Una
giovane ragazza, Kristen, viene accompagnata in un ospedale
psichiatrico senza saperne il motivo. E’ completamente
all’oscuro di tutto, ignora il suo passato e del suo
futuro sa che sarà costretta a rimanere in questa nuova
dimora per molto tempo. Mentre cercherà di indagare
su se stessa, diversi episodi iniziano ad accadere e gettare
ansia nel reparto in cui è internata: rumori nel corridoio
durante la notte, culminanti nella scomparsa delle altre ragazze
rinchiuse nelle camere adiacenti alla sua, le faranno capire
come sia in atto qualcosa di inspiegabile e diabolico, una
presenza che vuole ucciderle per chissà quale oscuro
motivo. Sarà lei, Kristen, la nuova arrivata, a cercare
di sconfiggere questa misteriosa entità e scoprire
cosa veramente cela l’ospedale, fino ad una incredibile
rivelazione finale.
Per il suo ritorno al cinema dopo un’assenza di 10 anni,
il regista John Carpenter decide di terrorizzarci con questa
storia classica di fantasmi notevolmente ben congegnata. Evitando
effetti speciali costosi, poiché il film è stato
girato con un budget ridotto, ed evitando di ripetere gli
schemi molto in voga in questi ultimi anni dei J-Horror stile
“The Ring”, si è voluto semplicemente riunire
un cast, trovare una sceneggiatura valida e girare un prodotto
che affascinasse e fosse di ottima presa sul pubblico. E questi,
sicuramente, salterà dalla sedia: non si tratta del
solito filone esoterico ma, anzi, qui il fantasma è
più il valido testimone logico utilizzato per arrivare
alla soluzione finale dell’enigma che si agita nella
mente della protagonista; sul fronte stilistico, il film è
un gioiello di tensione che predilige più le atmosfere
che gli effetti truculenti, dove a terrorizzare sia i protagonisti
che lo spettatore sono le ombre e le sagome indistinte che
si celano nell’oscurità, piuttosto che la mano
assassina che colpisce a sangue freddo per esigere vendetta.
Né tantomeno assistiamo a copiosi spargimenti di sangue
come nei film giapponesi o nei loro remake che in questi ultimi
anni sono diventati una moda a Hollywood.
Nel
ruolo di Kristen, l’attrice Amber Heard è convincente
e piena di grinta, un personaggio combattivo nella sua volontà
di sopravvivere in quell’ala dell’ospedale dove
è rinchiusa e che diventerà anche un’eroina
agli occhi delle altre ragazze. Gli ulteriori personaggi femminili
rappresentano ognuno un diverso aspetto della personalità
umana, e, da un punto di vista artistico, le interpreti si
sono dimostrate perfette nella loro capacità di modificare
emozioni e pensieri, e nel calarsi in questi panni così
mutevoli e tragici. L’attrice teatrale Mamie Gummer,
qui al suo primo lungometraggio, soprattutto, spicca ben più
delle sue colleghe, brave ma poco convincenti nella loro recitazione
troppo posata. I loro movimenti, però, sono ben inquadrati
dalla fotografia e dalle straordinarie sequenze, che Carpenter
ha basato su piani lunghi e su tinte scure e tenebrose, che
rendono fluido l’agire delle attrici, libere di muoversi
per i labirinti dell’ospedale.
Un ritorno gradito questo di Carpenter che sa ancora come
terrorizzare lo spettatore senza dispendio di effetti speciali
inutili: una valida prova che consegna una buona dose di paura
che si pregusta fin dalle prime scene del film.
Alessandro
Cristofaro