della prigione, dovevo andare nei quartieri di Scampìa e nei Quartieri Spagnoli, dove queste donne avevano vissuto e avevo bisogno di intervistare non solo i detenuti, ma anche i giudici e i politici e di parlare con gli altri abitanti di questi quartieri chiamati ghetti.

 

Come è giunto a questa consapevolezza?
Ho capito che stavo girando il film da americano e da regista. Benché americano, sono cresciuto in un quartiere tradizionale napoletano costituito da mio nonno: un uomo che nel 1900 lasciò Sarno, un piccolo centro fuori Napoli, per creare un mondo analogo nel Bronx, al tempo periferia ai margini di Manhattan. Mio nonno era un uomo d?affari di successo che fece arrivare dall?Italia, proprio nel quartiere in cui ero nato e cresciuto, molti familiari ed amici.
Sapevo che avevo bisogno di altri personaggi e storie per rappresentare al meglio le interviste che facevo, dovevo raccontare storie che potremmo definire fiction, ma sia la parte documentaristica che quella narrativa sono per me elementi forti nel film. Le tre storie sono state scritte rispettivamente da Di Vaio, l?intervistatore, da Braucci, uno degli intervistati, e da Lanzetta, uno degli attori. Come tutti i protagonisti del film e come le detenute intervistate, anche gli sceneggiatori sono napoletani e lo rimarranno per tutta la vita.

 

Napoli, Napoli, Napoli ha un plot forte. Qual è il messaggio che vuole dare?
Prima di tutto il film è un documentario. Inoltre non nasce da un’idea precisa, ma dalla volontà di comprendere. La storia è ambientata a Napoli, tuttavia non rappresenta solo l’Italia, ma tutto il mondo. La prigione femminile, in cui parte del film è ambientato, diventa rappresentazione della società, il tramite attraverso cui si cerca di comprendere una cultura e una civiltà: le detenute e le loro storie diventano raffigurazione delle città povere, del sottomondo. Anche all’interno delle grandi città americane, S. Francisco, New Orleans e New York, esistono quartieri poveri poiché storicamente hanno accettato diverse tipologie di persone. In questo senso Napoli è una grande città povera, rappresentativa della realtà sottostante, nascosta in tutte le grandi città. Ma Napoli Napoli Napoli non parla solo di detenute.

 

Come mai ha scelto di ambientare il suo film proprio a Napoli. Come ha detto lei, è un esempio di questo mondo problematico, ma nasce forse anche dal desiderio di cambiare la sua storia?
La mia famiglia è originaria di Napoli, ma l’idea del film non nasce dal desiderio di cambiamento. Non è questione di cambiamento ma di comprensione, come ho già detto prima, il film nasce dal desiderio di comprendere. Effettivamente è difficile capire la realtà di un posto da esterno, ma anche se sono cresciuto a New York, il mio quartiere era imbevuto delle stesse cultura e realtà rappresentate dal film.

 

Perché un documentario? Per la capacità del genere di indagare più in profondità e di dare un senso più concreto delle cose?
Tutti i film sono documentari in un certo senso. Comunque Napoli Napoli Napoli non è solo questo, ci sono anche elementi di fiction, storie che si sviluppano aldilà della parte documentaristica del film.

 

Come è stato il suo approccio con Napoli?
Tutto sommato potrei forse essere estraneo alla città, ma non al problema di cercare di sopravvivere in una città che cerca di reagire alla violenza e alla povertà e nella quale possiamo trovare una sovrabbondanza di arte, cultura e intenso valore della famiglia. Ritengo che questo film potrebbe anche essere intitolato New York, New York, New York o Detroit, Detroit, Detroit per le similitudini che giacciono nel substrato di questi impressionanti paesaggi urbani del ventunesimo secolo.

 

CAST TECNICO
Regia: Abel Ferrara
Soggetto: Giuseppe Lanzetta , Maurizio Braucci, Gaetano Di Vaio, Abel Ferrara
Sceneggiatura: Giuseppe Lanzetta , Maurizio Braucci, Gaetano Di Vaio, Abel Ferrara, Maria Grazia Capaldo
Interpreti: Luca Lionello, Salvatore Ruocco, Benedetto Sicca, Salvatore Striano, Ernesto Mahieux, Shanyn Leigh, Giuseppe Lanzetta, Anita Pallenberg, Giovanni Capalbo, Luigi Maria Burruano, Fabio Gargano
Direttore delle fotografia: Alessandro Abate
Scenografia: Frank DeCurtis
Costumi: Daniela Salernitano
Montaggio scena: Fabio Nunziata
Montaggio suono: Silvia Moraes
Musiche: Francis Kuipers
Produzione: Pier Francesco Aiello, Massimo Cortesi, Gianluca Curti, Gaetano Di Vaio, Luca Liguori insieme a Minerva Production & Marketing, P.F.A. Films, Figli del Bronx, Massimo Cortesi, Luca Liguori
Distribuzione in Italia: Minerva Pictures Group, P.F.A. Films
Produttori Associati: Fabio Gargano e Pietro Pizzimento

 

(Settembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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