WOLFMAN

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror/Fantasy/Drammatico
Regia: Joe Johnston
Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker & David Self
Cast: Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving, Geraldine Chaplin, Art Malik
Colonna Sonora: Danny Elfman
Produzione: Stuber Productions, Universal Pictures
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 125 minuti
Data di uscita: 19 Febbraio 2010

 

Inghilterra 1890. Lawrence Talbot (Benicio Del Toro) è un attore shakespeariano di origini inglesi che decide di tornare dopo molti anni a casa avendo ricevuto una lettera da parte di lady Gwen Conliffe (Emily Blunt), la fidanzata del fratello, scomparso misteriosamente. Riunitosi al padre, Sir John Talbot (Anthony Hopkins), Lawrence scopre che il fratello è stato ucciso da una feroce creatura notturna, la quale imperversa nelle campagne ogni notte di plenilunio. Durante un nuovo attacco, Lawrence affronta la creatura venendo morso. Dopo diversi giorni di convalescenza, in cui guarisce dalle ferite, il gentiluomo scoprirà di essere stato infettato da un’arcana maledizione, trasformandosi nella notte di luna piena in un lupo mannaro. Affronterà drammatici cambiamenti nella sua vita ed oscuri segreti della sua famiglia.

“Wolf Man” è il remake di un classico del cinema degli anni ’40, ovvero “L’Uomo Lupo” diretto da George Wagner ed interpretato dal grande Lon Chaney Jr: uno dei capisaldi del genere horror, di cui l’Universal –pur mantenendo una fedeltà di ambientazione storica e geografica- ha realizzato una versione alternativa della trama originale scritta da Larry Talbot, riadattata dagli sceneggiatori Andrew Kevin Walker e David Self. La produzione del film (con un budget di 100 milioni di dollari) è stata molto travagliata, con vari problemi di produzione, casting e rendering finale, che hanno fatto sì che l’uscita della pellicola fosse rimandata di oltre un anno per fare un nuovo montaggio delle scene e girarne nuove.

Tutti questi cambiamenti, purtroppo, finiscono per pesare sul bilancio finale: il film infatti risulta eccessivamente rimaneggiato, forse per aumentarne l’impatto commerciale, smarrendo la forza narrativa del racconto originale ed andando incontro a numerose incongruenze e forzature.
Se la prima parte risulta poderosa ed intrigante nella messa in scena del racconto e nella presentazione dei personaggi, non si può dire altrettanto della seconda, con la quale si tenta di trovare una strada narrativa diversa da quella del film originale, mettendo molta carne al fuoco; la trama però sbanda, smarrendosi in una serie di trovate inutilmente rutilanti e ripetitive, concedendo troppo all’aspetto visivo del film a dispetto della sua stessa credibilità narrativa, svilendo i suoi concetti di base e sprecando personaggi e tematiche che sarebbe dovuti essere maggiormente approfonditi. Prove di ciò sono lo spostamento dell’ambientazione dalla brughiera inglese a Londra, il soggiorno in manicomio, la fuga sui tetti e per le strade della città, la storia d’amore tra Lawrence e Gwen, il suo confronto con il padre e la presenza di due licantropi nel film, con l’immancabile lotta finale tra fuoco, sangue e distruzione: tutti elementi narrativi che ci vengono mostrati in maniera superficiale e ridondante, con poca attenzione per coesione ed attendibilità narrativa.

Il regista Joe Johnston (“Jurassic Park 3”, “Jumanji”, “The Rocketeer”) ce la mette tutta per dare vigore alla storia rispettandone i canoni estetici, confermandosi un professionista tecnicamente preparato, ma non un autore in grado di dare un peso ed una credibilità propria alla storia che sta raccontando, ispirandosi non poco per toni ed atmosfere al bellissimo “Bram Stoker’s Dracula” di Francis Ford Coppola (anche nelle musiche del bravo Danny Elfman).
Sul fronte dei protagonisti, Benicio Del Toro (Premio Oscar per “Traffic”) è bravo nell’interpretare un personaggio amletico e tormentato, anche se risulta fisicamente non molto adatto al ruolo; Emily Blunt ("Il Diavolo veste Prada") riesce a tratteggiare bene una donna fragile solo in superficie, ma che nasconde sotto un velo di dolcezza e rassegnazione una grande forza d’animo. Molto efficace risulta anche il comprimario Hugo Weaving (“V per Vendetta”, “Matrix”), come rigido poliziotto di Scotland Yard, nonostante il suo carachter sia delineato poco nello script. Pessimo invece Anthony Hopkins, che interpreta con la consueta flemma del suo ruolo di culto Hannibal Lecter (“Il Silenzio degli Innocenti”) il personaggio di Sir John Talbot, figura delineata già di per se in maniera gratuita e artificiosa dalla sceneggiatura.

Paolo Pugliese