Parto
dal presupposto che sono stra-maledettamente di parte. Io
adoro Adam Sandler, lo reputo uno dei migliori talenti comici
del cinema Hollywodiano odierno.
Il suo nuovo personaggio, Zohan, è il classico super
soldato del Mossad, il migliore in ciò che fa. Nessun
lo supera tra i suoi simili eppure coltiva un sogno: fare
il parrucchiere. Ma liberarsi della sua vecchia vita non sarà
semplice.
La storia di fondo è questa, molto semplice senza eccessi
a livello di sceneggiatura e colpi di scena. Il personaggio
di Sandler è sin troppo sopra le righe, palesemente
voluto: ferma i proiettili con i denti, sfonda i muri a calci,
salta per decine di metri, ha una "super pannocchia"
che fa invidia a tutti e fa stragi di signore over 60. Un
personaggio fin troppo assurdo, ma guarda il caso, le battute
migliori nascono appunto dal peso che il personaggio ha nella
pellicola.
Magari
è buffo e strano parlare così di un film che
comunque alterna tratti geniali di pura comicità ad
altri di pura demenzialità, ma grattando grattando
il film sposta il classico paragone America-Medio Oriente,
dal punto di vista comico, ad uno più specifico: Palestina
ed Israele. Forse perché molti americani (ma anche
noi europei) non sanno che il Medio Oriente dopotutto
è talmente sfaccettato, pieno di conflitti, guerre
e popoli diversi. Non ci sono quindi solo Arabi, iracheni,
afghani. Esistono anche altri popoli, un palestinese o un
israeliano, ad esempio, possono essere comunque equivocamente
associati a terroristi afgani o iracheni e le diverse specie
che animano una terra così calda vengono centrifugati
tutti insieme e mai filtrati uno a uno. Una sottospecie di
Minestrone Culturale dove ci finiscono di mezzo tutti. Il
film gira attorno (a tratti anche sapientemente)
lungo questo specifico dilemma: quanto possiamo sapere e conoscere
di questi popoli?
Ecco
quindi mostrata una guerra assurda che va avanti da troppo
tempo ("Sono 2000 anni che combattiamo, non potrà
di certo durare ancora per molto!"), due popoli
che si confrontano spesso e volentieri sulla politica estera,
soprattutto di quella americana, nuova terra di libertà
per chi è scappato dal proprio paese esasperato dalla
lotta, un assurdo gioco di calcio a porte triangolari (dove
non appena segna qualcuno parte il momento disco!), l'impensabile
passione che i due popoli condividono per Mariah Carey.
Certo non ha un così profondo messaggio, dopotutto
nasce come pellicola comica, eppure in alcuni passaggi fa
riflettere e da l'esempio come un film possa essere una parodia
senza essere demenziale per oltre 90 minuti (qui devono
imparare i vari “Epic Movie”, “Scary Movie”,
ecc). Certo ci sono un paio di scene che si potevano
evitare (soprattutto quelle sulla "pannocchia di
Zohan, troppi e molteplici riferimenti), ma senza aspettarsi
di certo il capolavoro dell'anno in questo film, onestamente
lo consiglio per diversi motivi: è comico, fa ridere,
c'è un Sandler in gran forma che da un'ottima prova,
un buon John Tarturro nelle vesti nella nemesi di Zohan ed,
al di là delle risate, fa anche riflettere (la
gag del centralino di Hezbollah è deliziosa) con,
ciliegina sulla torta, una parodia di "Rocky" grandiosa
e che fa letteralmente piegare in due dal ridere.
Il
pollice verso va all'edizione italiana, purtroppo hanno scelto
un sotto-titolo (“Tutte le donne vengono al pettine”)
banalizzando l'intero film a qualcosa di puramente sessuale,
mentre il doppiaggio è invece buonissimo. Magari per
molti non vale il prezzo del biglietto durante il wee-end,
che costa un' esagerazione anche per il più bel film
di questo mondo, ma se riuscite a recuperarlo nella settimana
è un divertimento assicurato.
Mattia
Sicuro