Max
Skinner (Russel Crowe) è un broker rampante e di successo
che vive una vita perfetta ma sostanzialmente solitaria ed
infelice. Da Londra si trasferisce temporaneamente in Francia
per vendere un terreno con annessi un’antica villa e
vigneti ereditati da suo defunto zio Henry (un istrionico
Albert Finney), uomo saggio ed amorevole. Quello che però
doveva essere un soggiorno temporaneo in Provenza si rivela
invece un viaggio a ritroso nel tempo, con l’uomo che
vede riaffiorare i ricordi della sua infanzia quando trascorreva
le vacanze dallo zio. Max avrà modo di rendersi conto
di aver vissuto in quella casa i momenti più belli
della sua vita, riscoprendo certi valori e certe emozioni
ed imbattendosi per caso anche nell’amore per la bella
e scontrosa proprietaria di un ristorante (un’affascinante
Marion Cotillard). Per Max sarà quindi fin troppo facile
decidere di abbandonare lo spietato mondo degli affari e cambiare
totalmente stile di vita in favore di una rilassata e tranquilla
esistenza di campagna.
UN’OTTIMA ANNATA è in pratica una favola esistenziale
e di formazione interiore, che propone una storia, per certi
versi aggraziata, basata sulla nostalgia dei bei vecchi tempi
andati, ma che sconta il fatto di essere l’ennesimo
prodotto di un certo modo elementare e ridondante di concepire
il cinema introspettivo da parte di Hollywood, perché
quando gli americani decidono di imitare il cinema d’autore
europeo realizzano di solito strafalcioni melensi e noiosi.
Ed infatti, archiviati da tempo capolavori come “Alien”,
“Blade Runner” e “Thelma & Louise”,
l’eclettico Ridley Scott continua a non azzeccare un
film dalla solida sceneggiatura, propinandoci stavolta una
pellicola interiore e favolistica estremamente elementare,
il cui impianto narrativo è infarcito da una retorica
buonista e zuccherosa che soffoca qualsiasi altro concetto
o idea della trama.
Scene
ridicole come quella in cui Russel Crowe, preso dai ricordi,
si mette a danzare vittorioso nel campo deserto da tennis
fanno venire la voglia di alzarsi dalla poltrona ed uscire
dal cinema. Ed è il minimo, visto poi varie discutibilissime
scelte di sceneggiatura tra le quali la classica storia d’amore
all’inizio conflittuale, con un prevedibilissimo ed
anche fin troppo affrettato abbandono della sua precedente
vita: una transizione sommariamente descritta e priva di un’esposizione
realistica di tutti i dubbi, i conflitti ed i ripensamenti
che qualunque persona avrebbe nel prendere una decisione del
genere.
Russel
Crowe pare assolutamente fuori posto nel film e finisce per
recitare con il pilota automatico, protagonista impacciato
di immagini patinate che fanno sembrare UN’OTTIMA ANNATA
una sorta di spot del Mulino Bianco, con una vita lenta e
placida tra vigne e calici di vino, in un ritratto da cartolina
illuminato però da una splendida fotografia. Un film
che propone una storia forzata nel suo buonismo ed assolutamente
non credibile tanto nell’esposizione quanto nello sviluppo
e nella risoluzione finale.
Paolo
Pugliese