A
causa di un incidente dell’autobus su cui stavano viaggiando,
un gruppo di turisti americani si ritrova bloccato nell’entroterra
brasiliano. Trovano riparo presso una splendida spiaggia dove
sorge un bar che finge da disinibito ritrovo sia di gente
locale che straniera e partecipano ad una splendida festa
durante la notte. Il mattino dopo si ritrovano derubati di
tutto e si incamminano a piedi verso il centro abitato più
vicino, mentre sono tenuti d’occhio da persone poco
raccomandabili invischiate in un traffico di organi umani...
TURISTAS è un thriller on the road che promette bene
all’inizio ma si perde alla fine, con una sceneggiatura
poco originale e creativa alle cui mancanze sopperisce in
parte il regista John Stockwell, il quale riesce a descrivere
bene la dimensione esotico-turistica del Brasile che si trasforma
progressivamente in un incubo, acuito da un senso dell’ignoto
che attende i protagonisti. Palpabile la tensione emotiva
e l’empatia che il regista riesce a creare tra i personaggi
del film ed il pubblico, con gli eventi narrati con occhio
(all’inizio) iperrealista ed un senso di smarrimento
ed incombenza che rende intrigante la prima parte del film.
Per
alcuni degli sprovveduti turisti finirà molto male,
soprattutto nella seconda parte del film dove però
la storia si accartoccia su sé stessa quando viene
introdotta la minaccia dei ladri d’organi, con un villain
sadico e privo di spessore; la lotta per la sopravvivenza
tra buoni e cattivi passa decisamente su toni surreali e si
rivela quantomai meccanica e banale, stemperando la tensione
e l’atmosfera lugubre del primo tempo.
Il film alla fine si risolve con un lunga caccia all’uomo
nella giungla, allungata da un inutile inseguimento sott’acqua
in caverne sottomarine, che si risolve con un calo pauroso
di credibilità e coerenza narrativa, chiudendosi con
un happy end consolatorio.
TURISTAS
è insomma un film interessante nelle premesse, ma comunque
inequivocabilmente riuscito a metà. Il cast è
composto da attori giovani, carini e sconosciuti che urlano,
corrono, muoiono e combattono, ma di cui si dimentica presto
volti e performances interpretative. Un punto di merito invece
al regista Stockwell, che dimostra di avere un buon bagaglio
tecnico, uno stile ambiguo e diverse buone intuizioni visive,
come, ad esempio, le sequenze dell’incidente dell’autobus
che finisce nella scarpata o il claustrofobico inseguimento
sott’acqua, due scene abbastanza complesse da filmare
e davvero ben realizzate.
Paolo
Pugliese