THE VANISHING ON 7TH STREET
 
Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller, Fantasy, Drammatico, Catastrofico
Regia: Brad Anderson
Sceneggiatura: Anthony Jaswinski
Cast: Hayden Christensen, John Leguizamo, Thandie Newton, Jacob Latimore, Taylor Groothuis, Jordan Trovillion, Arthur Cartwright, Neal Huff, Larry Fessenden
Colonna Sonora: Lucas Vidal
Produzione: Herrick Entertainment, Mandalay Vision
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 90 minuti
Data di uscita: 29 Luglio 2011

 

Un inspiegabile blackout colpisce l'intera città di Detroit e quando sorge il nuovo giorno, il sole illumina solo pochi sopravvissuti. La quasi totalità degli abitanti è misteriosamente scomparsa: rimangono soltanto abiti, oggetti e auto abbandonate. Luke (Hayden Christensen), un giornalista televisivo, scopre che le strade nei dintorni della sua casa sono deserte. Paul (John Leguizamo), un proiezionista, si ritrova solo in un cinema precedentemente gremito. Rosemary (Thandie Newton), una fisioterapista, uscita a fumare una sigaretta, rientra in un ospedale sinistramente vuoto. James (Jacob Latimore), un ragazzo spaventato, aspetta il rientro della madre. Questi quattro sconosciuti finiscono per ritrovarsi in un bar scalcinato, il cui generatore a gasolio e le riserve di cibo e bevande lo rendono l'ultimo posto sicuro in una città sull'orlo del baratro, perché al calare delle tenebre le ombre iniziano a trasportare l'eco di inquietanti bisbiglii ed il buio appare come una creatura viva che ingoia chiunque si ritrovi senza una fonte di luce. Luke è deciso ad allontanarsi dalla città ed inizia a cercare per le strade un veicolo funzionante, ma il tempo inizia a scarseggiare, con i periodi di luce che diventano sempre più brevi, facendo posto ad un'oscurità che avanza e che li costringe ad affrontare il terrore di una fine ignota.

Brad Anderson, autore di questo film e dei precedenti "Session 9" (2001), "L’uomo senza sonno" (2004) e "Transsiberian" (2008), è un regista dallo stile cinematografico non scontato né leggero, con una narrazione lenta e fortemente allegorica che si unisce ad una predilezione per le trame complesse, oltre ad una concentrazione per la psicologia dei personaggi e per le atmosfere ed i dialoghi, piuttosto che per le scene d’azione. Qui, invece, preferisce focalizzarsi sulle dinamiche di un racconto corale, con le caratterizzazioni dei personaggi che rimangono in secondo piano rispetto ad un impianto narrativo giocato molto su atmosfere esoteriche ed apocalittiche. I punti forti della sceneggiatura e della regia sono infatti costituiti da un riuscito clima di oscura caducità, con pochi personaggi inseriti in una situazione la cui natura ignota e l’apparente inesorabilità contribuiscono a renderla via via sempre più agghiacciante. La narrazione cadenzata di Anderson rende maggiormente vivida l’atmosfera cupa del film, da un lato facendo leva sulla paura atavica del buio inteso come entità, e dall’altro suggerendo nel pubblico un’ inquietante attesa, sia per la rivelazione del mistero che per il destino dei protagonisti.

L’unico difetto di questo film è anche quello più pesante, ovvero, nel secondo tempo, la storia pare aver esaurito tutte le sue idee cardine, inciampando in una ciclicità situazionale giocata sulla duplice dimensione di sopravvivenza e di oppressiva alternanza tra luce ed ombra, che finisce per risultare eccessiva e ripetitiva, con un finale un po’ fuori posto nel suo essere sospeso tra totale abbandono e flebile speranza.

Paolo Pugliese