Tratto
dall'omonimo romanzo di Melania Mazzucco, “Un Giorno
Perfetto” racconta il caos frenetico della nostra società
seguendo una serie di avvenimenti appartenenti a mondi e persone
diversi tra loro che si susseguono durante la stessa giornata,
finendo per coincidere e sovrapporsi tra loro: c’è
Emma che viene licenziata presso il call-center dove lavorava,
mentre sua figlia Valentina gioca una partita di pallavolo;
Mara invece è una professoressa che si sta recando
ad un appuntamento con il suo amante; il piccolo Kevin viene
invitato in un palazzo lussuoso; Camilla compie gli anni,
mentre suo fratello viene promosso senza merito ad un esame
universitario; intanto l'Onorevole Elio Fioravanti è
in giro per comizi elettorali, nel contempo sua moglie Maja
scopre di essere incinta; infine Antonio, separato da un anno
dalla moglie Emma andata via di casa con i bambini, intende
riconquistarla in un’escalation dalle conseguenze drammatiche...
In
questo incrocio di storie il nucleo narrativo di Antonio ed
Emma risulta essere quello focalizzato in maniera migliore
lasciando maggiormente il segno per la tragedia che Ozpetek
lascia intuire al pubblico, suggellato sia da un clima cupo
e non gratuito inerente la spirale di violenza domestica alla
quale troppe donne italiane sono vittime, sia dalle buone
performance di una sofferente Isabella Ferrari e di un inquietante
Valerio Mastrandrea, entrambi molto intensi e credibili grazie
sicuramente anche alla sensibile guida del regista.
“Un Giorno Perfetto” non è comunque quel
capolavoro che ci si aspetta sempre da Ozpetek, né
tantomeno è un film pienamente riuscito, piuttosto
un melodramma appassionato che forse mette troppa carne al
fuoco per storie, sentimenti e situazioni, cucinando il tutto
a fuoco lento; il risultato è abbastanza indigesto
per il pubblico (soprattutto quello maschile), con
una storia corale e frammentata, pregna di emozioni e sentimenti
forti che conferma ancora una volta la propensione per il
melò di Ozpetek e la sua ostinazione nel voler rappresentare
la sofferenza umana e sentimenti come solitudine, angoscia,
gelosia, abbandono.
Il problema è trovare il giusto equilibrio nel miscelare
dramma & sentimenti senza cadere in una programmata e
leziosa escalation di parole, gesti e riflessioni morali che
esaspera il concetto intimista tutto italiano di “film
d’autore”, fino a sfiorare l’esagerazione.
Ozpetek
dirige la pellicola con la sua consueta dovizia tecnica ed
attenzione per i particolari, però ripete gli errori
già commessi nell’insopportabile “Cuore
Sacro”, ovvero un registro estremamente prolisso, con
una scansione narrativa greve e drammatica tesa a focalizzare
il cuore dei sentimenti dei molteplici personaggi che attraversano
la giornata lungo la quale il film si dipana, ma ciò
avviene attraverso una lentezza esasperante fatta di lunghi
primi piani con volti immobili, sguardi e silenzi che mettono
a dura prova lo spettatore.
Marco
Valerio