TRON LEGACY

Titolo Originale: Id.
Genere: Avventura/Fantascienza
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Adam Horowitz , Edward Kitsis , Joseph Kosinski , Richard Jefferies
Cast: Michael Sheen, Olivia Wilde, Jeff Bridges, James Frain, Garrett Hedlund, Bruce Boxleitner, Serinda Swan, Amy Esterle, Beau Garrett, Brandon Jay McLaren
Colonna Sonora: Daft Punk
Produzione: LivePlanet, Walt Disney Pictures
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 127 minuti
Data di uscita: 29 Dicembre 2010

 

“Tron Legacy" è il sequel del celeberrimo “Tron” del 1982 che, con innovativi effetti speciali computerizzati, introdusse per primo concetti allora sconosciuti come il Web e la realtà virtuale. Protagonista di allora era Kevin Flynn (Jeff Bridges), un giovane programmatore che veniva suo malgrado digitalizzato ad opera di un raggio laser e confinato nel ciberspazio, dove incontrava programmi antropomorfizzati ed ingaggiava una lotta contro un potente computer. Il progetto cinematografico di “Tron Legacy" è nato sull’onda sia del crescente culto per la pellicola sia anche per il successo commerciale del videogioco “Tron 2.0”, delineandosi sia come un reboot (cioè una rinarrazione), che come un sequel, con una storia che ripercorre quella del film originale ed al tempo stesso ne è una prosecuzione, riprendendo i protagonisti di allora (Jeff Bridges e Bruce Boxleinter) accanto al giovane eroe di questo film: il figlio ventenne di Flynn, Sam (Garrett Hedlund), che cerca il padre scomparso nel nulla da oltre vent'anni. Grazie ad un messaggio del padre raggiunge la vecchia sala giochi che il genitore gestiva negli anni '80, scoprendo un laboratorio segreto dove un potente computer è in funzione da un ventennio. Un raggio laser alle sue spalle si attiva e lo digitalizza, facendolo entrare in un mondo virtuale dove bisogna combattere in gigantesche arene per sopravvivere e dove un programma malevolo chiamato Clu (Jeff Bridges) con le sembianze del padre ne ha preso il posto dopo una rivoluzione digitale. Sopravvissuto a vari duelli in arena, grazie all'aiuto della guerriera Quorra (Olivia Wilde), Sam fuggirà ed incontrerà il padre; insieme i tre inizieranno una lotta per contrastare il dominio di Clu.

Nel 1982, nonostante il pubblico non fosse pronto per un film del genere, “Tron” ha cambiato la storia del cinema essendo il primo film in assoluto a fare uso di grafica 3D realizzata al computer, proponendo un immaginario visivo d’avanguardia, con metalinguaggio e concetti come spazio virtuale e rete di dati, avanti anni luce per quell’ epoca. Ma se “Tron” rivoluzionava con nuovi temi ed immagini, “Tron Legacy” non inventa assolutamente nulla di nuovo, limitandosi a ripercorrere la stessa strada dell’originale, impoverendone ulteriormente la storia con uno sviluppo narrativo raffazzonato e sterile, e sequenze ad effetto fini a sé stesse.
A livello visivo, “Tron Legacy” funziona. Quando il film non ha pretese di dire qualcosa o di avere una trama o dei protagonisti, allora e' un bel videoclippone artistico, con una regia funzionale da parte dell’esordiente Joseph Kosinski, spettacolari scenografie digitali e musiche techno-minimali del duo Daft Punk. In quei momenti, lo si gode molto, ma dopo 22 minuti dall'inizio, la sceneggiatura rivela una povertà imbarazzante di idee e caratterizzazioni dei personaggi, rinunciando a trovare una propria strada ed adagiandosi su una serie di citazioni-scopiazzature che rasentano il plagio da altri film come “Guerre Stellari”, “Matrix Revolutions”, “Blade Runner”, “Batman Begins” e “2001 Odissea nello Spazio”.

Con una terribile caduta di ritmo verso la metà del film, “Tron Legacy” non solo va avanti come un insieme mal messo di dejavu di altre pellicole, ma presenta una struttura del racconto aleatoria a livello di sequenzialità e coesione narrativa, mettendo in campo una serie di sviluppi introdotti come situazioni importanti nel contesto della narrazione che invece non portano a nulla e rimangono slegate dalla storia principale, per non parlare di svariati personaggi che pare abbiano un ruolo successivo e che invece scompaiono per sempre.
Sul fronte dei protagonisti, Sam è l'ennesimo bamboccione americano senza un minimo di spessore, degno solo di finire nel dimenticatoio accanto al figlio di Indiana Jones. Non si capisce cosa fa, perché lo fa, si arrovella con questa figura paterna che gli manca e che si duplica nel cattivo Clu, frutto di un lifting digitale estraniante, tipo una statua di cera col PC. Le figure di Quorra e del padre Kevin Flynn non sono approfondite per niente, venendo risolte la prima come una geisha digitale, mentre il secondo come una sorta di vecchio saggio con poteri taumaturgici alla Obi Wan Kenobi incappucciato di “Guerre Stellari”. Arriviamo infine a Tron che, teoricamente, non fa nulla per tutto il film. E' uno che non è lui, ma si capisce che è lui, anche se non si sa in fondo poi quanto importi ai fini della storia. C’è perché il suo nome è anche il titolo del film. Punto. E' una specie di zombie corazzato controllato da Clu che si riscatta in 1.2 secondi, così, senza motivo, alla fine del film, giusto in tempo per mandare all’aria il piano dei cattivi che stavano vincendo a mani basse. Muore o rinasce non ci è dato saperlo, forse nella prossima puntata.

Per quanto riguarda infine la resa grafica tridimensionale, tutto l'inizio del film e parte anche del resto è in 2D. Stare a mettere o a togliere gli occhialetti quando sembra che appaia il 3D e poi non appare è logorante. Tenerli sempre in faccia, anche quando è in 2D, peggiora la resa della visione. Quando c'e' il 3D pieno, le cose in compenso, peggiorano. Gli effetti tridimensionali ad altissima velocità sfuggono all’occhio. Non si fa in tempo a formarsi l'effetto 3D sulla retina che si passa ad un’altra sequenza, con il risultato di vedere solo macchie di colori confuse che si muovono non si capisce in che direzione. Il 3D finisce per martoriare i colori splendenti che sono un marchio di fabbrica di Tron, questo perché - come sanno tutti - gli occhialetti per il 3D abbassano notevolmente la luminosità originale. Abbassarla su un film come Tron, che basa gran parte del suo fascino sui colori e sulla tonalità e luminosità specifica di quei colori, è da sprovveduti e sadomasochisti.

Riccardo Corbò
Paolo Pugliese