UNITED 93

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Paul Greengrass
Cast: Trish Gates, Lewis Alsamari, Gary Commock, Polly Adams, JJ Johnson
Colonna Sonora: John Powell
Produzione: Tim Bevar, Eric Fellner, Lloyd
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 111 minuti

 

Sono trascorsi pochi anni dalla tragedia che ha solcato la storia del mondo. Meno di cinque, per l'esattezza. Eppure l'America del cinema sente già il bisogno di raccontare il dramma che le ha cambiato la vita. Magari per esorcizzare il male, per scacciare i fantasmi. O forse, come accade in questi casi, soltanto per ricordare la tragedia e onorarne le vittime.

Ebbene sì, dopo il documentario di Michael Moore, l'11 settembre torna al cinema con un prodotto di fiction. O quasi. A tratti si ha l'impressione di essere di fronte a un altro documentario, tanto è il senso di realtà che il regista è riuscito a riprodurre. Una macchina da presa nervosa e intrusiva cattura le immagini quasi si trattasse di uno scoop in presa diretta o di un video amatoriale in stile Real Tv. Immagini sporche, mosse, talvolta fuori fuoco. Il regista irlandese Paul Greengrass ha scelto una via molto personale, senz'altro efficace, magari eccessiva, certamente fuori dai canoni dell'amato e odiato cinema commerciale. Un autentico senso di vertigine accompagna lo spettatore dall'inizio alla fine. Le immagini avvicinano terribilmente lo sguardo al cuore dell'azione. Il risultato è labirintico, disorientante. Ci si perde tra gli ondeggiamenti di una macchina da presa ubriaca che accresce la tensione anche quando non serve. S'insinua un senso di frenesia talvolta inutile. Continue fluttuazioni sul filo dell'ipertensione che, nei 111 minuti di film, finiscono per stancare. L'attenzione rischia continuamente di subire crolli improvvisi. Proprio perchè certe soluzioni non servono. Almeno nel primo atto.

Sì, perchè la pellicola si presta ad una scansione netta, una divisione in due parti in cui l'intervallo fa da spartiacque. Il primo tempo insinte in maniera ridondante a mostrare i diversi dirottamenti come una realtà esterna che emerge dai dialoghi sovrapposti e frammentati (e per questo incredibilmente realistici, anche se talvolta risultano banali... colpa dei traduttori?) degli operatori delle sale di controllo dei diversi aeroporti coinvolti. Un brusio di fondo alimenta un caos ancora inopportuno già predisposto dalle immagini. C'è una velocità costante, ma che paradossalmente rallenta il film. Nel secondo tempo, invece, esplode l'azione. A questo punto l'angoscia e la frenesia si fanno pura efficacia. Certe scelte registiche, accompagnate dal pensiero che il confine tra fiction e realtà è, in questo caso, particolarmente labile, fanno sì che lo spettatore arrivi alla scena dello schianto con il cuore alla gola. Il copione lo conoscono tutti, eppure si riesce lo stesso a creare una forte tensione narrativa. E' la storia del quarto aereo. Quello che si è schiantato. Come gli altri ma diversamente dagli altri. E' la storia dell'unico aereo a non aver raggiunto l'obiettivo, grazie soprattutto al coraggio dei suoi passeggeri, consapevoli di essere prossimi alla morte, ma che si sono ribellati ugualmente alla follia suicida degli attentatori.

United 93, infatti, si fa incarnazione del nuovo eroismo americano. In un paese avvezzo a eroi in calzamaglia dotati di poteri fuori dal comune, pervade una tendenza del tutto innovativa ad esaltare la straordinarietà dell'ordinario. I nuovi eroi sono persone come noi, per le quali il coraggio è l'unica dote plausibile. Non si vola, se non in aereo. Non si sparano raggi ottici dagli occhi, non si lanciano ragnatele. Si guarda in faccia il male e lo si affronta. Punto. Ed ecco il superumano del post-11 settembre: sempre meno super, sempre più umano. Ed ecco gli eroi dello United 93.

Simone Celli