Il
camping di Crystal Lake è la meta ideale per giovani
ragazzi e ragazze intenzionati a passare delle vacanze immerse
nella natura. Ma tra i boschi nei dintorni del lago, ove sorge
il campeggio, si aggira una presenza minacciosa, un assassino
inesorabile ed inarrestabile che ciclicamente fa strage di
campeggiatori. A farne le spese sarà il solito gruppetto
di amici incauti, arrivati in zona per cercare la sorella
di uno di loro, misteriosamente scomparsa.
Con
questo ennesimo remake hollywoodiano torna uno dei volti più
celebri del cinema horror degli ultimi 30 anni: Jason, il
mostruoso freak invulnerabile che cela il volto disfatto sotto
un’agghiacciante maschera da hockey e persegue l’hobby
di massacrare in maniera creativa ignari turisti all’arma
bianca, prediligendo nella fattispecie un lungo machete, un’ascia
o anche a mani nude.
Dopo una saga iniziata nel lontano 1980 e durata ben 10 film
dalla qualità decrescente (ma già l’originale
non è che fosse un capolavoro), questo remake
intende rinverdirne i fasti, rilanciando il franchising con
una sceneggiatura che miscela le trame dei primi tre episodi
“Venerdì 13”, “L’Assassino
ti siede accanto” e "Week-end di terrore",
onde dare alla storia una parvenza di sostanza narrativa.
Il problema principale è che il prototipo, nonostante
tutti i suoi difetti, aveva un senso all’epoca della
sua uscita, in un periodo in cui il genere Slasher &
Splatter dava uno scossone all’industria cinematografica
proponendo un nuovo genere d’intrattenimento in cui
si prediligeva l’effetto da gran guignol piuttosto
che l’atmosfera thrilling e che, progressivamente,
ha esaurito la sua spinta creativa.
A distanza di tanti anni e di tante pellicole simili, questo
remake non ha alcuna utilità e fruibilità, salvo
riciclare meccanismi già visti e proporli con ritmi
cinematografici e trovate stilistiche moderne per attirare
giovani spettatori ed assicurare un margine di profitto certo
per produttori con poche idee.
Tenendo
conto quindi del fatto che sia un’operazione già
in partenza spuria e sterile, in questo "Venerdì
13" si può trovare anche qualche pregio, come
la regia tecnicamente discreta: il mestierante Marcus Nispel
(autore del dimenticabilissimo “Path Finder”)
riproduce quell’atmosfera lugubre e rozza -complice
anche una fotografia “sporca”- tipica degli horror
degli anni ’80, ma lo fa comunque senza alcuna rielaborazione,
finendo per firmare un’opera di ricalco che affonda
in un mare di banalità e cliché già visti.
Il film è scontato dall’inizio alla fine, male
interpretato e con un impianto narrativo privo di suspense
e sostanzialmente ripetitivo, ovvero basato sulle varie morti
dei giovani protagonisti per mano del mostro.
Il fatto che tutto quello che racconta sia stato abbondantemente
già visto altrove, ed anche in maniera migliore, fa
di questo stanco restyling un’opera superflua la cui
visione è poco appetibile anche da parte dei fan del
genere.
Marco
Valerio