Franco
Campanella (Sergio Castellitto) è un padre di famiglia
mai cresciuto veramente. Un Peter Pan cinquantenne affettuoso
con la moglie Josephine (Martina Gedeck) ed i figli che adora,
ma assolutamente irresponsabile e preda del vizio del gioco.
Franco è infatti un giocatore compulsivo, che non riesce
a resistere a nessuna forma di azzardo, dal Poker alle scommesse
dei cavalli, dalla Roulette al Lotto. In occasione del matrimonio
della figlia Luisa, la sua famiglia è in febbrile preparazione
del giorno delle nozze, programmato con meticolosità
da Josephine che in esso vede anche l’occasione per
una sorta di riscatto sociale dopo tutti i problemi economici
(conti in rosso, prestiti, brutte figure) patiti
a causa del marito.
Franco vorrebbe anche lui contribuire, mettendosi in testa
di acquistare un bellissimo abito bianco alla figlia, anche
se le sue finanze non glielo permettano assolutamente. Nonostante
abbia promesso a moglie e figli di evitare qualunque colpo
di testa, per Franco il modo migliore per racimolare i soldi
necessari all’acquisto è tentare la fortuna al
gioco, mettendosi invece nei guai tra bische, strozzini e
camorristi accumulando debiti per diverse migliaia di euro.
Tris
di Donne ed Abiti Nunziali è una commedia agrodolce
interpretata da un cast di ottimi attori e diretta con mano
sicura da Vincenzo Terracciano, il quale riesce a mescolare
con efficacia ed equilibrio elementi comici, drammatici e
legati all’attualità di cronaca.
Tra i meriti del regista c’è anche il saper dirigere
senza sbavature i propri interpreti, descrivendo in maniera
realistica e non banale tanto una situazione familiare afflitta
da problemi economici, quanto il fenomeno del gioco d’azzardo.
Tra i suoi demeriti c’è invece il fatto di concentrarsi
principalmente sui personaggi principali senza curarsi di
descrivere quelli di contorno (grosso handicap per una
pellicola di riflessione neorealista), difetto a cui
si accompagna uno sviluppo narrativo lento ed eccessivamente
dilatato in alcuni passaggi, con un ritmo che assume standard
televisivi. Va considerato, però, che il film sconta
un pesante deficit costituito da una sceneggiatura imperfetta,
con uno scarso approfondimento del microcosmo quotidiano dei
protagonisti, oltre a dialoghi poco naturali e convincenti.
Pregevole
la performance di Sergio Castellitto, che riesce a delineare
un eroe assolutamente mediocre, accompagnato da un’ottima
patner come la tedesca Martina Gedeck (la ricorderete
in “La Vita degli altri” o “Le Particelle
Elementari”), ritrovando quella chimica vista nel
loro primo film insieme, “Ricette d’amore”
(2001), e risultando credibili e naturali nei propri ruoli.
Il cast è poi arricchito dalla freschezza dei giovani
Raffaella Rea e Paolo Briguglia e dalla presenza teatrale
di Iaia Forte.
Preziose, infine, nel fare da cornice alle vicende dei personaggi
le belle musiche del premio Oscar Nicola Piovani.
Marco
Valerio