LA VERSIONE DI BARNEY

Titolo Originale: Barney's Version
Genere: Drammatico
Regia: Richard J. Lewis
Sceneggiatura: Michael Konyves
Cast: Paul Giamatti, Rosamund Pike, Minnie Driver, Dustin Hoffman, Rachelle Lefevre, Bruce Greenwood, Scott Speedman
Colonna Sonora: Pasquale Catalano
Produzione: Serendipity Point Films, The Harold Greenberg Fund
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 132 minuti
Data di uscita: 14 Gennaio 2010

 

Tratto dall'ultimo romanzo pluripremiato di Mordecai Richler, “La versione di Barney” è la toccante storia di Barney Panofsky, un uomo ordinario la cui vita attraversa quattro decadi e due continenti, includendo tre mogli, un padre oltraggioso, ed un affascinante quanto dissoluto migliore amico. La ragione per cui Barney decide di raccontare ora la sua storia - la sua versione - è che il suo peggior nemico ha appena pubblicato un libro rivelazione che svela i capitoli più compromettenti del passato di Barney: le tante e spesso oscure ragioni dietro al suo successo come scrittore; i tre matrimoni, tutti e tre finiti; e il mistero tuttora irrisolto della scomparsa del migliore amico di Barney, Boogie, un presunto omicidio del quale Barney rimane il primo sospettato. Dato che la memoria alle volte lo abbandona a causa dell’ Alzheimer, e poiché ha la sfortunata abitudine di ubriacarsi in momenti cruciali, Barney ci porta in un percorso instabile nei meandri della memoria, non solo per raccontare la sua vita agli altri, ma anche per ricordarla a se stesso.

Il regista semi-esordiente Richard J. Lewis dirige con una certa onestà intellettuale l’adattamento abbastanza fedele di un personaggio letterario caratterialmente poco simpatico e politicamente scorretto, ma dotato di una complessa umanità, che vive sul grande schermo con molto realismo grazie principalmente al suo interprete: il bravo Paul Giamatti che, dopo le ottime performances nei precedenti “Sideways” e “American Splendor”, dimostra ancora una volta di essere un attore attento e strutturato, dando un’interpretazione potente e variegata del suo personaggio, reggendo sulle sue spalle il peso dell’intera trasposizione cine-letteraria. Tra le pieghe dell’arroganza, del cinismo e dell’egocentrismo di Barney, leggiamo una linea malinconica di tristezza esistenziale, di senso di colpa e di inadeguatezza che segnano il suo percorso nel rapportarsi con gli altri e nelle scelte di vita. L’attore trasmette con intensità e naturalezza tutti i dubbi, i tormenti ed anche il carisma di una personalità poliedrica ed affascinante. Il personaggio di Barney e la sua interpretazione da parte di Giamatti restano i fattori di maggiore interesse del film, la cui sceneggiatura semplifica necessariamente l’intricata struttura narrativa del romanzo senza smarrirne l’essenza caustica ed autoironica; la trasposizione ha la sua maggiore debolezza in una regia che risulta troppo patinata e debole per sottolineare con efficacia alcuni passaggi narrativi cardine e restituire sul grande schermo la forza di fatti e personaggi del libro, rischiando di andare a parare verso un semi-malinconico polpettone sentimentale.

Dialoghi sagaci ed ironici uniti ad un cast di interpreti all’altezza del protagonista (Dustin Hoffman ed il trio femminile Rosamund Pike, Minnie Driver e Rachelle Lefevre) aggiungono lustro all’operazione, non completamente riuscita e che sfiora in alcuni punti la banalità (vedi le sequenze girate a Roma oppure il rapporto sentimentale con Miriam), ma sicuramente ardita nel ridurre per il grande schermo un romanzo difficile nella sua impostazione narrativa e venerato da una schiera di agguerriti lettori che protesteranno sicuramente per i tagli e le semplificazioni apportate. A tutti gli altri spettatori il film piacerà, con la complessità, i difetti e il sarcasmo del protagonista lasciati intatti, così come il commovente finale. Per fortuna.

Marco Valerio