UN GIORNO PERFETTO

Genere: Drammatico
Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek e Sandro Petraglia
Cast: Valero Mastrandrea, Isabella Ferrari, Nicole Grimaudo, Monica Guerritore, Stefania Sandrelli, Angela Finocchiaro
Colonna Sonora: Andrea Guerra
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Paese d’origine: Italia - 2008
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 5 settembre 2008

 

Tratto dall'omonimo romanzo di Melania Mazzucco, “Un Giorno Perfetto” racconta il caos frenetico della nostra società seguendo una serie di avvenimenti appartenenti a mondi e persone diversi tra loro che si susseguono durante la stessa giornata, finendo per coincidere e sovrapporsi tra loro: c’è Emma che viene licenziata presso il call-center dove lavorava, mentre sua figlia Valentina gioca una partita di pallavolo; Mara invece è una professoressa che si sta recando ad un appuntamento con il suo amante; il piccolo Kevin viene invitato in un palazzo lussuoso; Camilla compie gli anni, mentre suo fratello viene promosso senza merito ad un esame universitario; intanto l'Onorevole Elio Fioravanti è in giro per comizi elettorali, nel contempo sua moglie Maja scopre di essere incinta; infine Antonio, separato da un anno dalla moglie Emma andata via di casa con i bambini, intende riconquistarla in un’escalation dalle conseguenze drammatiche...

In questo incrocio di storie il nucleo narrativo di Antonio ed Emma risulta essere quello focalizzato in maniera migliore lasciando maggiormente il segno per la tragedia che Ozpetek lascia intuire al pubblico, suggellato sia da un clima cupo e non gratuito inerente la spirale di violenza domestica alla quale troppe donne italiane sono vittime, sia dalle buone performance di una sofferente Isabella Ferrari e di un inquietante Valerio Mastrandrea, entrambi molto intensi e credibili grazie sicuramente anche alla sensibile guida del regista.

“Un Giorno Perfetto” non è comunque quel capolavoro che ci si aspetta sempre da Ozpetek, né tantomeno è un film pienamente riuscito, piuttosto un melodramma appassionato che forse mette troppa carne al fuoco per storie, sentimenti e situazioni, cucinando il tutto a fuoco lento; il risultato è abbastanza indigesto per il pubblico (soprattutto quello maschile), con una storia corale e frammentata, pregna di emozioni e sentimenti forti che conferma ancora una volta la propensione per il melò di Ozpetek e la sua ostinazione nel voler rappresentare la sofferenza umana e sentimenti come solitudine, angoscia, gelosia, abbandono.
Il problema è trovare il giusto equilibrio nel miscelare dramma & sentimenti senza cadere in una programmata e leziosa escalation di parole, gesti e riflessioni morali che esaspera il concetto intimista tutto italiano di “film d’autore”, fino a sfiorare l’esagerazione.

Ozpetek dirige la pellicola con la sua consueta dovizia tecnica ed attenzione per i particolari, però ripete gli errori già commessi nell’insopportabile “Cuore Sacro”, ovvero un registro estremamente prolisso, con una scansione narrativa greve e drammatica tesa a focalizzare il cuore dei sentimenti dei molteplici personaggi che attraversano la giornata lungo la quale il film si dipana, ma ciò avviene attraverso una lentezza esasperante fatta di lunghi primi piani con volti immobili, sguardi e silenzi che mettono a dura prova lo spettatore.

Marco Valerio