ZODIAC

Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller/Giallo/Biografico
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: James Vanderbilte
Cast: Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo, Anthony Edwards, Chloë Sevigny
Colonna Sonora: David Shire
Produzione: Phoenix Entarteinment, Warner Bros & Paramount Pictures
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 160 minuti

 

Una giovane coppia si apparta in auto, non sapendo di essere osservata da un uomo che, avvicinatosi alla macchina, li uccide sparandogli addosso senza pietà.
E’ così che inizia “Zodiac”, l’atteso nuovo film diretto da David Fincher, talentuoso regista di cult movies come “Seven” e ”Fight Club”. La pellicola è un thriller urbano-biografico che racconta i veri fatti di cronaca nera legati ad un serial killer autonominatosi “Zodiac”, il quale terrorizzò la città di S. Francisco dal 1968 al 1974 uccidendo ben 37 persone secondo uno schema legato alle fasi lunari che, nonostante l’imponente caccia all’uomo che si mise in moto, non fu mai preso.
Basato sull’omonimo best seller “Zodiac” del vignettista e poi giornalista Robert Graysmith, il film di Fincher ricostruisce la vicenda del serial-killer narciso che mandava lettere compiaciute e cifrate ai giornali annunciando i suoi delitti. L’intera storia si snoda dal 1966 al 1983, raccontando le indagini della polizia in parallelo con le inchieste del giornalista Paul Avery (Robert Downey Jr.) aiutato dal vignettista Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal) il quale, appassionato di enigmistica, è il primo ad intravedere uno schema negli omicidi e poi, anni dopo, sarà l’ultimo ad indagare sull’assassino.

Chi si aspetta un noir torbido o adrenalinico come le precedenti opere di Fincher rimarrà deluso: il regista qui è estremamente asciutto nel raccontare una storia lunga e complessa, lavorando per sottrazione e rinunciando a virtuosismi o scene ad effetto in favore di una cronaca lineare e fedelissima agli eventi, ricostruiti con rigore documentaristico.
Il film è tanto corposo quanto rigoroso nella sua struttura cronologica, senza scene d’azione e con un ritmo lento, ma non prolisso; la narrazione, infatti, è poderosa ed offre diversi punti focali utili a riassumere quanto succede allo spettatore. Le due ore e quaranta minuti di durata scorrono via senza annoiare mai il pubblico, con una tensione narrativa avvincente e realistica, i cui momenti morti sono alleggeriti da un montaggio attento e serrato.
Sicuramente “Zodiac” segna una tappa di maturità molto importante per Fincher, ex-regista di videoclip con un indubbio talento visivo per inquadrature e montaggio, che qui si conferma anche un narratore attento ai particolari ed alle sfumature: l’attenzione si focalizza tanto sulla cronaca degli eventi quanto sulle ossessioni dei protagonisti: l’ossessione per il killer senza volto di essere al centro dell’attenzione, l’ossessione dei poliziotti per catturarlo, l’ossessione dei due giornalisti per il caso di cronaca, e tutti alla fine sacrificheranno molto della loro vita.

Interessanti, poi, alcuni particolari che il regista semina qua e là, dalla riproduzione di moda e costumi di un’epoca alle lacune e le difficoltà “tecniche” della polizia nel coordinare le indagini con perdita di tempo, di indizi ed informazioni oggi superabili grazie alla tecnologia mentre all’epoca, invece, giovarono molto all’assassino.
Bello ed intenso, infine, un confronto muto fatto di sguardi (su cui non vi anticipiamo niente) che chiude il film in maniera coerente con quanto narrato. Fincher non perde comunque il gusto nello stupire visivamente il pubblico ed arricchisce il film con qualche sequenza in sfx che illustra il tempo che passa, trovando il modo anche di giocare con cinema e cronaca attenendosi agli eventi raccontati, ovvero citando il film “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo!” che negli anni ’70 fu ispirato proprio ai fatti ed alle persone di “Zodiac”.

Per quanto riguarda le performance dei protagonisti, esse passano in secondo piano rispetto alla storia, venendo assimilate dal gigantesco corpus narrativo del film, ma a nostro modesto avviso non sono di alto profilo: in parte credibili (soprattutto nei dialoghi) ed in parte afoni i due protagonisti Gyllenhaal e Downey Jr.; il primo è poco espressivo, il secondo effettua la stessa caratterizzazione lievemente concitata e sopra le righe già vista in altri film da lui interpretati.
Neanche il co-protagonista Mark Ruffalo appare convincente, né per presenza scenica né per gestualità, sembrando più un commesso viaggiatore che un poliziotto. Più credibili e tridimensionali si dimostrano invece i caratteristi Anthony Edwards, Elias Koteas, Brian Cox e la dolcissima Chloë Sevigny.
Infine, un piccolo appunto: il film si snoda lungo 16 anni, eppure i personaggi che appaiono a distanza di anni sono (e si vestono) sempre uguali; un errore a nostro avviso che si nota molto sul grande schermo, ma che non abbassa comunque il livello medio-alto di questa pellicola. Da vedere.

Paolo Pugliese