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Abel Ferrara racconta Napoli Napoli Napoli: intervista sul film tra documentario e fiction

Abel Ferrara
Abel Ferrara racconta Napoli Napoli Napoli: intervista sul film tra documentario e fiction (screenshot Instagram @mo.wax) - Occhisulcinema.it

Presentato come un ritratto in chiaroscuro della città partenopea, Napoli, Napoli, Napoli nasce dall’incontro tra Abel Ferrara e una realtà urbana osservata tra carcere, quartieri popolari, violenza, cultura e identità.

Nel film, Abel Ferrara attraversa Napoli mescolando documentario e fiction, partendo dalle storie delle detenute del carcere femminile di Pozzuoli per allargare poi lo sguardo ai Quartieri Spagnoli, a Scampia e ad altri luoghi simbolici della città. Il progetto, nato con la collaborazione di Gaetano Di Vaio e della casa di produzione Figli del Bronx, si sviluppa come un’indagine sulla complessità sociale e umana di Napoli.

Il punto di partenza del film

Ferrara spiega che l’idea iniziale era quella di realizzare un documentario sulla casa circondariale di Pozzuoli. Durante le riprese, però, comprende che le storie delle detenute rappresentano solo l’inizio di un discorso più ampio. Per capire davvero quelle vite, sente il bisogno di uscire dalla prigione e di confrontarsi anche con giudici, politici e abitanti dei quartieri più difficili.

Il regista racconta di aver capito che stava girando il film da americano, ma anche da uomo legato alle proprie radici italiane. Cresciuto nel Bronx in una comunità costruita dal nonno emigrato da Sarno, Ferrara riconosce in Napoli elementi familiari, vicini alla propria storia personale e culturale.

Tra comprensione e racconto urbano

Nell’intervista, Ferrara insiste su un punto: il film non nasce per lanciare un messaggio politico o per proporre un cambiamento, ma dal desiderio di comprendere. Napoli viene descritta come una grande città povera, ma anche come un luogo che riflette tensioni e contraddizioni presenti in molte metropoli del mondo, da New York a Detroit.

Per il regista, Napoli, Napoli, Napoli è prima di tutto un documentario, anche se al suo interno convivono tre tracce narrative di finzione scritte da autori napoletani coinvolti direttamente nel progetto. Il risultato è un film che mette insieme realtà, memoria, violenza, famiglia e identità, osservando la città ad altezza d’uomo e cercando di coglierne le fratture più profonde.

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