TUTTA LA VITA DAVANTI

Genere: Commedia
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesco Bruni & Paolo Virzì
Cast: Isabella Ragonese, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Michela Ramazzotti, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Valentina Carnelutti, Claudio Fragrasso
Colonna Sonora: Franco Piersanti
Produzione: Motorino Amaranto, Medusa Film
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 117 minuti
Data di uscita: 28 Marzo 2008

 

Dopo la parentesi in costume di “N – Io e Napoleone”, Paolo Virzì torna a raccontare i mali e le ipocrisie del nostro paese con il suo nuovo film, stavolta dedicato al mondo dei lavoratori precari.
Lo sguardo attento ed ironico del regista si concentra sull’inferno dei telefonisti dei Call Center, moderni gironi danteschi hi-tech e super-profit, con i quali avrà a che fare la protagonista Marta (Isabella Ragonese): giovane 24enne che, da neolaureata in filosofia con 110 e lode più abbraccio accademico, si ritrova a cercare la sua strada senza prospettive (accademiche) né aspettative se non da disoccupata oppure lavoratrice precaria. Arriva così a lavorare nel Call Center di una ditta che produce un inutile elettrodomestico per casalinghe, target primario di telefoniste e venditori senza scrupoli, tutti consumati da una febbrile smania di successo e di guadagno.

Nonostante il tema difficile, Virzì racconta le vicissitudini del precariato giovanile che tutti noi conosciamo bene con i toni di una commedia leggera e sardonica, ma con il retrogusto amarognolo di una denuncia impietosa. Sorprendenti e gradevoli l’inizio e la fine del film, composti da due sequenze girate con i toni brillanti dei musical, mentre fulminante è lo sguardo di Virzì sull’avvilimento di una generazione condannata al precariato ed alla sottoccupazione senza sbocchi né garanzie, tradita da chi è venuto prima (vedi i professori universitari di Marta, vecchissimi e rincitrulliti, ma ancora al loro posto).
L’ambiente del Call Center viene poi ritratto dal regista come un mondo luminoso ma asfittico, una sorta di crudele villaggio vacanze dove i lavoratori/animatori/villeggianti (obbligati a cantare e ballare ad inizio giornata la canzone dell’azienda) sono spinti a lavorare senza sosta e senza tutela dei loro più fondamentali diritti, “motivati” da impietosi capi del personale (Sabrina Ferilli) e manager di successo (Massimo Ghini); tutti vengono così catapultati in una dimensione-vortice di fanatismo, dove il mobbing diventa un modo “simpatico” per incentivare impegno e produzione personali (con penitenze corporali, negazione dello stipendio, le “nomination” con la top ten dei venditori più bravi e la classifica di quelli meno bravi, anticamera del licenziamento). La protagonista Marta diventa il nostro testimone incredulo, ed anche divertito, di un ambiente profondamente disumano, superficiale ed egoista che non è frutto di fantasia, ma è molto simile alla realtà di aziende che vendono tramite appuntamenti telefonici i propri costosissimi aggeggi e motivano il proprio personale con tecniche new age studiate a tavolino.

Grazie poi alla struttura corale del film, oltre al precariato, Virzì può permettersi di posare lo sguardo anche su diversi altri fattori di ambito sociale/lavorativo (i sindacati, la solitudine degli anziani, le malelingue sul lavoro, la prostituzione su Internet, il disagio giovanile), raccontando un intreccio di storie e personaggi ben delineati dalla sceneggiatura e caratterizzati da attori bravi e quasi tutti già diretti dal regista livornese: ci sono due ottimi Valerio Mastrandrea ed Elio Germano (visti in “N – Io e Napoleone”), nei panni uno di un sindacalista idealista e sfigato, l’altro di un venditore smanioso di successo ma fragilissimo di carattere; abbiamo poi Sabrina Ferilli e Massimo Ghini (protagonisti dell’opera prima “La Bella Vita”) che risultano credibilissimi nei loro ruoli-macchietta di motivatrice e di capo d’azienda, così come la new entry Michela Ramazzotti è brava nell’interpretare una ragazza madre molto superficiale ed infantile. Dispiace un pò per la protagonista, Isabella Ragonese, che nonostante il viso pulito e gli sguardi intensi, rimane abbastanza anonima e non arriva al pubblico, soffrendo della “sindrome di Grey” (il nome della protagonista del popolare serial televisivo “Grey’s Anatomy”, in cui i personaggi di contorno risultano più interessanti) e finendo per rimanere in secondo piano rispetto al resto del cast.

Concludendo, “Tutta la Vita Davanti” è un buon film: una commedia che diverte e che rispetta i canoni medio-alti ai quali Virzì ci ha abituato nel corso degli anni, nonostante rimanga nello spettatore una leggera sensazione di incompletezza; manca, infatti, la freschezza delle sue prime opere come “Ferie d’Agosto” e “Ovosodo”, con un tono narrativo che risulta abbastanza cattedratico, condito da accuse un pò troppo ovvie sull’avidità senza scrupoli delle aziende e l’ignoranza dettata dai modelli televisivi; gli esempi presi a riferimento da Virzì, come “Il Grande Fratello” oppure i Tronisti di Maria De Filippi, sono fin troppo facili ed anche un pò troppo presenti nella storia, ma tant’è... l’Italia è fatta anche così ed il regista fa comunque un buon lavoro di compendio dei mali del nostro paese, nonostante delle evidenti forzature negli eventi raccontati che sfociano in una risoluzione un pò debole e da cronaca assurda, con un finale consolatorio/familiare salvato dai titoli di coda, dove tutti i protagonisti si congedano in versione musical.

Paolo Pugliese