TUTTA COLPA DI GIUDA

Genere: Commedia
Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario
Cast: Kasia Smutniak, Luciana Littizzetto, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Francesco Signa, Paolo Ciarchi
Colonna Sonora: Cecco Signa, Fabio Barovero, Marlene Kuntz
Produzione: Rossofuoco, Warner Bros Italia
Paese d’origine: Italia - 2008
Durata: 102 minuti
Data di uscita: 17 Aprile 2009

 

Irena Mirkovic (Kasia Smutniak) è una giovane regista teatrale d’avanguardia ed ha un grosso problema: ha accettato di curare in un istituto penitenziario una rappresentazione della Passione di Gesù Cristo, ma nonostante sia riuscita ad avere la fiducia dei detenuti, nessuno vuole interpretare il ruolo di Giuda. L’unica soluzione per la regista è raccontare la storia di Gesù in maniera alternativa, facendo a meno di Giuda e, quindi, del tradimento e di tutte le sue conseguenze. Ma il lavoro di Irena sarà tutt’altro che facile, scandito (e spesso complicato) dal suo rapporto conflittuale con il parroco del carcere don Iridio (Gianluca Gobbi), il direttore (Fabio Troiano), la tostissima suor Bonaria (Luciana Littizzetto) e la comunità dei detenuti.

“Tutta Colpa di Giuda” è un piccolo film italiano che Davide Ferrario (“Dopo Mezzanotte”) ha girato in maniera documentaristica in un’ambientazione inusuale e veritiera: il carcere di Torino, i cui detenuti hanno partecipato alle riprese interpretando sé stessi con smaccato ed ammirevole realismo. L’ambiente chiuso e tetro del penitenziario è raccontato come un microcosmo di storie e di varia umanità, con esiti oscillanti tra l’esilarante e l’amarognolo che arricchiscono il tema centrale della storia, ovvero la messa in scena della Passione.
Bella l’idea di far incontrare il neo-realismo del docu-fiction carcerario con il musical teatrale (con tanto di coreografie e canzoni), ispirato alla vera storia del regista stesso che ha lavorato per molti anni con i detenuti, in un film che si svela al tempo stesso comico, realistico, paradossale e delicato.
Non tutto è perfetto, in verità, con la realtà carceraria che non viene esplorata in maniera acuta, ma fa da semplice sfondo alla storia. Altro difetto è che la sceneggiatura di Ferrario ha una struttura troppo leggera per poter contenere tutti gli elementi e le riflessioni che il regista vorrebbe raccontare su temi come la libertà, il conflitto tra fede e ragione, l’amore conflittuale tra due persone agli antipoti per carattere e visione di vita.

Nonostante certe sue carenze, questo film è un prodotto coraggioso ed idealista, interessante più per le intenzioni e la messa in opera che per la storia in sé. Ottima, infatti, è la regia da report giornalistico, con sequenze “sporche” filmate con telecamera digitale che fanno da efficace e paradossale contrappunto all’artificiosità del Musical.
Molto brava anche la protagonista, una giovane e fresca Kasia Smutniak, calatasi con molta sensibilità nel suo personaggio.

Paolo Pugliese