TRANSAMERICA

Titolo Originale: Id.
Genere:
Commedia
Regia:
Duncan Tucker
Sceneggiatura:
Duncan Tucker
Cast:
Felicity Huffman, Kevin Zegers
Colonna Sonora:
David Mansfield
Produzione: ---
Paese d’origine:
USA - 2005
Durata:
103 minuti

 

Bree ha tutte le doti che una donna vorrebbe avere: è elegante, colta, ironica, determinata. L’unico problema è che Bree si chiama in realtà Stanley e non è una donna, ma un transessuale in procinto di operarsi per conquistare definitivamente la propria identità sessuale. Ai problemi di Bree di una vita “a metà”, complicata dalle incomprensioni con i propri genitori (che non l’accettano) e con i suoi due lavori (con i quali si mantiene e risparmia per l’operazione), si aggiunge la notizia scioccante di avere un figlio adolescente, nato da una relazione ai tempi del college e che Bree ignorava di avere. La terapista di Bree le fa poi sapere che darà il suo placet alla tanto agognata operazione se lei incontrerà il figlio, un ragazzo molto problematico detenuto a New York. Bree si mette dunque in viaggio e, non avendo il coraggio di confessare al figlio di essere il padre, si presenta a lui come una sorta di missionaria, portandoselo dietro in un viaggio attraverso l’America (e da qui il titolo dal duplice significato) che vedrà i due prima non sopportarsi e poi iniziare un rapporto, difficile e controverso, ma pur sempre un inizio.

Produzione indipendente (e si vede), slegata dalle major e dai canoni piatti di Hollywood, questo “Transamerica” si rivela una commedia agile e ben fatta, a tratti volutamente sgradevole (come lo è anche la vita) ma anche introspettiva senza essere né pedante né moraleggiante. La storia percorre i modelli cine-narrativi dei film “on the road” e della commedia degli equivoci: i due protagonisti, all’inizio malamente assortiti, viaggiano senza sapere niente l’uno dell’altro (il ragazzo ignora che la donna che lo ha fatto uscire dal carcere è in realtà il padre che sta cercando da tempo) e senza trovare un punto d’incontro tra loro su cui grava anche l’equivoco; il viaggio che fanno, costruito anche con ottimi dialoghi, è destinato ad avere una duplice e metaforica bivalenza, essendo sia geografico che introspettivo per l’animo di entrambi.
A noi “Transamerica” è piaciuto davvero molto, rivelandosi uno dei film migliori distribuiti dall’inizio di questo nuovo anno. I fattori positivi sono molti, cominciando prima di tutto dal fatto che la storia affronta tematiche “scabrose” con molta attenzione e sensibilità, evitando qualsiasi superficialità o retorica ma senza fare nessuno sconto allo spettatore: qui non si ride e basta ma ci si commuove e ci si indigna pure.

La protagonista non è descritta né interpretata come una macchietta ma si rivela un personaggio profondo e pieno di umanità, assolutamente “normale” nella sua “anormalità”; un plauso alla bravissima Felicity Huffman (giustamente candidata all’Oscar), rivelatasi ottima attrice brillante nel serial televisivo di culto “Desperate Housewives”, che qui si conferma interprete attenta ai dettagli ed alle sfumature del suo personaggio nonché coraggiosa nell’interpretarlo e sottoporsi ad un pesante trucco che ne ha alterato i tratti femminili. Bellissimo poi il finale, aperto ed assolutamente non consolatorio, che segna ulteriormente la marcata distanza stilistica di questa bella produzione indipendente dalle solite ed edulcorate produzioni hollywoodiane.

Paolo Pugliese