X-MEN ORIGINI - WOLVERINE

Titolo Originale: X-Men Origins - Wolverine
Genere: Azione, Avventura, Drammatico, Fantascienza
Regia: Gavin Hood
Sceneggiatura: David Benioff
Cast: Hugh Jackman, Liev Schreiber, Dominic Monaghan, Danny Huston, Taylor Kitsch, Ryan Reynolds, Lynn Collins, Daniel Henney, Will.i.am
Colonna Sonora: Harry Gregson-Williams
Produzione: Dune Entertainment, Marvel Enterprises, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 120 minuti
Data di uscita: 29 Aprile 2009

 

X-Men Origini – Wolverine è più di un semplice antefatto o prequel alla trilogia degli X-Men.
Non si limita a raccontare il passato di Wolverine prima del suo ingresso negli X-Men, ma chiarisce molti punti oscuri di X-Men 2, il film più legato al personaggio interpretato da Hugh Jackman, al punto che la saga ormai non può più prescindere da questo film e quindi va considerata, a tutti gli effetti, una quadrilogia.
Assistiamo quindi alle origini di James, alias Logan, alias Wolverine che sopravvive ai decenni ed alle guerre insieme al fratello Victor, grazie ai loro poteri mutanti che li rendono, di fatto, immortali.
Il loro ingresso nella squadra segreta Team X, agli ordini del colonnello Stryker, complicherà la vita dei due fratelli, ponendo fine al loro rapporto e segnando anche l’inizio di una guerra: quella tra gli umani ed i mutanti.

Per dirigere il film è stato scelto un regista non proveniente dal cinema d’azione, il premiato con l’oscar Gavin Hood.
Questa scelta che può stupire, è in realtà la mossa vincente del film; infatti il regista, nonostante l’ambientazione supereroistica, riesce ad evitare che il film sia girato come un fumettone o un videoclip (tipo Batman Forever) o con personaggi macchiettistici o stereotipati, dando un tocco di “realismo” ad una storia che ovviamente realistica non può essere.
La sceneggiatura è valida e, pur con le ovvie limitazioni di un film di genere supereroistico, evita di proporre allo spettatore una trama risibile, che sia tutta in funzione di una battaglia finale.
L’interpretazione del protagonista non si discosta da quella già proposta negli altri capitoli della saga, mentre vanno segnalate positivamente le interpretazioni dei comprimari, tutti credibili, tra cui meritano una menzione Dominic Mohagan, in passato hobbit nel Signore degli anelli e Will.i.am, musicista del gruppo dei Black Eyed Peas, alla sua prima apparizione cinematografica.
Il campo degli antagonisti è molto più vario e passa da un inespressivo (solo per esigenze di copione? Il dubbio è legittimo) Daniel Henney, nei panni dell’Agente Zero, ad uno scatenato Victor (Liev Schreiber), ovvero il futuro Sabretooth del primo X-Men che, pur limitato alle poche espressioni concessegli dal copione, quando non trita tutto ciò che gli capita a tiro è credibile come individuo violento e psicopatico.
Soprattutto interpreta bene il suo ruolo l’anima nera del film, il colonnello Striker, interpretato da Danny Houston, vero punto di raccordo con gli altri film e responsabile delle disgrazie di Wolverine.
L’attore riceve una mano non da poco dalla fotografia, che lo riprende in ambienti per lo più grigi e asettici, vero specchio della sua anima vuota, anche se le vere motivazioni che lo muovono sono qui solo accennate, venendo spiegate compiutamente solo in X-men 2.
A questo sfoggio produttivo ed interpretativo non corrisponde però un adeguato riscontro nel campo degli effetti speciali, che presentano alti e bassi inusuali per film con così alti budget.

Accanto a poteri mutanti e protesi come quella di Blob, talmente ben fatti da sembrare veri, si segnalano momenti (pochi, in verità) in cui si nota benissimo che gli artigli di Wolverine sono stati aggiunti con la computer grafica.
Nel complesso il film non delude le aspettative dei fan della saga, tuttavia ha , come i suoi predecessori, un lato più profondo.
Per quanto un film del genere sia portato principalmente ad appagare il palato dello spettatore che chiede soprattutto intrattenimento, anche in questo film si affronta, pur non nominandolo direttamente, un tema drammaticamente attuale: come nei tre film precedenti il filo conduttore era il razzismo e la paura del diverso, che possono portare ad epiloghi drammatici se spinti alle estreme conseguenze, qui il tema è fino a che punto si possa piegare la propria umanità ai propri ideali.
Il momento più inquietante del film non è negli esperimenti da scienziato pazzo, ma in una frase buttata lì da Striker allo scopo di giustificare il suo operato davanti ai suoi superiori; poiché questi rappresentano il cliché del militare per cui il fine giustifica i mezzi, ecco che Striker pone l’accento sulla necessità di colpire per primi, ricorrendo se serve anche alla guerra preventiva, per il bene del Paese.
Questa frase, accolta dai vertici militari quasi con indifferenza, come fosse una cosa ovvia, fa scorrere più di un brivido nella schiena al ricordo di come questa dottrina politico militare non sia un’ipotesi campata per aria, ma abbia avuto una sua applicazione proprio nel recente passato: ogni riferimento alla “dottrina Bush” non può che essere fortemente voluto.

Infine un piccolo consiglio agli spettatori: non lasciate la sala prima dello scorrere di tutti i titoli di coda!
Anche questo film, come molti degli ultimi film tratti dai fumetti della Marvel, presenta due scene extra al termine dei titoli di coda, tale da far supporre che anche questo film possa avere un seguito, se non addirittura evolversi in un’altra trilogia.

Giulio Pesce