Arriva
finalmente nelle sale l’ultima incarnazione di celluloide
del fumetto di Hulk, l’inarrestabile gigante creato
nel lontano 1962 da Stan Lee, mitico creatore di altri supereroi
come Spiderman, Fantastici 4, Daredevil ed X-Men.
Ancora una volta assistiamo alle avventure del fisico Bruce
Banner, vittima della grande fiducia in se stesso e della
scarsa conoscenza della materia, in grado di trasformarsi
nell’omone verde appena gli girano. In questa versione
di Hulk si è scelto di dare più spazio alle
peripezie dello sfortunatissimo scienziato, rispetto ai suoi
tormenti interiori, pure presenti; il film è quasi
una versione supereroistica de “Il Fuggitivo”,
con Banner, interpretato da Edward Norton, inseguito senza
sosta dal guerrafondaio generale Ross (Wiliam Hurt) e dal
luciferino capitano Blonsky (un Tim Roth che riesce a rendere
appieno la schizofrenia e il desiderio di onnipotenza del
suo personaggio), aiutato solo dalla fidanzata di un tempo,
Betty Ross (Liv Tyler) che guarda caso è anche la figlia
del generale…
Il
film mantiene un tasso di adrenalina molto alto fin dalle
prime scene, dove Banner viene mostrato già colpito
dall’incidente (raccontato solo in flashback) e costretto
a nascondersi nei posti più impensabili e lontani del
continente americano. Qui si tiene in contatto, tramite parabola
fatta in casa, con un misterioso medico, al quale si è
affidato. Quando il medico gli comunica che può aiutarlo
solo se riesce a consultare i dati dell’esperimento,
Bruce, che non se li è portati appresso, si decide
a tornare a casa. Da qui in poi parte una corsa contro il
tempo per salvare la parte ancora umana di sé stesso,
evitare che il generale gli metta il sale sulla coda, recuperare
la fidanzata e, non ultimo, portare a casa la pellaccia.
“L’Incredibile Hulk” è un film avvincente
e anche abbastanza bene recitato, specie da Tim Roth, nelle
poche battute che gli sono concesse, ma soffre per la presenza
di antagonisti piuttosto stereotipati e di una trama ridotta
all’essenziale, sacrificata per esigenze di botteghino
alla parte più movimentata degli inseguimenti e della
battaglia finale, e con la presenza di diversi buchi logici.
Non è spiegato, per esempio, come Banner abbia conosciuto
il misterioso medico oppure come faccia ad entrare e uscire
dagli USA come nemmeno i clandestini messicani riescono a
fare…
Sulla
recitazione va detto che brillano su tutti Edward Norton e
Tim Roth, bene anche William Hurt, specialmente quando mostra
il suo lato umano nel tormentato rapporto con la figlia, non
troppo convincente invece il medico che aiuta il protagonista,
mentre Liv Tyler alterna momenti in cui è più
che altro decorativa, a momenti in cui le sue battute strappano
più di un applauso e di un sorriso.
Nonostante le premesse, il film presenta una dose non eccessiva
di computer grafica, limitata alle trasformazioni e ai combattimenti:
questa scelta stilistica lo rende in un certo senso un prodotto
più “realistico” e meno giocattoloso.
Va segnalato che il film rientra appieno nella tendenza a
fare di ogni opera prima cinematografica, il primo capitolo
di un ciclo, generalmente una trilogia, ma anche che il film
successivo potrebbe essere un cross-over con le avventure
di un altro supereroe cinematografico, il quale appare nella
sua identità segreta prima dei titoli finali e su cui
non riveliamo nulla per non rovinare la sorpresa.
A proposito di apparizioni, viene mantenuta anche la tradizione
dei cameo, che vedono, oltre all’immancabile Stan Lee,
anche un certo Lou Ferrigno, indimenticabile Hulk della serie
televisiva degli anni ’70, alla quale questo film si
ispira non poco per dinamiche ed ambientazioni.
Giulio
Pesce