VERO COME LA FINZIONE

Titolo Originale: Stranger than Fiction
Genere: Commedia/Surreale
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Zach Helm
Cast: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Emma Thompson, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Tom Hulce
Colonna Sonora: Brian Reitzell & Britt Daniel
Produzione: Crick Pictures LLC, Mandate Pictures, Three Strange Angels
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 113 minuti

 

Harold Crick (Will Ferrell) è un intransigente agente del fisco, che conduce da anni una vita grigia ed anonima destinata a cambiare radicalmente a causa di due eventi. Il primo è l’incontro con la bella e vitale Ana (Maggie Gyllenhaal), una pasticciera anarchica che froda il fisco e con la quale, dopo uno scontro iniziale, intreccerà una relazione; la seconda, molto più strana, è che Harold comincia a sentire nella sua testa una sorta di voce narrante, che racconta e commenta in maniera “letteraria” tutto ciò che prova, che pensa e che sta facendo, persino sfogliare delle pratiche in archivio. Dopo un iniziale smarrimento, Harold tenta di capire cosa stia succedendo, rivolgendosi persino al professore di letteratura Jules Hilbert (Dustin Hoffman), salvo scoprire che la voce che sente appartiene alla scrittrice Kay Eiffel (Emma Thompson) e che lui è addirittura il protagonista di un suo libro in fase di scrittura. Kay è una donna frustrata e depressa, autrice di molti romanzi che si concludono sempre con la morte del protagonista maschile, come Harold scopre con un certo sgomento. La finzione quindi si mescola con la realtà quando il “personaggio” cercherà di incontrare la sua “creatrice”, tentando di convincerla a cambiare il finale e farlo vivere, trasformando il romanzo da tragedia a commedia d’amore.

VERO COME LA FINZIONE è un film molto divertente e sottile, soprattutto nella prima parte che pone diverse riflessioni sulla vita e le manie di ognuno di noi: una commedia surreale e tragicomica giocata sempre sul filo dell’assurdo, ma in maniera paradossalmente realistica e tenue, evitando di scadere nel ridicolo o nel demenziale. Il film è frutto di un’operazione delicata quasi perfettamente riuscita, con un’ottima idea di base portata avanti grazie a sviluppi originali e realistici che rendono credibili le vicende del povero Harold. La storia vede quindi l’assurdo calato nella realtà di tutti i giorni: una situazione di cui il film non dà saggiamente una spiegazione preferendo descriverne le consequenze grazie ad una sceneggiatura poliedrica ben portata sullo schermo dalla regia attenta e sensibile di Marc Forster (“Monster's Ball”, “Neverland”, “Stay”). Il regista riesce a descrivere con molto equilibrio due universi paralleli (la realtà di Kay e quella di Harold) destinati ad incontrarsi e progressivamente fondersi in un unico intreccio narrativo.
Il ritmo molto lento (soprattutto nelle parti di Kay) ed il doppio finale, rovinano però la resa del film, il cui livello si abbassa nella seconda parte con l’incontro tra Kay ed Harold, il quale smorza anche i vari spunti narrativi e di riflessione che convergono banalmente in una storia d’amore che diventa anche un inno alla vita, all’automiglioramento ed alla capacità di creare/cambiare da soli il proprio destino, da sempre elementi celebrati dal cinema americano.

Il comico Will Ferrell realizza la sua performance più matura e convincente, laureandosi a pieni voti come attore eclettico e versatile, ben accompagnato da un’espressiva e nervosa Emma Thompson ed una vitale e maliziosa, anche se un pò enfatica, Maggie Gyllenhaal. Degne di nota anche l’apparizione del grande Dustin Hoffman e della star della musica Queen Latifah, limitate entrambe al ruolo di “Grilli Parlanti” dei protagonisti Harold e Kay, ma comunque svolte in maniera misurata ed egregia.

Paolo Pugliese