Una
coppia in piena crisi matrimoniale, una lungo viaggio nel
cuore della notte, un’infelice deviazione dalla interstatale
principale ad una isolata strada di campagna che non compare
neanche nelle mappe, la macchina in panne ed un lugubre motel...
VACANCY sciorina immediatamente tutti gli elementi introduttivi
di una storia a tinte fosche, tipica del cinema americano
ed ispirata per atmosfere -fin dai bei titoli iniziali- ai
film di un maestro del brivido come Alfred Hitchcock.
Soli,
a piedi e al buio, David Fox e sua moglie Amy non sanno che
per loro sta per avere inizio un incubo inimmaginabile. Si
vedono costretti a passare la notte in un fatiscente hotel
("vacancy" significa appunto "camera libera
da affittare di un motel", termine dal quale prende il
titolo il film), gestito da un viscido, ma apparentemente
inoffensivo proprietario.
Ai due viene data in affitto una stanza matrimoniale, spartana
e alquanto sporca, ed è proprio qui che cominciano
a succedersi segnali inquietanti e terrificanti: forti colpi
contro la porta quasi ad abbatterla, maniglie che cominciano
a girare da sole come se qualcuno volesse piombare in stanza
per aggredirli e poi terrificanti videocassette lasciate in
stanza contenenti scene sconcertanti di stupri, violenze ed
uccisioni alquanto realistici. Quando David ed Amy si soffermano
ad osservare i particolari di questi film si rendono conto
che gli efferati video sono stati girati proprio nella loro
stanza; i due coniugi scoprono quindi di essere spiati da
alcune telecamere nascoste e prendono consapevolezza che le
vittime del prossimo snuff-movie (pellicole amatoriali
con veri stupri ed uccisioni) saranno loro.
Non
è certo un capolavoro né una pellicola con una
tematica originale e diversa da molte altre di genere thriller/horror
(chi infatti si avventurerebbe nel cuore della notte in
una strada secondaria e deserta fermandosi in una topaia come
il Pinewood Motel?), ma nonostante la pochezza della
trama riscontrabile già dalla sua lunga introduzione
questo secondo film di Nimrod Antal, già premiato a
Cannes 2004 con il Prix de la Jeunesse per "Kontroll",
scorre in maniera fluida e coinvolgente, facendo leva soprattutto
sulla coppia Luke Wilson/Kate Bekinsale, che sembra funzionare
benissimo.
Nonostante Wilson abbia sempre interpretato altri generi di
film, molto lontani dal genere Thriller-Horror, qui se la
cava benissimo, ma l'efficacia interpretativa della Beckinsale
risulta molto più solida e realistica. E, nonostante
i loro personaggi siano molto convenzionali, è proprio
la bravura degli attori a contribuire in maniera netta al
timbro inquietante suggerito dal regista, creando una suspance
ed una tensione molto alta per tutta la durata del film che
porta lo spettatore ad apprezzare questo discreto thriller,
molto scorrevole e per nulla noioso, nonostante il calo di
tensione che si riscontra in un finale abbastanza convenzionale
e piatto.
Valeria
Marinaccio