“Tron
Legacy" è il sequel del celeberrimo “Tron”
del 1982 che, con innovativi effetti speciali computerizzati,
introdusse per primo concetti allora sconosciuti come il Web
e la realtà virtuale. Protagonista di allora era Kevin
Flynn (Jeff Bridges), un giovane programmatore che veniva
suo malgrado digitalizzato ad opera di un raggio laser e confinato
nel ciberspazio, dove incontrava programmi antropomorfizzati
ed ingaggiava una lotta contro un potente computer. Il progetto
cinematografico di “Tron Legacy" è nato
sull’onda sia del crescente culto per la pellicola sia
anche per il successo commerciale del videogioco “Tron
2.0”, delineandosi sia come un reboot (cioè una
rinarrazione), che come un sequel, con una storia che ripercorre
quella del film originale ed al tempo stesso ne è una
prosecuzione, riprendendo i protagonisti di allora (Jeff Bridges
e Bruce Boxleinter) accanto al giovane eroe di questo film:
il figlio ventenne di Flynn, Sam (Garrett Hedlund), che cerca
il padre scomparso nel nulla da oltre vent'anni. Grazie ad
un messaggio del padre raggiunge la vecchia sala giochi che
il genitore gestiva negli anni '80, scoprendo un laboratorio
segreto dove un potente computer è in funzione da un
ventennio. Un raggio laser alle sue spalle si attiva e lo
digitalizza, facendolo entrare in un mondo virtuale dove bisogna
combattere in gigantesche arene per sopravvivere e dove un
programma malevolo chiamato Clu (Jeff Bridges) con le sembianze
del padre ne ha preso il posto dopo una rivoluzione digitale.
Sopravvissuto a vari duelli in arena, grazie all'aiuto della
guerriera Quorra (Olivia Wilde), Sam fuggirà ed incontrerà
il padre; insieme i tre inizieranno una lotta per contrastare
il dominio di Clu.
Nel
1982, nonostante il pubblico non fosse pronto per un film
del genere, “Tron” ha cambiato la storia del cinema
essendo il primo film in assoluto a fare uso di grafica 3D
realizzata al computer, proponendo un immaginario visivo d’avanguardia,
con metalinguaggio e concetti come spazio virtuale e rete
di dati, avanti anni luce per quell’ epoca. Ma se “Tron”
rivoluzionava con nuovi temi ed immagini, “Tron Legacy”
non inventa assolutamente nulla di nuovo, limitandosi a ripercorrere
la stessa strada dell’originale, impoverendone ulteriormente
la storia con uno sviluppo narrativo raffazzonato e sterile,
e sequenze ad effetto fini a sé stesse.
A livello visivo, “Tron Legacy” funziona. Quando
il film non ha pretese di dire qualcosa o di avere una trama
o dei protagonisti, allora e' un bel videoclippone artistico,
con una regia funzionale da parte dell’esordiente Joseph
Kosinski, spettacolari scenografie digitali e musiche techno-minimali
del duo Daft Punk. In quei momenti, lo si gode molto, ma dopo
22 minuti dall'inizio, la sceneggiatura rivela una povertà
imbarazzante di idee e caratterizzazioni dei personaggi, rinunciando
a trovare una propria strada ed adagiandosi su una serie di
citazioni-scopiazzature che rasentano il plagio da altri film
come “Guerre Stellari”, “Matrix Revolutions”,
“Blade Runner”, “Batman Begins” e
“2001 Odissea nello Spazio”.
Con
una terribile caduta di ritmo verso la metà del film,
“Tron Legacy” non solo va avanti come un insieme
mal messo di dejavu di altre pellicole, ma presenta una struttura
del racconto aleatoria a livello di sequenzialità e
coesione narrativa, mettendo in campo una serie di sviluppi
introdotti come situazioni importanti nel contesto della narrazione
che invece non portano a nulla e rimangono slegate dalla storia
principale, per non parlare di svariati personaggi che pare
abbiano un ruolo successivo e che invece scompaiono per sempre.
Sul fronte dei protagonisti, Sam è l'ennesimo bamboccione
americano senza un minimo di spessore, degno solo di finire
nel dimenticatoio accanto al figlio di Indiana Jones. Non
si capisce cosa fa, perché lo fa, si arrovella con
questa figura paterna che gli manca e che si duplica nel cattivo
Clu, frutto di un lifting digitale estraniante, tipo una statua
di cera col PC. Le figure di Quorra e del padre Kevin Flynn
non sono approfondite per niente, venendo risolte la prima
come una geisha digitale, mentre il secondo come una sorta
di vecchio saggio con poteri taumaturgici alla Obi Wan Kenobi
incappucciato di “Guerre Stellari”. Arriviamo
infine a Tron che, teoricamente, non fa nulla per tutto il
film. E' uno che non è lui, ma si capisce che è
lui, anche se non si sa in fondo poi quanto importi ai fini
della storia. C’è perché il suo nome è
anche il titolo del film. Punto. E' una specie di zombie corazzato
controllato da Clu che si riscatta in 1.2 secondi, così,
senza motivo, alla fine del film, giusto in tempo per mandare
all’aria il piano dei cattivi che stavano vincendo a
mani basse. Muore o rinasce non ci è dato saperlo,
forse nella prossima puntata.
Per
quanto riguarda infine la resa grafica tridimensionale, tutto
l'inizio del film e parte anche del resto è in 2D.
Stare a mettere o a togliere gli occhialetti quando sembra
che appaia il 3D e poi non appare è logorante. Tenerli
sempre in faccia, anche quando è in 2D, peggiora la
resa della visione. Quando c'e' il 3D pieno, le cose in compenso,
peggiorano. Gli effetti tridimensionali ad altissima velocità
sfuggono all’occhio. Non si fa in tempo a formarsi l'effetto
3D sulla retina che si passa ad un’altra sequenza, con
il risultato di vedere solo macchie di colori confuse che
si muovono non si capisce in che direzione. Il 3D finisce
per martoriare i colori splendenti che sono un marchio di
fabbrica di Tron, questo perché - come sanno tutti
- gli occhialetti per il 3D abbassano notevolmente la luminosità
originale. Abbassarla su un film come Tron, che basa gran
parte del suo fascino sui colori e sulla tonalità e
luminosità specifica di quei colori, è da sprovveduti
e sadomasochisti.
Riccardo
Corbò
Paolo Pugliese