Non lasciatevi ingannare. Dalla visione dei trailer o dei riassuntini
della trama, potrebbe sembrare il solito scontato film sull’ennesimo
vendicatore solitario, che per qualche oscuro trauma infantile
e grazie a improbabili capacità superumane, decide di combattere
contro il male, mascherato e inguainato in tute pittoresche, per
portare giustizia e/o vendetta nella società. Un clone
di Batman, magari un tantinello più cattivo, o forse del
Punitore o di Blade, tanto per citare personaggi dei comics che
hanno avuto una recente trasposizione cinematografica.
Ripeto, non lasciatevi ingannare. Perché aldilà
della forma apparente, questo è un film politico, scomodo
e inquietante, che tratta argomenti inconsueti e anomali, e lo
fa in maniera diretta, senza metafore e giri di parole, mettendo
lo spettatore in una condizione di disagio o quanto meno di sconcerto.
Perché di film così in giro ce n’è
veramente pochi.
Remember remember, the fifth of november, ben tradotto in italiano
come :”ricorda per sempre, il cinque di novembre”
è il ritornello che si ripete durante la visione. A cosa
rimanda?
Londra, 5 novembre 1605. Viene scoperto il complotto per uccidere
il Re Giacomo I e i membri del parlamento, facendo esplodere la
Camera dei Lord, ordito da Guy Fawkes e da altri cospiratori cattolici.
Guy Fawkes fu giustiziato poco tempo dopo.
Londra, futuro prossimo. L’inghilterra è sotto il
giogo di un regime totalitario. Infatti, dopo anni terribili di
guerre, malattie, terrorismo, il partito Norreno di ispirazione
nazista, sfruttando la paura e il disorientamento della popolazione,
è assurto al potere e ora governa con pugno di ferro, calpestando
i diritti dei cittadini e manipolando ad arte l’informazione
massmediatica.
L’enigmatico V, uomo dotato di eccezionali doti fisiche,
di una cultura impressionante e di una maschera che indossa continuamente,
porta avanti la sua personale vendetta contro alcuni membri del
partito per le orribili sevizie che ha subito in un campo di concentramento
e contemporanemente inizia una campagna di attacco al governo,
fatta di attentati dinamitardi, assassini mirati e anche di azioni
di scherno e sbeffeggiamento.
La sua crociata culminerà il 5 novembre dell’anno
dopo, il giorno in cui, ispirandosi a Guy Fawkes, V ha promesso
di far esplodere la sede del parlamento inglese.
Durante una delle sue sortite, V è costretto a prendere
con se Evey, una ragazza che lo aveva aiutato e che perciò
era compromessa agli occhi del regime e rischiava il carcere o
peggio. La trama così si dipana tra le imprese di V, il
difficile percorso interiore di Evey e l’accettazione del
suo ruolo e le frenetiche indagini che la polizia e i servizi
segreti mandano avanti per catturare V e sventare l’attentato
al Parlamento. Sullo sfondo, per ora spettatore passivo, c’è
l’intera popolazione londinese, in attesa di qualcosa…
un simbolo… che la risvegli, che vinca la sua inerzia, che
le dia lo scossone iniziale per rimetterla in moto e ridiventare
protagonista e non succube. Perché, come fa notare V: “non
è il popolo a dover temere i governi, ma i governi a temere
il popolo”.
McTeigue, con l’evidente e fondamentale collaborazione dei
fratelli Wachowski, confeziona un film vibrante ed emozionante
seppur complesso, con molti dialoghi ma anche con fulminee ed
efficaci scene d’azione. L’attenzione dello spettatore
è sempre al massimo, non ci sono cali di tensione, periodi
morti, non si corre il rischio di annoiarsi. Come ho detto il
film è molto dialogato, ma questo non nuoce alla fluidità
della narrazione, perché non sono mai banali, ridondanti
o inutili ma sempre interessanti e coinvolgenti e in più
messi al posto giusto e al momento giusto.
I temi toccati sono tutti scottanti, intriganti, controversi e
attuali più che mai e spingono alla riflessione: il modo
indolore, quasi naturale, con cui una democrazia precipita nel
totalitarismo; la silenziosa complicità della popolazione,
che baratta senza pensarci su la libertà e i suoi più
sacri e inviolabili diritti in cambio di una società ordinata
e illusoriamente sicura; la paura, potentissimo mezzo per controllare
le masse, come dolorosamente possiamo constatare nella realtà
quotidiana di questi anni tormentati da terrorismo e integralismi
contrapposti; la forza delle idee, che sopravvive e prospera nonostante
(o talvolta proprio per) la morte di coloro che ne sono stati
primi portatori; la potenza dei simboli, capaci di risvegliare
coscienze assopite e popolazioni apparentemente sottomesse; l’utilizzo
di tecniche terroristiche e di metodi violenti, anche quando queste
sono finalizzate a scopi “positivi” come può
essere il rovesciamento di una dittatura. La scena con il vagone
della metropolitana letteralmente stipata di esplosivo può
essere considerata l’emblema della complessità di
questa pellicola controversa. Anche se lo spettatore sa che si
tratta di un’azione necessaria per la riconquista della
libertà, non può lo stesso non restare turbato e
sgomento, per il parallelismo inevitabile, seppur impreciso, che
sorge con i recenti attentati di Madrid e Londra.
Insomma un film che colpisce e scuote, coraggioso e anomalo, tutto
da gustare, visto che di carne al fuoco ce ne è tanta e
tutta di prima qualità. Al termine della visione si è
colti da un turbinio di sensazioni, riflessioni, domande, turbamenti.
E si scopre di essersi anche divertiti…
Non trascuriamo, infine, l’ottima recitazione di Hugo Weaving,
la cui comunicatività non sembra affatto limitata dal dover
indossare una maschera (anche se purtroppo una grossa parte della
sua bravura si perde nel doppiaggio). Brava anche Natalie Portman,
anche se a volte non sempre convincente… ma interpreta un
ruolo veramente molto impegnativo e quindi ha tutte le attenuanti
del caso. In ogni caso ha mostrato di saper reggere ruoli importanti
e sofferti.
Beh, che fate? Siete ancora qui? Correte a vedere “V for
Vendetta” che ve lo consiglio caldamente!
E se poi siete rimasti incuriositi non potete mancare di leggere
il capolavoro a fumetti di Alan Moore, sempre intitolato “V
for Vendetta”, di cui questo film è un ottimo adattamento
ma che si discosta in alcuni punti fondamentali della trama e
della visione politica dell’autore. Un doppio divertimento
assicurato.
Mario
Colasuonno