Nell’estate
del 1966 la sedicenne Harriet Vanger scompare durante l’annuale
riunione di famiglia del potente clan industriale dei Vanger,
nell’isola dove gran parte dei suoi membri ha la residenza.
Dopo oltre 40 anni, benché il corpo della donna non
sia mai stato ritrovato, lo zio ormai ottantenne (che l’aveva
cresciuta come una figlia) è convinto che sia stata
assassinata e che l’autore del delitto sia un membro
della sua stessa famiglia; una famiglia disfunzionale, i cui
membri sono legati da vincoli molto stretti e pieni di oscuri
segreti. Per fare luce sull’accaduto, l’anziano
Vanger assume Mikael Blomkvist, coraggioso giornalista idealista
del quotidiano Millennium, in crisi dopo essere condannato
a tre mesi di carcere per diffamazione nei confronti di un
uomo d’affari corrotto che è riuscito, probabilmente,
ad incastrarlo. Blomkvist inizia ad indagare, cominciando
a trovare nuovi indizi, ma la sua strada sarà destinata
ad incrociarsi con quella di Lisbeth Salander, un’abilissima
hacker tatuata ed asociale, con un difficile passato alle
spalle.
Blomkvist , grazie all’aiuto di Lisbeth, riesce a collegare
la scomparsa di Harriet ad una serie di orribili delitti seriali
legati ai passi della Bibbia, avvenuti fin dagli anni ’60;
la coppia di improvvisati investigatori comincia a dipanare
una storia familiare oscura e sconvolgente. Ma i Vanger sono
gelosi dei loro segreti e Mikael e Lisbeth scopriranno a proprie
spese di cosa siano capaci per difenderli.
“Uomini
che Odiano le Donne” è il primo episodio della
trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, che ha
venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo.
Il film, diretto con mano sicura da Niels Arden Oplev, è
molto fedele al romanzo per atmosfere e percorsi narrativi,
prendendosi alcune sottili libertà per esigenze puramente
cinematografiche. Con molto equilibrio e senza perdere mai
di vista la direzione del racconto, il regista dà il
giusto spazio a fatti e personaggi, facendo luce in maniera
asciutta e scansionata sugli elementi concettuali e caratteriali
della storia originale del romanzo, costruendo lentamente
un clima di tensione sempre più serrato. Il risultato
è un film, forse più duro del romanzo, dalla
prosa accattivante e pervaso da un’atmosfera lugubre
e ambigua, che porta efficacemente sul grande schermo l’aurea
mistery e decadente incentrata su antichi e terribili segreti
familiari, contrapposta alla matrice cyberpunk rappresentata
dal look e dalle capacità di Lisbeth.
Questa contrapposizione è sottolineata anche dai colori
della fotografia, più fredda e metallica con predominanza
del blu nella parte urbana, più luminosa ma dai colori
sbiaditi in quella ambientata sull’isola.
Ben
amalgamate tra loro risultano le due storie parallele di Blomkvist
e Lisbeth, destinate a confluire in un unico intreccio: i
ritratti di entrambi sono interessanti e costruiti in maniera
non didascalica, ma suggeriti progressivamente nello svolgimento
della narrazione attraverso sguardi, dialoghi e reazioni emotive
con altri personaggi.
In particolare, il carachter di Lisbeth buca lo schermo e
non fa rimpiangere la sua rappresentazione letteraria, risultando
affascinante e credibile grazie anche alla bravura dell’emergente
Noomi Rapace; l’attrice è riuscita ad interpretare
efficacemente i tormenti, la rabbia e i lati oscuri di un’anima
ferita e solitaria, che sa comunque reagire con forza guerriera
ad abusi e violenze, ma sa anche abbassare la sua corazza
emotiva quando incontra la persona giusta, innamorandosi –a
suo modo- del coprotagonista.
Michael Nyqvist, sconosciuto da noi ma molto famoso e premiato
in Svezia, è molto bravo ad interpretare lo svuotato
Blomkvist che, grazie alle indagini ed al rapporto con la
giovane hacker, riacquista fiducia e voglia di andare avanti
nel mestiere di giornalista; ma il suo personaggio, nonostante
sia ben rappresentato, risulta comunque meno definito rispetto
a Lisbeth, divenuta una moderna e carismatica icona fin dalle
pagine del libro.
Ci sbilanciamo nel definire “Uomini che Odiano le Donne”
un’opera solida dallo sviluppo avvincente, che ci regala
anche una storia d’amore intensa ed al tempo stesso
incostante, sospesa da un finale che rimanda apertamente ai
prossimi due capitoli della trilogia, ovvero “La Ragazza
che giocava col Fuoco” e “La Regina dei Castelli
di Carta”.
Paolo
Pugliese