Nella
Francia del 14° secolo, funestata dal contagio della peste
bubbonica, i due cavalieri di ventura Behmen (Nicholas Cage)
e Felson (Ron Perlman), stanchi veterani delle crociate in
Terra Santa, ricevono l’incarico di prendere in custodia
una giovane donna accusata di essere una strega. I due dovranno
scortarla in un monastero dove alcuni Monaci la sottoporranno
ad un processo, tentando di capire la portata dei suoi poteri
e come disinnescarli usando le formule di un antico libro.
Ad accompagnare i tre nel tragitto, ci saranno anche un prete,
un giovane scudiero ed una guida. Il viaggio sarà lungo
e difficile, con la ragazza che progressivamente si svelerà
essere una minaccia molto pericolosa, con capacità
arcane estremamente potenti.
"L’Ultimo
dei templari" è un fantasy d’ambientazione
storico-medioevale, con qualche venatura Horror e la regia
di un professionista del cinema d’intrattenimento come
Dominic Sena, autore di thriller d’azione come "Whiteout",
“Via in 60 Secondi” e "Codice Swordfish".
Da un punto di vista narrativo, il film ha uno sviluppo molto
lineare, senza picchi espositivi né rilevanti colpi
di scena, a parte quello nel finale in cui il mistero della
natura della ragazza verrà rivelato. La pellicola ha
un inizio abbastanza ridondante e ripetitivo, ambientato durante
le crociate in terra santa che, in un tripudio di effetti
speciali e sequenze di battaglia vagamente kitsch, risponde
narrativamente all’unica funzione di inquadrare i due
protagonisti: veterani della spada, stanchi e tormentati (soprattutto
il personaggio di Cage), i quali, con quest’ultima missione,
cercheranno e troveranno un’opportunità di perdono
ed espiazione per i massacri compiti nel nome della Santa
(?) Chiesa. La pellicola ha uno sviluppo abbastanza anonimo
e poco intrigante, elevandosi da una franca mediocrità
grazie ad una serie di fattori: in primis, lo stile del regista
tecnicamente robusto, che ci regala un paio di belle sequenze
(ottima, ad esempio, quella dell’attraversamento del
ponte di corde), e conferisce alle vicende narrate un’atmosfera
di oscura caducità; più che discreti, poi, i
costumi e le scenografie medievali, abbastanza fedeli ad un’epoca
ignorante, fallace e brutale.
Per
quanto riguarda il fronte interpretativo, Nicolas Cage recita
in maniera insolitamente discreta, con una performance molto
asciutta e malinconica che, senza i suoi tipici eccessi gigioneschi,
riesce a trasmettere l’angoscia esistenziale del suo
personaggio; a dargli manforte l’attore-caratterista
Ron Perlman (Hellboy) il quale, con la sua forte presenza
scenica, rischia più di una volta di mettere in ombra
il protagonista. Il film si conclude senza infamia e senza
lode, con un confronto risolutivo tra buoni e cattivi davvero
poco spettacolare e, soprattutto, abbastanza gratuito nella
sua impostazione visiva, che rimanda al modulo del combattimento
contro il boss finale tipico dei videogiochi “picchio-duro”.
Paolo
Pugliese