Arriva
in Italia il controverso “Tropa de Elite”, film
brasiliano campione d’incassi in patria che, con alto
ritmo ed un impianto spettacolare, mostra il pugno di ferro
dei cosiddetti Squadroni della Morte della Polizia di Rio
de Janeiro. L’anno è il 1997 ed in un clima di
estrema violenza, degrado sociale e prevaricazione in cui
le favelas sono territorio di bande di criminali e narcotrafficanti,
il capitano della squadra d’Elite Nascimento (Wagner
Moura), ha l’incarico di "pacificare" il quartiere
Morro do Turano in occasione della visita del Papa Giovanni
Paolo II. Ispirato a fatti realmente accaduti, “Tropa
de Elite” mostra il paradosso di una vera e propria
guerriglia urbana scatenata in previsione dell’arrivo
in città di un uomo di pace. Non ci sono buoni e cattivi,
ma poliziotti e civili che ci vengono mostrati nella loro
fallace umanità (vedi Nascimento, diviso tra il suo
incarico e la preoccupazione per la moglie, agli ultimi giorni
di gravidanza), mentre cadono sotto il peso dello stress,
lasciandosi andare ad azioni di inaudita violenza ed aggressività.
Orso
d’oro all’ultimo Festival di Berlino, “Tropa
de Elite” è il film più costoso della
storia del cinema brasiliano ed è una pellicola con
una storia a tinte forti che ha l’obiettivo di riprodurre
la drammatica cronaca nera di un paese martoriato dalla povertà
e dal crimine. Sicuramente il film dividerà il pubblico,
essendo già bollato come “fascista” da
diversi critici per la sua celebrazione di un modus operandi
estremamente violento della polizia, mentre gli stessi agenti
brasiliani hanno attaccato il film per la maniera “estrema”
con cui sono stati descritti; al di là di qualsiasi
etichettatura politica, “Tropa de Elite” racconta
fatti appartenenti ad un clima realmente vissuto dalla gente,
in cui la polizia appare come truppe paramilitari iper-addestrate
ed accessoriate abituate ad agire secondo il costrutto “a
mali estremi, estremi rimedi”, quindi ad usare
ogni mezzo per mantenere l’ordine, compresa la violazione
dei diritti umani e la tortura.
Il
film, però, cerca di mantenere la veste di asciutta
cronaca dei fatti, con una veste grafica spettacolare e ruvida,
filmata con telecamera a mano come un report giornalistico
e giocata spesso sul filo dell’ironia (vedi le sequenze
dell’addestramento oppure la voce fuori campo di Nascimento
che mitiga con le sue parole la crudezza di alcune scene),
mostrando una situazione tanto assurda e reale quanto ineluttabile:
da un lato criminali e trafficanti, dall’altra poliziotti,
entrambi corrotti o esaltati, mentre tra di loro c’è
una borghesia ipocrita ed apatica.
Un clima molto simile a quello del nostro paese, vedi i recenti
fatti di cronaca inerenti episodi di aggressione a sfondo
razzista, sportivo e politico-fascista (il giovane preso
a calci in testa ed ucciso a Verona).
Marco
Valerio