La
saga della guerra notturna tra vampiri e licantropi raccontata
in “Underworld” ed “Underworld Evolution”
si arricchisce di un terzo capitolo, stavolta prequel delle
vicende narrate nei primi due episodi.
Il film, che registra l’assenza di Kate Beckinsale e
Len Wiseman (rispettivamente protagonista e regista dei
precedenti film), racconta la cronaca dell’origine
della guerra tra due razze notturne: in un passato medievale,
i clan dei Vampiri tengono sotto il giogo della schiavitù
la razza dei Lupi Mannari; il licantropo Lucian diventa però
leader del clan dei Lycans e guida i suoi fratelli verso la
conquista della propria libertà. Il crudele Re Vampiro
Viktor manda contro i ribelli la sua stessa figlia, la guerriera
Sonja, con il compito di guidare un’armata per stroncare
la ribellione. Ma Sonja è in segreto l’amante
di Lucian e questo avrà molto peso sulle sorti della
battaglia.
Questo
ennesimo Underworld è un prequel (ormai una moda)
di cui si poteva fare benissimo a meno, con una storia già
ampiamente mostrata nei flashback dei precedenti film che,
estrapolata ed esposta, non offre nulla di nuovo rispetto
a quanto visto prima: c’è la solita contrapposizione
tra i Vampiri aristocratici ed i Licantropi proletari (senza
nessuna lettura sociologica di lotta di classe), l’amore
impossibile tra due loro membri (Lucyan e Sonja) e lo sfondo
della guerra di razza. Aggiungeteci scenografie e costumi
fantasy-medievali, effetti speciali in CGI (ben fatti
però), sequenze di lotta ed avrete il film completo:
un’operazione d’intrattenimento fredda e superficiale
che non inventa nulla di nuovo su Vampiri o Licantropi, accontentandosi
di sciorinare vari stereotipi già visti altrove.
Unica novità, al di là del contesto vintage,
è il ribaltamento dei ruoli principali in favore dei
Lycans, i quali diventano protagonisti assoluti del film.
La regia dell’esordiente Patrick Tatopoulos (tecnico
degli effetti speciali nonché creature designer nei
primi due “Underworld” oltre a “Io Sono
Leggenda”, “Silent Hill” ed “Io, Robot”)
non fa gridare al miracolo, limitandosi a mettere in fila
tante scene ad effetto spezzettate dal montaggio ed illuminate
dalla fotografia azzurrata per dare un’atmosfera gotica
ad una trama lineare e scontata.
Sul
fronte attori la bella e tosta Rhona Mitra (“Doomsday”)
sostituisce senza infamia Kate Beckinsale, mentre ritroviamo
con piacere sia il veterano Bill Nighy (“Pirati dei
Carabi ai Confini del Mondo”, “Still Crazy”)
nel ruolo di Victor, che l’emergente Michael Sheen (“Frost/Nixon”)
in quello di Lucian, visti entrambi nei primi due Underworld.
Apprezzabile la strizzata d’occhio ai fan (gli irriducibili
che lo andranno a vedere) con l’apparizione finale di
Selene (Kate Beckinsale) che fa da collante tra questo episodio
e quelli precedenti, che non erano certo dei capolavori.
Marco
Valerio