Josh
Kovacs (Ben Stiller) è l’amministratore della
Tower Heist, un prestigioso condominio di lusso che si affaccia
sul Central Park di New York; da anni dirige con professionalità
lo staff di persone che badano alle esigenze dei residenti.
Proprio nello sfarzoso attico in cima a questo grattacielo
è costretto agli arresti domiciliari il magnate della
finanza Arthur Shaw (Alan Alda), accusato di aver rubato 2
miliardi di dollari ai suoi investitori. In quei soldi c’erano
anche i guadagni ed i fondi pensione di Josh e di tutti gli
altri impiegati del palazzo, che così hanno perso le
loro rendite pensionistiche. Josh medita allora una vera e
propria rivalsa: risarcirsi delle perdite andando a rubare
nell’attico di Shaw. Per farlo, unisce le forze con
suo cognato (Casey Affleck), un ascensorista esperto in elettronica
(Michael Pena), un ragioniere licenziato (Matthew Broderick),
ed una cameriera esperta in scasso (Gabourey Sidibe). Viene
realizzato un piano, ma perché riesca devono chiedere
aiuto ad un ladro professionista, l’infido Slide (Eddie
Murphy).
Dopo
anni di commedie stupide e mediocri, è davvero un piacere
vedere un esempio di film di genere che si eleva ampiamente
sopra la media. Forte di una sceneggiatura scritta ad 8 mani
(ben quattro gli sceneggiatori!), ma perfettamente raccordata,
“Tower Heist” si rivela una pellicola che riesce
a mescolare brillantemente i toni del crime-movie con quelli
della commedia e dell’attualità (crisi economica,
finanzieri senza scrupoli e investitori truffati), fotografando
una drammatica realtà sociale e contemporaneamente
riportando in auge il genere dei film-rapina degli anni ’70
(vedi, ad esempio, “Una Calibro 20 per lo Specialista”),
con pianificazione e messa a punto di un grosso colpo.
Girato
in maniera agile ed attenta da Brett Ratner (“Red Dragon”,
“Rush Hours”), il film propone una storia snella
e scattante, i cui incipit principali non sono gratuiti, ma
perfettamente plausibili nello sviluppo narrativo, con persone
normali – truffate, arrabbiate ed anche disperate
– che tentano di riappropriarsi del proprio futuro (i
fondi pensionistici) arrivando a concepire un’ardita
rapina. I punti di forza del film sono almeno tre: i toni
brillanti che accompagnano il racconto e che non si sciolgono
in gags meccaniche o gratuite, esplicandosi invece in dialoghi
serrati e diverse trovate fulminanti; l’ambientazione
ultra-organizzata della Tower Heist, alla quale il film dedica
ampio spazio, presentandone dinamiche, personaggi e dettagli
che aggiungono sostanza alla trama; i protagonisti, infine,
sui quali ruota l’intera storia, che riescono a creare
tra loro delle briose interrelazioni di gruppo, sottolineate
da molti, frizzanti, scambi di battute.
Grazie
poi all’abilità di Ratner come regista di film
d’azione, “Tower Heist” raggiunge anche
un alto livello di spettacolarità durante la messa
in opera della rapina: rivelazioni, imprevisti e colpi di
scena si susseguono in un rapido montaggio, rendendo la storia
incalzante, fino ad arrivare ad un epilogo a sorpresa, forse
un po’ semplicistico nella sua conclusione, ma comunque
non completamente scontato. Un plauso al cast, dove i due
protagonisti Ben Stiller ed Eddie Murphy non riempiono la
scena, facendo invece lavoro di gruppo con gli altri attori,
i quali hanno spazio per caratterizzare i propri personaggi:
da questo punto di vista, i vari Matthew Broderick, Casey
Affleck, Michael Pena ed una Tea Leoni più simpatica
del solito, pur non avendo un sostanziale peso all’interno
della storia, contribuiscono sicuramente ad arricchirne il
tessuto con caratterizzazioni spiritose, ma non forzate. Menzione
speciale per Alan Alda, che interpreta senza sbavature la
figura di un cattivo moderno, freddo, compassato ed arrogante.
Paolo
Pugliese