Come
dichiarare guerra ai film di guerra? La risposta è
“Tropic Thunder”.
Il film diretto da Ben Stiller mette in campo i migliori (ma
anche i peggiori) cliché dei war movie, partendo soprattutto
dalle tre top star coinvolte nel progetto (sia reale che cinematografico).
Partiamo dallo stesso Stiller, che interpreta Tugg Speedman,
il classico attore da action movie che ricicla sempre se stesso
e la sua idea sino allo sfinimento, ma nonostante questo sogna
di vincere l'Oscar un giorno affinché il suo "talento"
venga riconosciuto.
Robert Downey Jr. è invece Kirk Lazarus, lo specialista.
Pluripremiato attore drammatico, riconosciuto da tutti e apprezzato
dal pubblico e dalla critica ma con un unico difetto: il copione
prima di tutto. La totale immedesimazione estrema nella parte.
Infine Jack Black, Jeff Portnoy, il cui unico pregio e difetto
è l'essere il "divo" di una serie di film
cult intitolato "The Fatties" che trova nelle sue
flatulente battute l'apice creativo. Portnoy è vittima
di se stesso e della sua fama, trovando nella cocaina la via
di fuga nonché il mezzo per trovare la giusta direzione.
Personaggi bizzarri, ma figli dell'Hollywood odierna, quella
fatta di vizi, di virtù e di attori strapagati e sicuramente
a tratti un po' megalomani.
Le tre top star vengono catapultate dal set del più
costoso (e fallimentare) film di guerra nella vera jungla
piena di terroristi e di losche congreghe di narcotrafficanti.
Dalla finzione alla dura realtà della guerra, quella
che uccide e che trita la mente. Ognuno di loro attraverserà
un percorso personale, di inchiesta e di indagine su se stessi
sino a trovare una risposta e un senso alla loro carriera
di attori. Inutile dire che il film nasce come sottile parodia
di tutti i film di guerra sino ad ora prodotti. Si colgono
citazioni storiche, ammiccamenti vari da gloriose pellicole
come “Apocalypse Now”, “Platoon”,
“Salvate il Soldato Ryan”, “Quella sporca
dozzina” e persino “Rambo”.
Ben
Stiller si divide letteralmente nel realizzazione di questo
film: regista, produttore e attore. Motore della pellicola
intera, sorretta anche grazie all'aiuto di un brillantissimo
e ritrovato Robert Downey Jr. attore "bianco" che
accentua le eccentriche e stereotipate movenze, slang ed emotività
di un classico black soldier. Leggermente sottotono invece
il mai banale Jack Black, purtroppo racchiuso nella gabbia
di un personaggio mono-dimensionale cucito apposta per lui.
Menzione d'onore spetta sicuramente a Tom Cruise, autore di
una prova che nuovamente porta a farcelo amare per quello
che è: un buon attore. Forse le vicende di gossip e
di Scientology avevano deviato un po' la considerazione generale
che si ha dell'uomo da parte del pubblico, eppure eccolo qua
per un ruolo non di primissimo piano, ma funzionale e necessario
ai fini della trama. La prova data fa ben sperare per il suo
futuro cinematografico
Le
diverse chiavi di lettura rende “Tropic Thunder”
un film nel film. Un titolo sicuramente da guardare (al
cinema oppure in noleggio fra qualche mese, decidete pure
voi) che mostra che è possibile costruire un film
che ironizzi su temi delicati come quelli della guerra intrecciandolo
con tutti quei aspetti mondani di Hollywood che tanto fanno
ridere il pubblico. Certi vizi e richieste che mettono il
sorriso sulle labbra di "noi mortali", cose che
evidentemente stanno strette anche ad alcune star ancora convinte
del loro lavoro: quello di recitare.
Chicca finale: i finti trailer dei film fatti dai protagonisti.
Mattia
Sicuro