Il
giovane e focoso D’Artagnan arriva a Parigi per arruolarsi
nei Moschettieri del re. Dopo non poche peripezie, D’Artagnan
si unisce a tre di loro - Athos, Porthos ed Aramis - e si
ritrova impegnato a scongiurare un ingegnoso piano ordito
dallo spietato cardinale Richelieu ai danni della corona di
Francia, in maniera da accentrare il potere reale nelle sue
mani. Dal classico romanzo di Alexandre Dumas, arriva sul
grande schermo una nuova versione dell'avventura d'azione
I tre moschettieri, concepita e girata con un 3D all'avanguardia.
Una
piccola premessa: ogni 10-12 anni circa, arriva puntualmente
nei cinema un nuovo adattamento del bel romanzo di Dumas,
“I Tre Moschettieri”, tradendo puntualmente non
solo le aspettative del pubblico, ma anche lo spirito dell’opera.
Visto il fallimento dei precedenti film (se si escludono i
due diretti da Richard Lester nella prima metà degli
anni ’70), viene da chiedersi se, insistere sul portare
al cinema un romanzo ormai lontano dai gusti del grande pubblico,
non nasconda un disegno collaudato da parte delle major di
produrre un film costoso che non abbia successo, in maniera
da pagare meno tasse nei bilanci di fine anno con l’inesorabile
ed attentissimo fisco americano. Il dubbio è lecito,
alimentato dalla pochezza delle recenti pellicole sui Tre
Moschettieri prodotte negli ultimi 30 anni: una lista nella
quale entra anche quest’ultimo film di cassetta di Paul
W.S. Anderson (“Resident Evil”, “Deathrace”);
quest’ultimo adattamento, però, cerca una propria
strada e si contraddistingue per essere una sorta di reboot
proto-moderno del romanzo di Dumas, concedendosi molte licenze
poetiche ed aggiornandone storia e dinamiche con l’inserimento
di elementi pescati dall’immaginario videoludico di
ultima generazione. La storia viene sfoltita ed alleggerita,
lasciando solo i suoi elementi sostanziali più importanti,
con uno sviluppo semplice e lineare accompagnato da una impostazione
visiva simile a quella di un videogioco: ed ecco che Milady
diventa un’avventuriera-spia con capacità alla
Lara Croft/Tomb Rider, oppure Atos ed Aramis vengono rimodulati
come agenti segreti-assassini stile personaggi del blockbuster
delle consolle “Assassin Creed”, con tanto di
combattimento finale con il Boss di fine livello.
Il
film sterza con una certa disinvoltura su versante dell’action
fantasy, con navi volanti, armi fantascientifiche, trappole
ingegnose nello stile dei film di Indiana Jones e duelli che
inseguono l’estetica cinetica dei Wuxiapian cinesi,
allontanandosi da qualsiasi elemento realistico e di veridicità
storica. Per quanto sia la classica americanata esagerata
e fittizia, “I Tre Moschettieri” è un film
che riesce ad intrattenere con un certo, sano, divertimento;
ma a patto naturalmente di sorvolare tanto su tutte le sequenze
ad effetto improntate più sul fronte estetico che su
quello narrativo, quanto sul fatto che i personaggi sul grande
schermo hanno davvero poco a che fare con quelli del romanzo.
Appare comunque rilevante lo sforzo di reinventare, in chiave
moderna e intrigante, una saga classica come quella di Dumas,
avvalendosi di un professionista come Paul W.S. Anderson:
un regista di cinema commerciale con uno stile tanto eclatante
quanto elegante. Dal suo lavoro traspare sia un certo gusto
per la spettacolarità e il gigantismo visivo, sia un
modus operandi non improntato sull’ abuso di una regia
spezzettata da videoclip. La pellicola ha un’impostazione
lineare ed agile della sequenza filmico-narrativa, dalla quale
traspare una certa finezza nella costruzione delle scene e
nella scelta delle inquadrature, tanto nelle sequenze d’azione
che in quelle di dialogo. Infine, sul fronte interpreti, ad
eccezione del bravo Christoph Waltz nel ruolo del Cardinale
Richelieu, e dell’elegante ed ironica Milla Jovovich
in quello di Milady, il cast del film è quasi tutto
anonimo, con punte di involontaria ridicolaggine (Orlando
Bloom, con ciuffo alla Rockabilly).
Marco
Valerio