THE WRESTLER

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Robert D. Siegel
Cast: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Judah Friedlander, Ajay Naidu, Mark Margolis, Ashley Springer, Anna-Karin Eskilsson
Colonna Sonora: Clint Mansell
Produzione: Protozoa Pictures, Saturn Films
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 6 Marzo 2009

 

Randy "The Ram" Robinson (Mickey Rourke) era un famoso lottatore di Wrestling negli anni ’80 che, dopo vent’anni ed ormai non più giovane né popolare, tira a campare esibendosi per i suoi ultimi fan in incontri nei licei ed in piccole comunità locali.
Durante un match viene colto da un infarto ed in seguito ad alcuni esami medici apprende di avere gravi problemi cardiaci legati all’uso di steroidi. Continuare ad esibirsi sarebbe un suicidio, quindi Randy è costretto ad interrompere la sua carriera, cadendo in una profonda crisi esistenziale. Tenta allora di ricostruirsi una vita cercando un riavvicinamento verso la figlia (Evan Rachel Wood), cresciuta senza di lui, ed intreccia una relazione con una spogliarellista (Marisa Tomei), anche lei sola e non più giovane. Le cose per un pò sembrano andare per il verso giusto, ma Randy non rinuncia mai fino in fondo al lavoro di Wrestler, al brivido dei fan che lo acclamano, per cui decide di sfidare la sorte e le sue condizioni di salute per tornare a gareggiare sul ring, prima di ritirarsi definitivamente “con onore” dal suo pubblico, rischiando però anche la vita.

Diretta dal visionario Darren Aronofsky (“L’Albero della Vita”, “P-Greco, il Teorema del Delirio”), “The Wrestler” è una pellicola intimista ed esistenziale, un racconto struggente ambientato nell’inusuale mondo del Wrestling (sport-spettacolo con lottatori sui generis e mosse acrobatiche) la cui rappresentazione occupa la maggior parte della storia. Ed è un peccato, perché il dramma di un uomo che –al di là del suo lavoro e di una gloria trascorsa- non ha nient’altro, meritava sicuramente maggior spazio, considerando tanto gli argomenti umani e toccanti che tratta (la solitudine, i sensi di colpa, le debolezze, l’inadeguatezza nel gestire i rapporti con gli altri...) quanto le caratterizzazioni dei personaggi, malinconiche e vissute.

La trama, a livello di sceneggiatura, non è molto originale, presentando uno sviluppo scontato e dialoghi abbastanza banali (ad esempio quelli tra padre e figlia), ma la differenza la fanno il regista Aronofsky e il protagonista Mickey Rourke: il primo mette da parte lo stilismo visionario che ne ha caratterizzato le precedenti opere in favore di un timbro narrativo minimalista e pervaso da un realismo quasi documentaristico nel seguire il protagonista (specie nelle sequenze da Wrestler), raccontando al tempo stesso una storia malinconica pervasa da un senso di ineluttabilità, senza però eccedere in lirismo oppure toccare le corde del patetico e della riscossa morale; il secondo, invece, porta sul grande schermo sé stesso, interpretando un personaggio ricalcato su di lui e sul suo declino come uomo ed artista, recitato però con grande intensità e credibilità. La sua è una performance generosa e sincera, toccante e senza eccessi, alla quale il pubblico non potrà rimanere indifferente.
Fanno da efficace corollario le espressive co-protagoniste Marisa Tomei (premio Oscar per “Mio Cugino Vincenzo”) ed Evan Rachel Wood (“Thirteen”, “Down in the Valley”), titolari di due personaggi forti, indipendenti e non stereotipati che danno maggiore spessore alle vicende raccontate.

Risultano molto funzionali alla riuscita del film sia la fotografia che le ambientazioni desolate, tra sobborghi di periferia, locali notturni, strade solitarie e piccoli teatri di Wrestling.
Il finale, nonostante sia abbastanza prevedibile, è però uno dei più belli ed emozionanti degli ultimi anni. Ciliegina sulla torta, la splendida e malinconica canzone (sui titoli di coda), scritta e cantata da Bruce Springsteen.

Marco Valerio