Il
genere di cinema di fantascienza con protagonisti spietati
invasori alieni sembra rivivere una nuova giovinezza dopo
i lontani fasti degli anni ’50. Insieme a “Skyline”,
l’inedito “Monsters” e il futuro “Super
8”, arriva il semi-kolossal bellico “World Invasion”
(titolo originale “Battle: Los Angeles”), interpretato
da Aaaron Eckhart (“Ricette d’amore”, “Il
Cavaliere Oscuro”), Michelle Rodriguez (“Avatar”,
“Fast and Furious”), Bridget Moynahan (“Io,
Robot”, “Lord of War”) e Jim Parrack (il
serial "True Blood"). Il film ha una storia simile
a quella di “Indipendence Day”, raccontando un’invasione
di implacabili e potenti invasori tecno-organici che intendono
spazzare via gli esseri umani per impossessarsi delle risorse
naturali della terra. Le forze aliene piombano senza preavviso
in tutto il mondo, eliminando qualsiasi resistenza: negli
USA, una dopo l’altra, cadono tutte le principali città
americane ad eccezione di Los Angeles, ultimo bastione della
resistenza umana, le cui strade sono state trasformate in
zona di guerra. Eckhart interpreta un sergente di un plotone
dei marine che si ritrova isolato, combattendo su terreno
aperto contro un nemico sconosciuto ed a prima vista potente
ed implacabile, ma riuscendo a fronteggiarlo grazie a tecniche
di guerriglia.
Il
regista sudafricano Jonathan Liebesman (“Al calar delle
tenebre”) dirige la pellicola adottando un approccio
visivo sulla falsariga dello stile da docu-fiction di pellicole
come “Cloverfield” e “Distrect 9”,
ma anche del bellico “Black Hawk Down”, con un
impatto visivo molto realistico di alieni e battaglie. La
ricostruzione di un campo di guerra, tra macerie, polvere,
scarsa visibilità, confusione ed un nemico in agguato,
è la cosa migliore del film, con un montaggio serrato
e riprese con cinepresa a mano che replicano molto bene il
punto di vista concitato dei soldati in combattimento. Seguendo
la moda dell’iperrealismo cinematografico attuale, il
film ha uno stile di regia da reportage televisivo, con lo
scopo di narrare un attacco alieno visto in prima persona
e non attraverso scene madri (vedi ad esempio “Indipendence
Day”): l’invasione ci viene quindi raccontata
in maniera indiretta, tramite servizi in televisione o scorci
in soggettiva di ciò che vedono i protagonisti, aumentandone
la drammaticità e l’immedesimazione del pubblico.
Al
di là dell’aspetto visivo, però, il film
ha un’impostazione molto classica e fin troppo lineare,
con un lungo quanto inutile preludio che ha l’unica
funzione di introdurci i protagonisti, abbastanza stereotipati,
prima di trasportarli (e il pubblico con loro) in un’azione
concitata, fatta di cicliche battaglie con alieni che non
vengono mai mostrati chiaramente. L’impianto di cine-realismo,
supportato anche da ottimi effetti speciali, non riesce a
sorreggere da solo un film che difetta nelle sue fondamenta
narrative: la storia è banale e sommaria, con uno sviluppo
insignificante dei personaggi ed un andamento ripetitivo,
fino al classico finale trionfale dove pochi coraggiosi riescono
ad assestare un colpo mortale alle forze aliene, mostrando
la via della vittoria al resto del mondo. Una risoluzione
affrettata dopo che il film gira a vuoto per quasi tre quarti
della sua durata, concludendosi con un epilogo aperto e irrisolto,
che lascia la sensazione agli spettatori di aver visto un
film senza capo né coda.
Marco
Valerio