Gabriele
Rossetti ritorna nella natia Puglia per essere vicino al padre
morente. Trascorrendo la notte nella sua vecchia casa d'infanzia
si rammenta di tanti episodi legati al passato, quando era
moto giovane ed aveva un rapporto teso col padre: un capostazione
con sogni ed ambizioni artistiche che, per questo, era bersaglio
dell’ironia dei suoi compaesani.
Mentre si occupa delle pratiche per il funerale del genitore,
Gabriele arriverà a scoprire alcune cose che ignorava,
destinate a fargli cambiare la sua prospettiva personale nei
riguardi del padre.
Nuovo
progetto personale dell’attore/regista/sceneggiatore
Sergio Rubini che, come di consueto, torna nella sua Puglia
di provincia per raccontare un quadro familiare costituito
da personaggi e piccoli episodi di vita vissuta a cavallo
degli anni ’60 ed i giorni nostri. Rubini riesce ad
utilizzare al meglio sia i concetti sia soprattutto gli attori
a sua disposizione, realizzando un film dalla struttura frammentaria,
ma comunque ben costruita, con una resa intensa e commovente.
Poetico, divertente ed amaro nello stesso tempo, “L’Uomo
Nero” racconta con un filo di nostalgia non celebrativa
modi, tempi, ritmi e consuetudini dell’Italia provinciale
di 40 anni fa, un paese diversissimo e, per certi versi, più
ingenuo e concreto rispetto a quello del nostro presente.
La
narrazione ha un ritmo lento che si prende il giusto tempo
per raccontare personaggi, aneddoti ed emozioni, focalizzando
una certa realtà umana –sottolineata anche
da un’ottima ambientazione scenografica- che non
lascia indifferenti, con una storia di stampo corale e dalla
prosa asciutta ed introspettiva incentrata sulla realtà
di un piccolo paese di un Sud vitale ed arretrato, con personaggi
ben caratterizzati come quello che si ritaglia lo stesso Rubini:
il padre sognatore, dotato a livello artistico e condannato
ad una vita anonima e frustrante per mandare avanti la famiglia.
Bravi tutti gli altri attori: da una splendida Valeria Golino
ad un Riccardo Scamarcio abbastanza convincente, oltre agli
ottimi Fabrizio Gifuni, Maurizio Micheli, Margherita Buy e
il piccolo Vito Signorile.
Valeria
Marinaccio