Wesley
Gibson (James McAvoy) fa il contabile in un’azienda:
soffre di attacchi di panico, è vessato dal suo capo,
non ha un soldo e inoltre la sua ragazza lo tradisce con il
suo migliore amico. Dopo un movimentato incontro con la bella
Fox (Angelina Jolie) in un supermercato, viene a sapere che
il padre, da cui era stato abbandonato da piccolo, faceva
parte di una società segreta di giustizieri chiamata
la Confraternita, i cui adepti si definiscono “le armi
del Fato”. Disgrazia vuole che suo padre sia stato eliminato
il giorno prima da Cross (Thomas Kretschmann), un killer rinnegato
che ora lo ha nel mirino; sotto la guida della bella Fox e
di Sloan, capo della Confraternita, Wesley, che ha ereditato
le qualità del defunto genitore, si sottoporrà
ad un duro allenamento per vendicarne la morte ma, naturalmente,
le cose si dimostreranno più complicate di quello che
sembrano.
Tratto da un fumetto di Mark Millar e J.G. Jones, “Wanted”
parte come un “Fight Club” in sedicesimo, con
la voce off del protagonista che snocciola monologhi alla
maniera di un imitatore di Chuck Palhaniuk, con tanto di tavolino
Ikea. L’incipit definisce il tono del film, un action
sarcastico e autoironico che non si prende troppo sul serio,
meno Looney Tunes del sottovalutato “Shoot‘em
up” ma con una nota grottesca, dark e vagamente amorale
come valore aggiunto, impregnata di corroborante cinismo.
Fin qui nulla di nuovo sotto il sole, ma a fare la differenza
con consimili prodotti è la regia del kazako Timur
Bekmambetov, già autore di “Night Watch”
e “Day Watch”. Il suo cinema ha la medesima geometria
dei frattali, un caos controllato che vomita escrescenze imprevedibili
e bizzarre, anomalie anamorfiche e brutali accelerazioni,
possiede, insomma, uno sguardo differente, assai diverso da
quello, ormai pesantemente stereotipato, della maggioranza
dei suoi colleghi d’oltreoceano. Non che questo basti
a ridefinire le dinamiche del genere, ma è sufficiente
a garantire allo spettatore che le due ore trascorse in sala
non saranno mal spese.
Se vi chiedete perchè i membri della millenaria Confraternita,
oltre che degli spietati assassini, siano anche dei tessitori,
dovete sapere che la sceneggiatura di Michael Brandt e Derek
Haas (“Quel Treno per Yuma”), e di Chris Morgan
(“Cellular”) chiama in causa niente meno che le
Parche della mitologia greca, ed è proprio il Telaio
del Fato a decidere chi dovrà morire, attraverso un
complesso metodo di decifrazione dei difetti nella trama del
tessuto. A Wesley che gli esprime le sue riserve di ordine
morale, Sloan (un annoiato Morgan Freeman) risponde che le
morti sono necessarie per mantenere il giusto bilanciamento
di forze nell’universo tra stabilità e caos:
“Uccidendone uno, puoi salvarne mille”. Il punto
è che Bekmambetov è appassionatamente dalla
parte del caos, un caos creativo e accattivante in cui le
tastiere dei pc vengono usate come armi contundenti e i tasti,
seguendo la logica dell’action antagonista, volano in
aria componendo una sentita esortazione: “Fuck you”.
L’overdose
da humour nero manda il film in anfetaminico corto circuito:
i cadaveri vengono usati come bersagli da allenamento, un
po’ come nei crash-test, orde di roditori incontrano
una fine esplosiva, e le pallottole (flessibili) disegnano
impossibili traiettorie a parabola oppure impattano a mezz’aria,
mandando lo spettatore in iperventilazione da “Bullet
Time”. Naturalmente, in un simile contesto, le divagazioni
di ordine morale e i vaneggiamenti sul destino lasciano il
tempo che trovano, in quella che è sostanzialmente
una tipica fantasia escapista adolescenziale, coreografata
magnificamente e di sublime stupidità, ma che spiacerà
certo ai critici parrucconi.
Anche questa volta Angelina Jolie si conferma l’unica
diva virtuale possibile, un simulacro evanescente come un
“aidoru” digitale nipponico, e i suoi tatuaggi
sono pura elaborazione grafica, un pattern dalle valenze esclusivamente
estetiche, ben lontani da quelli cronenberghiani di Viggo
Mortensen, ma affascinanti nella loro sinuosa inutilità.
In un ruolo perfetto per Edward Norton, lo scozzese James
McAvoy (“The Last King of Scotland”, “Espiazione”),
passa con convinzione da Nerd senza speranza a Killer nichilista,
mentre Morgan Freeman appare distrattamente impegnato in un’interpretazione
di routine. Si segnala inoltre il gradito ritorno di Terence
Stamp nel ruolo di Pekwarsky, membro anziano della dissennata
setta che disegna letali quanto aggraziati proiettili in un
monastero della Morovia Orientale. Insomma, scollegate il
cervello e andate a vedere “Wanted”, di certo
non ve ne pentirete.
Nicola
Picchi