Si
conclude con questo film la trilogia dedicata ai robottoni
senzienti, cominciata nel 2007 con ben altre pretese e ben
altra qualità. Chi avesse visto il film precedente,
ricavandone un travaso di bile per la sceneggiatura al limite
dell’offensivo, le battute volgari e soprattutto i soldi
buttati per un film che non valeva il costo del biglietto,
ora potrà tirare un sospiro di sollievo: il terzo film
è narrativamente superiore al secondo e, come è
facile aspettarsi, caratterizzato da un enorme apporto di
effetti speciali e sequenze d’azione che, comunque,
compensano solo fino ad un certo punto una sceneggiatura francamente
e tristemente mediocre. Il terzo film purtroppo non gode dell’apporto
degli sceneggiatori originali del primo film e si vede: il
film presenta una storia semplice semplice, che non si amalgama
con quanto raccontato nel primo film (non che Bay abbia mai
dato eccessivo peso a queste cose), con i Transformers che
conoscono già ai tempi di Kennedy l’esistenza
del sistema solare, visto che da quel dì ci si schiantano
con costanza e serietà, mentre nel primo film ci era
stato detto che l’avevano scoperto solo perché
molto tempo prima un loro artefatto, tanto per cambiare, ci
si schiantasse. La storia ora vede i cattivi (i Decepticons)
portare un attacco diretto alla Terra e fare morti a vagonate,
con i buoni (gli Autobots e gli umani) che, pochi, male armati
e peggio coordinati, con spago, filo e bazooka rimettono le
cose a posto, lasciando come sempre ad Optimus Prime il palcoscenico
per la rissa finale.
Ma
scavando sotto i milioni di dollari spesi in effetti speciali,
cosa rimane di buono?
Molto poco in realtà. La storia è solo un abbozzo,
ma qui per lo meno ha un senso, i robot sono pochi e lo spettatore
capisce chi sta sparando a chi, la nuova ragazza copertina
non fa rimpiangere Megan Fox (allontanata dal cast per aver
criticato il regista) e non ci sono problemi di geografia,
visto che tutta l’azione si svolge negli USA. Il cast
fa poi quello che può, cioè urlare, sparare,
scappare, maledire e farsela sotto quando il momento lo richiede,
ma almeno le battute sono prive di riferimenti e stereotipi
sessual-razzisti e sono stati eliminati tutti i personaggi
umani e robotici che nel precedente film hanno fatto infuriare
(d’altronde Bay è ecumenico e non voleva escludere
nessuno) nell’ordine: gli afroamericani, gli italoamericani,
gli ispanici, gli ebrei e tutti i genitori che hanno portato
i figli piccoli a vedere un film che in teoria era pensato
per loro. L’altra faccia della medaglia presenta purtroppo
e nuovamente i tipici difetti dei film di Bay, difetti che
hanno funestato anche il film precedente: una durata eccessiva
della proiezione, sequenze ridondanti e ripetitive e l’incapacità
di gestire sensatamente i protagonisti umani della storia,
sprecando malamente il talento sia di attori che già
avevano prestato le loro abilità recitative nei capitoli
precedenti, come John Turturro, sia i nuovi arrivati, tra
cui si annoverano nomi del calibro di John Malkovich, il premio
Oscar Frances McDormand e la star televisiva Patrick Dempsey.
Né
va meglio agli attori “digitali”: desta sconcerto
il modo con cui si è scelto di sprecare i nuovi arrivi
nei due campi, in particolare il Decepticon Shockwave, che
avrebbe potuto tranquillamente rivestire il ruolo da cattivo
principale ed invece non ha avuto nemmeno il piacere di una
battuta. Per non parlare di robot che ritornano solo per essere
definitivamente frullati senza che questo contribuisca minimamente
alla storia. È infine emblematico il caso del ritorno
di Megatron, che da abile e temuto guerriero dei primi due
film diventa qui un minus habens, capace di farsi abbindolare
dalla nuova Transformers-girl con il trucco più vecchio
del mondo: instillare dubbi a sufficienza per spingerlo a
rivedere priorità ed alleanze, ovviamente nel momento
peggiore per lui.
Spielberg (produttore esecutivo del primo film e forse anche
qualcosa di più), dove sei?
Giulio
Pesce