Si
direbbe che negli States sia tornato di moda il comico, le
cui tracce si espandono ben al di fuori delle produzioni di
genere. Alcune pellicole recenti presentano i segni di un
improbabile contagio, una sorta di ibridazione che uccide
sul nascere l'identità propria dei singoli film. Il
trend sembrerebbe essere quello di dover far ridere a tutti
i costi. Non è dato sapere se si tratti di pregiudizio,
ma il sospetto è forte. Gli autori di certi kolossal
hollywoodiani sembrano partire da preconcetto: i film tratti
da fumetti, serie animate, videogames o vecchie linee di giocattoli
non possono essere presi troppo sul serio. Di pari passo arriva
la banalizzazione dell'opera, fino a che l'intensità
drammaturgica non arranca per mantenersi in vita. E' così
che certe sceneggiature vengono infarcite di situazioni al
limite del grottesco.
Il
paradosso sta nel fatto che si tratta di scene realmente efficaci:
gli spettatori ridono, ma le risate scoppiano troppo spesso
e, soprattutto, nei momenti meno opportuni. I ritmi si smorzano,
la tensione sobbalza come a corrente alternata. Il pathos
ne risente, anche se, per fortuna, non al punto da demolire
quanto di buono c'è nell'insieme. Lo si è visto
nelle ultime proposte legate ai supereroi Marvel ("Spiderman
3", "I Fantastici Quattro e Silver Surfer"),
e ora la tendenza si concretizza anche in Transformers.
Le gag si susseguono repentine a causa di dialoghi che sembrano
essere stati scritti da nerd infoiati. Battute alla American
Pie, ironia alla Scary Movie: viene il sospetto
di aver sbagliato sala. Ma poi arrivano Optimus Prime
e i suoi, e si capisce che non c'è niente che non va.
Se non nel registro dei testi.
Il
resto del film funziona come un ingranaggio quasi perfetto,
oliato come una macchina bella da mozzare il fiato. Proprio
come quei robottoni mutaforma, capaci di scatenare le nostalgie
dei vecchi fan, ma anche di conquistare gli scettici dell'ultima
ora. La realizzazione tecnica dei protagonisti è quanto
di meglio sia rintracciabile nel panorama cinematografico
mondiale. Gli effetti speciali riescono a creare una schiera
di personaggi tecnologici che sembrano avere vita propria.
Non soltanto sono credibili (risultato di per sé importante,
visto il rimando a un'estetica ormai superata), ma essi si
muovono come attori rodati, fluidi nelle movenze e addirittura
espressivi nella mimica. I combattimenti tra Autobot
(i Transformers “buoni”) e
Decepticons (quelli “cattivi”)
sono
quanto mai ariosi e danno forma a uno spettacolo che può
vantare davvero pochi eguali. Le musiche e gli effetti sonori
fanno il resto, conferendo spessore anche alle scene guastate
dalla comicità fuori sede, alzando il ritmo anche mentre
questo cade in picchiata per colpa di una mentalità
filmica che non ha il coraggio di premere con decisione sul
pedale dell'epicità.
A
rendere la pellicola ancor più interessante è
la forza celata dietro la saga dei Transformers,
un'epopea che anche grazie alle potenzialità tecniche
di oggi sembra non soffrire affatto i segni del tempo, ma
addirittura di beneficiarne. Verrebbe da ringraziare la povertà
di idee del cinema odierno, colto sempre più spesso
in flagrante a saccheggiare le risorse di altri media, a rispolverare
i vecchi cimeli relegati in soffitta, regalando nuova linfa
a quei personaggi dell'immaginario che meriterebbero di non
venir mai dimenticati tra i ricordi d'infanzia.
Simone
Celli
Nota:
Trasposizione cinematografica dal vivo dell’omonimo
cartone animato di culto degli anni ’80, a sua volta
ispirato alla linea di giocattoli della Hasbro composta da
robot trasformabili in automezzi, TRANSFORMERS racconta una
guerra tra due schieramenti opposti di robot giganti trasformabili.
Essi sono sonde aliene robotiche e senzienti che, arrivate
sulla terra, si adattano alle forme di alcuni mezzi terrestri
per mimetizzarsi ed iniziano una guerra per cercare un antico
manufatto extraterrestre. Il film stato scritto dalla coppia
di sceneggiatori Alex Kurtzman e Robert Orci (autori del serial
televisivo “Alias” e sceneggiatori del thriller
fantasy “The Island”, sempre prodotto dalla Dreamworks)
mentre la regia è stata affidata all'adrenalinico Michael
Bay (“Armageddon”,”Pearl Harbour”,”The
Island”), a suo agio con produzioni di grosso budget
e di genere SF, come questo faraonico blockbuster.