A
Berlino per un congresso, il dottor Martin Harris (Liam Neeson)
è vittima di un incidente stradale a bordo di un taxi.
Dopo quattro giorni di coma si risveglia per scoprire che
un altro uomo (Aidan Quinn) ha assunto la sua identità
e che persino sua moglie, Elizabeth (January Jones), in viaggio
con lui, afferma di non conoscerlo. Ignorato dalle autorità
e braccato da un misterioso assassino, Martin trova in Gina
(Diane Kruger), la donna che guidava il taxi quando gli è
capitato l’incidente salvandogli anche la vita, un’inattesa
alleata per scavare a fondo in un mistero che mette in gioco
la sua identità e la sua sanità mentale. Ma
la verità a cui Martin giungerà assumerà
dei contorni assolutamente inaspettati.
Fa
piacere ritrovare il bravo Liam Neeson come protagonista di
un thriller drammatico che conquista fin da subito, grazie
ad una sceneggiatura ben calibrata che dosa con dovizia i
colpi di scena. L’architrave narrativo del film consiste
nella perdita di identità del protagonista, unito ad
altri due forti elementi drammaturgici come il riappropriarsi
di ciò gli è stato portato via da un altro uomo,
e il muoversi in un paese sconosciuto senza risorse o appoggi.
La struttura della trama è solida, con uno sviluppo
labirintico e progressivo che accompagna le indagini di Martin,
mentre la regia di Jaume Collet-Serra è agile e schematica,
restituendo senza fronzoli le atmosfere ambigue e drammatiche
di tanti Mistery movies e Spy Story stile
anni ’70. Perfettamente giustificate le poche sequenze
d’azione, presenti soprattutto nel secondo tempo, che
forniscono il giusto apporto di “action” alla
storia, girate da un lato in maniera realistica, ma dall’altro
montate in maniera eccessivamente concitata, tanto da non
risultare molto chiare. La storia riesce poi a cambiare registro
in maniera credibile, spostandosi dai toni Noir e
Mistery a quelli di thriller di spionaggio con una
certa giustificazione logica. Nonostante, però, i suoi
toni introspettivi, la sceneggiatura non offre un convincente
ritratto psicologico del protagonista e né il regista
né lo stesso Liam Neeson, qui davvero poco espressivo,
aggiungono contorni rilevanti al personaggio; risultano invece
meglio delineati i ruoli secondari, ovvero la giovane tassista
insieme al detective privato tedesco e l’anziano amico
del protagonista, rispettivamente interpretati da una convincente
Diane Kruger e da due attori di gran classe come Bruno Ganz
e Frank Langella.
Marco
Valerio