Resident Evil sta per tornare al cinema con un nuovo film che cambia direzione e prova a riportare la saga verso le sue radici più oscure, puntando su tensione continua, ambientazioni chiuse e una paura meno spettacolare ma più insistente e difficile da ignorare.
La presentazione al CinemaCon di Las Vegas ha dato un primo segnale chiaro: questa volta non si tratta dell’ennesimo adattamento che cerca di allargare il pubblico, ma di un progetto che vuole recuperare l’identità originale del franchise. Alla regia c’è Zach Cregger, già noto per Barbarian, e la scelta non sembra casuale. Il suo cinema lavora sulla tensione, sull’attesa, su ciò che non si vede subito.
Un ritorno più vicino ai videogiochi
Chi ha seguito negli anni Resident Evil sa quanto il rapporto tra videogiochi e cinema sia stato complicato. I film precedenti hanno spesso scelto la strada dell’azione, allontanandosi da quell’atmosfera fatta di angoscia, silenzi e gestione delle risorse che caratterizza i titoli di Capcom. Questa volta, almeno dalle prime immagini, il tono sembra diverso.
Il nuovo film mette lo spettatore accanto al protagonista senza distrazioni. Niente strutture complesse o cambi di prospettiva: si resta dentro una situazione che peggiora minuto dopo minuto. È un’impostazione più semplice, ma anche più rischiosa. Funziona solo se la tensione regge davvero.
Una notte, un uomo e qualcosa che non si vede subito
Il protagonista è Bryan, interpretato da Austin Abrams, un corriere medico che si ritrova isolato durante una notte fredda e innevata. Dopo un incidente, cerca riparo in una casa buia, lontana da tutto. La situazione si complica rapidamente. Una telefonata alla fidanzata, poche parole, la sensazione che qualcosa stia andando fuori controllo.
Il film non mostra subito la minaccia. La suggerisce. Brevi immagini, corpi che cadono nella neve, presenze che restano ai margini. È una scelta che riporta direttamente al linguaggio del survival horror, dove la paura nasce dall’attesa e non dall’esplosione.
Niente acrobazie narrative, solo tensione continua
Cregger ha parlato di una “corsa spaventosa”, ma senza artifici. Il film non userà salti temporali o costruzioni complicate. Lo spettatore resta bloccato dentro il percorso del protagonista, costretto a seguirlo passo dopo passo. È una scelta che punta tutto sull’immersione e sulla sensazione di essere dentro un incubo senza via d’uscita.
Questo approccio cambia anche il ritmo. Non ci sono pause evidenti, non ci sono deviazioni. La storia procede in modo diretto, e tutto dipende da quanto riesce a tenere alta la tensione scena dopo scena.
Un reboot che arriva dopo tentativi difficili
Negli ultimi anni il franchise ha provato più volte a ripartire. I film diretti da Paul W.S. Anderson hanno avuto risultati alterni, mentre il reboot del 2021 non ha convinto. Anche la serie Netflix si è fermata subito, senza riuscire a costruire un seguito.
Questo nuovo progetto arriva quindi in un momento delicato. C’è ancora un pubblico interessato, ma anche una certa diffidenza. Il fatto che si torni a un approccio più vicino al materiale originale potrebbe essere la chiave, ma non è una garanzia.
L’uscita è fissata per il 18 settembre 2026. Fino ad allora resta una sensazione: che questa volta Resident Evil stia provando a fare meno, ma in modo più mirato. E non è detto che sia una scelta semplice da gestire.








