Al
suo quarto film (o forse si dovrebbe dire il secondo più
due metà, avendo co-diretto con i soci Gaudioso e Nunziata
le regie di “Il caricatore” e “La vita è
una sòla”), e dopo numerose e formative esperienze
sul set degli ultimi lavori di Federico Fellini, Eugenio Cappuccio
dimostra una maturità espressiva e un rigore encomiabili,
rari da trovare in Italia tra i registi della sua generazione.
In
“Uno su due”, il sempre bravo Fabio Volo interpreta
Lorenzo Maggi un giovane avvocato tutto votato al lavoro e
al successo che calpesta volentieri gli affetti, i colleghi
e la legalità pur di ottenere quello che gli pare,
cioè, nella maggior parte dei casi, tanti tanti soldi.
Un giorno, mentre è in strada col suo socio di studio,
cade a terra privo di sensi. Inizia così la sua via
crucis nel mondo della malattia: in ospedale sospettano un
tumore al cervello e lo sottopongono ad una biopsia; attendendo
gli esiti (una possibilità su due che sia benigno)
Lorenzo, arrabbiato con la vita, instaura un rapporto prima
teso e poi di stima con il compagno di stanza, un vecchio
camionista alla sua seconda operazione che lo coinvolgerà
al punto da portarlo a cercare la sua ex moglie e la giovane
figlia per avvisarli che l’uomo, con il quale non hanno
più rapporti, sta male. Per Lorenzo è l’inizio
di un cammino di “redenzione”, del suo riappropriarsi
in maniera più umana della propria esistenza e del
proprio mondo.
Forse
la storia non è originalissima (il cinema, soprattutto
americano, ce ne ha raccontate tante di simili, in ogni epoca)
ma lo stile è asciutto, teso, mai scontato o mieloso,
al pari della sceneggiatura, e gli interpreti reggono perfettamente
la prova. Chi si aspetta una commedia scanzonata non la troverà,
ma con grande intelligenza “Uno su due” evita
i cliché del melodramma condendo il tutto con una sana
ironia, che a volte fa anche più che sorridere.
Un encomio al vecchio Ninetto Davoli, in gioventù raccolto
dalla strada da Pier Paolo Pisolini per interpretare molti
dei suoi capolavori. Qui ritorna nel ruolo del maturo camionista,
che, pur dall’alto dei suoi errori personali e dei suoi
limiti caratteriali, con il suo punto di vista così
diverso spianerà la strada per rivedere la sua vita
all’avvocaticchio in carriera suo compagno di stanza
in ospedale.
Bruno
di Marcello