WORLD TRADE CENTER

Titolo originale: Id
Genere: Storico/Drammatico
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone e Andrea Berloff
Cast: Nicholas Cage, Jay Hernandez, Michael Pena, maria Bello, Maggie Gyllenhaal
Colonna sonora: Craig Armstrong
Produzione: Moritz Barman, Debra Hill, Oliver Stone
Paese: USA - 2006
Durata: 129 minuti

 

Al cinema catastrofico siamo divenuti, oramai, pressoché insensibili. E' un filone cinematografico di cui si è letteralmente abusato e che, nonostante tutto, sembra non manifestare il benché minimo segno di cedimento.
Poi subentra la realtà. Il terzo millennio è iniziato in un modo davvero pessimo. Stiamo vivendo anni di guerra, non tutti in via diretta, ma il mondo sì, il mondo sta ancora pagando lo scotto degli attentati dell'11 settembre 2001: un giorno in cui tante, tantissime persone davanti agli schermi di tutto il mondo per almeno una frazione di secondo hanno pensato di aver sbagliato canale o di assistere ad un film. Errando da un'emittente all'altra, lo zapping convulsivo può fare brutti scherzi. Invece no, quello non era un brutto film di fantascienza, e neanche uno di quello belli. No, non era "Indipendence Day": era la realtà. Era la morte in diretta di migliaia di persone, legate a un odio e a degli interessi tuttora poco chiari. A cinque anni da certi tragici avvenimenti, Oliver Stone rovescia la situazione, mischia le carte e realtà e fiction si scambiano di ruolo. “World Trade Center” è un film ispirato a fatti realmente accaduti. Quella che credevamo finzione si è poi rivelata realtà. Ora, quella realtà si è fatta effettivamente finzione, così come avevamo pensato, così come avevamo sperato. Il problema è che questa volta i pop-corn sono difficili da digerire, perché lo spettacolo non ci fa divertire. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di pura angoscia. Una duplice angoscia, perché dietro alla tensione drammaturgica c'è la consapevolezza di come la sceneggiatura rappresenti la ricostruzione di un dramma sviluppatosi sul nostro stesso piano di realtà. La sospensione dell'incredulità gioca con noi, e noi ne subiamo i colpi percependo l'essenza della tragedia. Quella vera.
In questo Stone si è dimostrato piuttosto bravo. E' riuscito a restituire spessore a una vicenda che non ammette di essere svilita. Per quanto il film muova i suoi i primi passi facendo credere allo spettatore di non riuscire a trovare un proprio equilibrio, per quanto la rappresentazione dell'inizio di quel maledetto giorno di settembre sembra rischiare di confluire in una totale banalizzazione, va ammesso che dopo i primi minuti la pellicola si fa credibile. Molto credibile, troppo. Il risultato è una claustrofobia diffusa, paradossalmente ancor più intensa nelle scene girate al di fuori dalle macerie, nelle case delle mogli, dei figli, e di tutti gli altri parenti dei due poliziotti rimasti intrappolati. L'attesa è un'alternanza spasmodica tra le sofferenze e gli stenti di chi cerca di sopravvivere nonostante le ginocchia spezzate e il poco ossigeno a disposizione, e le angosce di chi si stringe tra le braccia dei propri cari, temendo il peggio.

E di fronte all'innegabile qualità di una produzione che rischiava fortemente di macchiarsi di insulsa retorica, si può anche perdonare l'intento di esaltare la figura del marine che, in onore di Dio e della nazione, si reca presso quel che rimane del World Trade Center e finisce per giocare un ruolo decisivo. L'enfatizzazione di un personaggio inevitabilmente legato all'arrogante militarizzazione con cui si è corrotta l'America dopo l'11 settembre si esprime anche attraverso una caratterizzazione, talvolta caricaturale, che non lascia trapelare cosa Stone abbia voluto comunicare, se volesse esaltare oppure denigrare l'archetipo del cowboy che, tra una frase ad effetto e l'altra, riesce puntualmente a risolvere la situazione.
A tale interrogativo si affianca una palese certezza: “World Trade Center” è il film definitivo sulla tendenza dell'attuale immaginario americano a rimarcare l'umana natura dell'eroe. Già in “United 93”, i passeggeri dell'omonimo aereo si erano mostrati in tutta la loro indole eroica.

In “World Trade Center”, l'azione si concentra sulla polizia portuale di New York e, più in generale, sull'operato delle forze dell'ordine e delle squadre di salvataggio. Uomini con dei nomi che diventano oggetto di una ridondanza scelta come mezzo per fissarne la memoria. Gli agenti si chiamano continuamente, un po' per non perdersi, un po' per non arrendersi al dolore. Sui rispettivi armadietti le targhette riportano il nome dei legittimi proprietari, e la macchina da presa non si dimentica d'inquadrarle.
Ne esce un film che, dietro la patina della sua evidente carattere commerciale, non manca di onorare gli eroi di Manhattan e dell'America intera, per ciò che sono riusciti a fare e per chi è morto nell'intento. Si riesce a percepire una parte di quell'enorme sofferenza, ed è quanto basta per lodare Stone, e per non dimenticarsi mai di ricordare.

Simone Celli