WALLACE & GROMIT
LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO

Titolo Originale: Wallace & Gromit: The Curse of the Were-Rabbit
Genere: Animazione/Commedia
Regia:
Nick Park & Steve Box
Sceneggiatura:
Mark Burton ,Bob Baker ,Steve Box ,Nick Park
Colonna Sonora:
Julian Nott
Produzione:
Aardman Animation Studios & DreamWorks
Paese d’origine:
GB/USA - 2005
Durata:
85 minuti

 

Se anni fa l'animazione al cinema era relegata ad una comparsata una volta all’anno targata Disney, oggi è davvero vasta l’offerta di film animati, ma spesso sempre più realizzati al computer: l’animazione tradizionale è ormai stata quasi del tutto sostituita da quella digitale e, senza essere dei forzati tradizionalisti, fa piacere ogni tanto vedere ancora un prodotto appartenente alla cosiddetta “vecchia scuola”. E’ il caso di questo “Wallace & Gromit”, un piccolo, elegante ed appassionato lavoro artigianale che propone personaggi di plastilina pazientemente animati con la tecnica di “Stop Motion” (fotogramma per fotogramma) in 30 mini-set riprodotti nei minimi particolari e con l’ausilio di ben 250 persone tra animatori, tecnici e carpentieri, la cui lavorazione è durata ben 4 anni.
Dopo tre esilaranti cortometraggi (“Una giornata straordinaria”, ”I Pantaloni sbagliati” e ”Tosatura completa”) WALLACE & GROMIT-LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO è il primo film dedicato alla celebre coppia di Wallace & Gromit nonché recente vincitore del premio Oscar per miglior lungometraggio d’animazione, battendo illustri rivali come “Il Castello Errante di Howl” di Miyazaki e “La Sposa Cadavere” di Tim Burton.

I due cartoonist Nick Park e Steve Box (autori anche di “Galline in Fuga”) sono quindi tornati a raccontare le avventure estemporanee dei loro due primi personaggi di plastilina, creati nei primi anni ‘90: il distratto inventore Wallace ed il suo pragmatico cane Gromit, entrambi gran divoratori di crackers e formaggio che, in questo film, lavorano come “deratizzatori” di conigli che infestano i campi intorno alla loro cittadella. In occasione del concorso annuale per l’ortaggio più grosso coltivato nella città, i nostri protagonisti vengono assunti dall’organizzatrice della fiera, la fascinosa Lady Tottington, per vigilare sugli ortaggi in gara. Ma ben presto dovranno avere a che fare con un misterioso “mostro” che di notte ruba gli ortaggi iscritti al concorso e che si rivelerà essere addirittura un pacioso coniglio mannaro (vegetariano, non temete).
Riconosco umilmente che, come appassionato da anni dei due pupazzetti, la mia recensione potrebbe essere poco equilibrata ed “inquinata” da eccessivo entusiasmo ma, nonostante questo rischio, ciò non toglie che WALLACE & GROMIT non delude affatto le aspettative dei fans e si conferma un capolavoro (annunciato) nel suo genere: un prodotto vivace, buffo e garbato, tecnicamente ben realizzato e con una storia ricca di sviluppi consequenziali che mantiene -nonostante la lunghezza superiore- tutta la freschezza e l’inventiva dei precedenti ed apprezzati cortometraggi.

La cosa più gustosa di questo WALLACE & GROMIT non è solo la simpatia dei due protagonisti sommata alle variegate dinamiche del rapporto tra i due (il cane Gromit è molto più sveglio di Wallace e spesso deve rimediare alle sue bizzarrie), ma anche e soprattutto la capacità da parte degli autori di stupire e meravigliare il pubblico con trovate narrative e visive che sfiorano il geniale e la perfezione tecnica, quest’ultima raggiunta con un’ animazione certosina. Non ci si può non stupire nel vedere l’incredibile espressività dei personaggi (soprattutto quella del muto Gromit), oltre all’ enorme quantità di particolari “di scena” presenti lungo il film.

Gli spettatori rimangono affascinati come bambini dal mondo in scala (tipicamente inglese, per giunta) di Wallace e Gromit, godendosi le loro avventure bizzarre e rimanendo a bocca aperta di fronte alla girandola di colpi di scena e gags surreali. A completare il quadro, interviene nella storia un tocco di “soap opera”, con il colpo di fulmine di Wallace per la bella Lady Tottington, a sua volta insidiata dall’ambiguo (ed odioso) Victor, oltre anche ad una serie di gustose citazioni cinematografiche (da “King Kong” a “Ghostbusters” fino ad arrivare a “Frankestein” e “Un Lupo Mannaro a Londra”) che rendono questo film ricchissimo a livello narrativo ed umoristico, nonché estremamente fruibile ed appetibile sia per grandi che per piccini.

Paolo Pugliese