WHITEOUT - INCUBO BIANCO

Titolo Originale: Whiteout
Genere: Poliziesco/Thriller
Regia: Dominic Sena
Sceneggiatura: Carey Hayes, Chad Hayes, Erich Hoeber, Jon Hoeber
Cast: Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Tom Skerritt, Columbus Short, Alex O'Loughlin, Shawn Doyle, Joel S. Keller, Jesse Todd, Arthur Holden, Erin Hickock
Colonna Sonora: John Frizzell
Produzione: Warner Bros. Pictures, Dark Castle Entertainment
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 96 minuti
Data di uscita: 2 Ottobre 2009

 

Il Whiteout è una tempesta polare, con il vento che soffia a 150 chilometri all’ora sollevando la neve in maniera tale da non riuscire a vedere a 15 centimetri dal proprio naso. Le possibilità di sopravvivenza sono praticamente nulle ed il Whiteout è uno dei principali pericoli per l’essere umano nel circolo polare artico.
Un pericolo con il quale avrà a che fare Carrie Stetko (Kate Beckinsale), sceriffo federale di stanza da due anni in una grossa stazione scientifica in Antartide. Un lavoro tranquillo che si complicherà all’improvviso quando sarà trovato il corpo assassinato di un geologo. Per far luce sull’omicidio, il primo commesso in Antartide, Kate viene affiancata dall’agente dell’O.N.U. Robert Pryce (Gabriel Macht), ma l’assassino colpirà ancora lasciandosi dietro altre due vittime. Carrie ha solo tre giorni per scoprire il colpevole prima che arrivi l’inverno polare, con una notte lunga sei mesi e il personale della base in procinto di partire in massa. Ma le procedure di evacuazione subiranno un’accelerazione a causa dell’avvicinarsi di una tempesta (il Whiteout), e Carrie rischierà di rimanere isolata con l’assassino…

Tratto da una (ottima) Grapic Novel di Greg Rouka, Whiteout è un thriller poliziesco dalla discreta fattura e dall’intrigante ambientazione. Il senso paesaggistico è parte integrante della storia, non solo un suo elemento di contorno, e viene ben utilizzato nelle sue peculiarità di ambiente selvaggio ed ostile dando maggior senso drammatico alla trama poliziesca; le sconfinate superfici ghiacciate e solitarie dell’Antartide, infatti, creano un forte contrasto con gli spazi chiusi della stazione, suggellando un efficace senso claustrofobico e di desolazione paesaggistica nello spettatore. Il regista Dominic Sena (Codice Swordfish) rinuncia a qualsiasi virtuosismo in favore di una narrazione pulita e lineare; la sua è una regia agile e senza sbavature, basata su una trama semplice, ma funzionale, che lega i progressi dell’indagine di Kate con le vicende umane sue e dell’amico e mentore Doc, nonostante un paio di forzature psicologiche e qualche scorciatoia narrativa, suggerita dall’uso dei flashback.

Il film si rivela abbastanza avvincente nel suo sviluppo, anche grazie ad un montaggio serrato, ma non adrenalinico, con un controfinale occupato da un triplice combattimento in mezzo alla tormenta di neve girato e montato in maniera molto energica e tesa; ad esso segue la risoluzione della trama, con la fine dell’indagine ed il mistero svelato nel corso di un dialogo che chiude il film in maniera crepuscolare e coraggiosamente senza esplosioni o coreografici duelli finali.
Splendida sul grande schermo Kate Beckinsale, anche se la sua è un’interpretazione assolutamente nella media, senza infamia e senza lode.

Paolo Pugliese