Tommy
Riordan torna nel suo paese natale dopo 14 anni nei marines:
un padre violento e alcolizzato aveva costretto lui e la madre
a fuggire lontano. Ora lo vediamo massiccio, con un passato
oscuro, deciso a partecipare a “Sparta”, competizione
sportiva di arti marziali miste, per vincere il premio di
5 milioni di dollari. Ad ogni costo! Brendan Conlon, invece,
è un semplice professore di liceo, amato e stimato
da colleghi e studenti, che ha lasciato la lotta per sposarsi
e prendersi cura della sua famiglia. Colpito duramente dalla
crisi economica mondiale, e da una recessione spaventosa,
per non perdere la sua casa decide di iscriversi al torneo
“Sparta”, e conquistare l’ambito premio
per rimettere in sesto la sua vita. Un fattore comune, oltre
le arti marziali, lega questi due ragazzi e il destino è
pronto a farli incontrare sul ring, per placare finalmente
i demoni che li hanno tormentati fin da giovani. Entrambi
scopriranno che andare avanti è difficile se non si
guardano gli errori passati, e che il costruire un futuro
senza affetti e legami forti ci riempie di rabbia, pronta
ad esplodere.
Gavin
O’Connor non è un regista blasonato, né
il suo nome riecheggia per i viali di Hollywood: è
uno sceneggiatore, un autore, un produttore, e anche un soggettista,
e il suo lavoro è straordinariamente complesso. Riunire
così tante qualità potrebbe essere un difetto,
ma non per lui, che con questo film, “Warrior”,
concepisce un gioco ad incastro di luci e ombre, che parlano
di resurrezione nell’America dei giorni nostri, lacerata
da incertezze e dubbi. Ed è questo il fulcro di questo
suo film: affrontare il futuro, lontani dall’odio, liberi
di essere. Trovare un cast ben assortito è stata arduo,
per non contare la preparazione atletica per il torneo di
arti marziali miste, come afferma O’Connor, che ha creduto
nel suo istinto individuando attori che si sono rivelanti
vincenti. Rivedere Nick Nolte nel ruolo di Paddy Conlon, personaggio
che cerca di ricucire la sua vita, è un’esperienza
incredibile: il suo volto carico di tensione gli permette
di passare da una scena all’altra anche senza proferire
parola, distrutto per aver perso i suoi figli e la sua famiglia.
E rivedere i suoi due figli, Tommy e Brendan, due fratelli
pronti ad una lotta fratricida sul ring, ignari della propria
parentela, è spaventoso: essi devono fare i conti con
un passato in cui ognuno di loro due ha fatto delle scelte.
Se l’uno è ormai una macchina da guerra inarrestabile,
così come il suo fisico che è un omaggio al
film “Toro Scatenato”, l’altro è
cosciente della sua identità come uomo e come padre.
Per una netta distinzione, ogni fratello è indicato
con una determinata fotografia e un preciso montaggio che
permette anche di scavare nella psicologia del personaggio:
tinte scure, lugubri, per il dramma di Tommy; per Brendan,
invece, toni radiosi, allegri: un uomo che non ha chinato
il capo alle sofferenze ma che è andato avanti. Gli
attori, rispettivamente Tom Hardy e Joel Edgerton, sono convincenti
nella loro recitazione e danno una spettacolare prova del
loro impegno e della loro bravura: volti tristi, tesi, pronti
al riscatto e alla redenzione. Le città di Pittsburgh
e di Atlantic City, poi, sono perfette per quell’atmosfera
cruda e decadente che si respira in tutto il film: ambienti
carichi di fascino in cui perdersi è facile, e ritrovarsi
diventa una vera impresa. Una produzione corale in cui ogni
aspetto, dalle location alle ore di palestra, hanno richiesto
uno sforzo produttivo immenso ma che dimostra come la preparazione
di tutti sia stata esemplare e totale. Un film forte, duro
ma commovente, che di sicuro riuscirà a erodere anche
i cuori più duri.
Alessandro Cristofaro