Dopo
l'esperimento comico-horror inglese "Shaun of the Dead"
(da noi malamente tradotto come "l'Alba dei Morti Dementi"),
gli americani decidono di sfruttare la stessa formula in chiave
yankee, esplorando le applicazioni di mixare commedia e Zombi.
Ovviamente il film prende le mosse da una epidemia che trasforma
la maggior parte della gente in Morti Viventi aggressivi e
cannibali. Il protagonista è Columbus (Jesse Eisenberg),
il classico "sfigatone" americano che vaga per gli
Stati Uniti sopravvivendo grazie all’applicazione di
alcune sagge regole, incontrando sulla sua strada uno strano
cowboy, ovvero Albuquerque (Woody Harrelson) ed, in seguito,
due intraprendenti sorelle (Emma Stone e Abigail Breslin).
Insieme si dirigono verso la California che ritengono erroneamente
essere scampata all'epidemia, saltando letteralmente dalla
padella alla brace…
“Zombieland”
è decisamente una action-comedy più che una
horror-comedy (come nel caso del prototipo inglese, invece)
ed è anche un film privo del substrato di satira sociale
rispetto sempre al gioiellino britannico. Insomma, è
una pellicola che scherza, ma non vuole realmente graffiare
né offendere. Ha qualche genuino momento horror e tanta
avventura testosteronica (soprattutto nella lunga sequenza
pre-finale), quasi fosse un gigantesco videogame, ma decisamente
"politicamente corretto".
Però, nonostante la parte centrale abbia una narrazione
più rallentata, è un film divertente e rappresenta
appunto intrattenimento allo stato puro: di per sé
nulla di imperdibile o imprescindibile, ma neanche una perdita
di tempo. Tra i momenti più riusciti, ci sono quelli
in cui vengono illustrate le varie regole di sopravvivenza,
esilaranti nella loro messa in scena perché facenti
parte del racconto sia da un punto di vista visivo che narrativo
(con tanto di titoli), oltre ai molteplici (quanto creativi)
metodi per eliminare gli zombi, passando per diverse citazioni
cinematografiche (vedi quella di “Alien”), fino
alla vera e propria chicca del film: ovvero quando i 4 protagonisti
si stabiliscono a Hollywood, nella villa di Bill Murray, il
quale appare nella parte di sé stesso, venendo però
scambiato per uno zombie. Degni di nota sono anche i titoli
di testa, surreali e tragicomici con immagini “zombesche”
girate al rallenty, che ben introducono all’atmosfera
semi-grottesca del film.
“Zombieland”
farà storcere sicuramente la bocca agli amanti duri
& puri dei Morti Viventi, ma è comunque indicato
sia per i "completisti" del genere, sia per chi
cerca un film con in quale staccare la spina dal resto del
mondo e godersi un'ora e mezza di sano e moderato divertimento.
Maurizio L’ Episcopia