ZOHAN

Titolo Originale: Don’t Mess with Zohan
Genere: Commedia
Regia: Dennis Dugan
Sceneggiatura: Adam Sandler & Judd Apatow
Cast: Adam Sandler, Emmanuelle Chriqui, John Turturro, Lainie Kazan, Nick Kazan, Rob Schneider
Colonna Sonora: Rupert Gregson-Williams
Produzione: Adam Sandler, Jack Giarraputo
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 112 minuti
Data di uscita: 3 Ottobre 2008

 

Parto dal presupposto che sono stra-maledettamente di parte. Io adoro Adam Sandler, lo reputo uno dei migliori talenti comici del cinema Hollywodiano odierno.
Il suo nuovo personaggio, Zohan, è il classico super soldato del Mossad, il migliore in ciò che fa. Nessun lo supera tra i suoi simili eppure coltiva un sogno: fare il parrucchiere. Ma liberarsi della sua vecchia vita non sarà semplice.
La storia di fondo è questa, molto semplice senza eccessi a livello di sceneggiatura e colpi di scena. Il personaggio di Sandler è sin troppo sopra le righe, palesemente voluto: ferma i proiettili con i denti, sfonda i muri a calci, salta per decine di metri, ha una "super pannocchia" che fa invidia a tutti e fa stragi di signore over 60. Un personaggio fin troppo assurdo, ma guarda il caso, le battute migliori nascono appunto dal peso che il personaggio ha nella pellicola.

Magari è buffo e strano parlare così di un film che comunque alterna tratti geniali di pura comicità ad altri di pura demenzialità, ma grattando grattando il film sposta il classico paragone America-Medio Oriente, dal punto di vista comico, ad uno più specifico: Palestina ed Israele. Forse perché molti americani (ma anche noi europei) non sanno che il Medio Oriente dopotutto è talmente sfaccettato, pieno di conflitti, guerre e popoli diversi. Non ci sono quindi solo Arabi, iracheni, afghani. Esistono anche altri popoli, un palestinese o un israeliano, ad esempio, possono essere comunque equivocamente associati a terroristi afgani o iracheni e le diverse specie che animano una terra così calda vengono centrifugati tutti insieme e mai filtrati uno a uno. Una sottospecie di Minestrone Culturale dove ci finiscono di mezzo tutti. Il film gira attorno (a tratti anche sapientemente) lungo questo specifico dilemma: quanto possiamo sapere e conoscere di questi popoli?

Ecco quindi mostrata una guerra assurda che va avanti da troppo tempo ("Sono 2000 anni che combattiamo, non potrà di certo durare ancora per molto!"), due popoli che si confrontano spesso e volentieri sulla politica estera, soprattutto di quella americana, nuova terra di libertà per chi è scappato dal proprio paese esasperato dalla lotta, un assurdo gioco di calcio a porte triangolari (dove non appena segna qualcuno parte il momento disco!), l'impensabile passione che i due popoli condividono per Mariah Carey.
Certo non ha un così profondo messaggio, dopotutto nasce come pellicola comica, eppure in alcuni passaggi fa riflettere e da l'esempio come un film possa essere una parodia senza essere demenziale per oltre 90 minuti (qui devono imparare i vari “Epic Movie”, “Scary Movie”, ecc). Certo ci sono un paio di scene che si potevano evitare (soprattutto quelle sulla "pannocchia di Zohan, troppi e molteplici riferimenti), ma senza aspettarsi di certo il capolavoro dell'anno in questo film, onestamente lo consiglio per diversi motivi: è comico, fa ridere, c'è un Sandler in gran forma che da un'ottima prova, un buon John Tarturro nelle vesti nella nemesi di Zohan ed, al di là delle risate, fa anche riflettere (la gag del centralino di Hezbollah è deliziosa) con, ciliegina sulla torta, una parodia di "Rocky" grandiosa e che fa letteralmente piegare in due dal ridere.

Il pollice verso va all'edizione italiana, purtroppo hanno scelto un sotto-titolo (“Tutte le donne vengono al pettine”) banalizzando l'intero film a qualcosa di puramente sessuale, mentre il doppiaggio è invece buonissimo. Magari per molti non vale il prezzo del biglietto durante il wee-end, che costa un' esagerazione anche per il più bel film di questo mondo, ma se riuscite a recuperarlo nella settimana è un divertimento assicurato.

Mattia Sicuro