THIS MUST BE THE PLACE
 

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia/Drammatico
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Cast: Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Kerry Condon , Harry Dean Stanton, Judd Hirsch
Colonna Sonora: David Byrne
Produzione: Indigo Film, Lucky Red, Medusa Film
Paese d’origine: Italia /Francia /Irlanda - 2011
Durata: 120 minuti
Data di uscita: 14 ottobre 2011

 

Cheyenne (Sean Penn) è un’ex-Popstar della musica Dark inglese degli anni ’80, ritiratosi dalle scene da oltre un ventennio. L’uomo si trascina annoiato e depresso in una vita senza impegni, senza figli e senza responsabilità, con la presenza di due sole donne: l’ironica moglie Jane (Frances McDorman), che gli fa quasi da mamma, e la giovanissima Mary (Eve Hewson), inquieta ragazza Emo che Cheyenne vorrebbe far fidanzare con il timido responsabile di una caffetteria. La monotonia della sua vita viene scossa dalla morte del padre, con cui non parlava da anni. Dopo averne letto i diari, per noia e per un senso di colpa nei confronti del genitore, Cheyenne decide di mettersi sulle tracce di un criminale nazista nascosto negli Stati Uniti, il quale umiliò suo padre in un campo di sterminio tedesco. Per lui la ricerca diventerà non solo un viaggio nel cuore dell'America, ma anche un ritorno alle radici familiari ed un modo per superare un pesante rimorso che lo aveva spinto ad abbandonare la sua carriera musicale.

Prendendo in prestito il titolo da una famosa canzone di David Byrne, autore della colonna sonora e presente in un cameo nel ruolo di sé stesso, “This Must Be The Place” è l’atteso, nuovo film di Paolo Sorrentino, autore de “Il Divo” e “Le conseguenze dell’Amore”; il regista napoletano dirige con abilità e creatività visiva un noir esistenziale che si trasforma in una commedia on the road ed, al tempo stesso, in un film sull’olocausto e sulla crescita individuale di ognuno di noi. La storia, come ha spiegato lo stesso Sorrentino, procede su tre binari: c’è un lato intimo, inerente una persona adulta mai cresciuta completamente e la mancanza di rapporto tra padre e figlio, che porta ad un discorso più ampio, con la ricerca di una forma di pacificazione con l'orrore nazista. E c'è infine l'ironia di una commedia stralunata, grazie ad un personaggio singolare che porta su di sé tutto il peso del film. Penn si cala con grande misura nel ruolo dell’adulto immaturo Cheyenne, che grazie a questo viaggio completerà finalmente il suo percorso esistenziale, giungendo alla maturità e anche alla riappacificazione con sé stesso e con le proprie origini. Con un look da rockstar stile Robert Smith (leader dei Cure), con rossetto, cerone bianco sul volto e un'appariscente parrucca cotonata, Penn interpreta con humor controllato un personaggio a forte rischio di risultare una macchietta grottesca, ma che tanto l’attore quanto la sceneggiatura riescono a delineare in maniera credibile ed intrigante: un uomo a prima vista apatico ed infantile, contraddistinto da una voce sottile e monotona, unita ad una lentezza nei movimenti (prodotta da eccessi di alcol e droghe), che però con il tempo rivela avere un animo fragile e tormentato, iniziando un viaggio di ricerca senza nessuna dote da investigatore, sfoderando virtù inaspettate come sarcasmo, costanza flemmatica ed una certa astuzia mista ad una candida sensibilità.

Il film ha forti contenuti introspettivi, con ogni sequenza che assume un determinato significato, sia per la progressione della trama, sia per l’evoluzione del suo protagonista, sincronizzandosi con la sua lentezza e seguendolo passo passo tra anonime camere d’albergo, telefonate alla moglie, cene solitarie nei dinner, incontri con varia umanità (un tatuatore, una cameriera-ragazza madre, una vecchia maestra, un inventore). Sorrentino affronta il mito americano, immergendosi nella sua grande provincia, tra vasti spazi naturali ed algide cittadine, narrate in sequenze di grande gusto visivo; la regia accuratissima dona alla ricerca di Cheyenne sfumature di un viaggio onirico dell’anima, incentrato su un personaggio che incarna anche un forte senso nostalgico di certe atmosfere musicali inglesi degli anni ’80. Nel cast c’è anche Frances McDormand (Oscar per “Fargo”), la quale si ritaglia un bel personaggio: quella della moglie pompiere ed ex-groupies del protagonista, ironica, materna, innamorata del suo uomo. Bella la prova anche della giovane attrice emergente Eve Hewson, nel ruolo di Mary, anche se il suo personaggio viene ben presto accantonato durante la progressione della storia, lasciandolo un po’ in sospeso. E questa è una delle caratteristiche del film che convince di meno, con diversi personaggi introdotti ed abbandonati forse troppo frettolosamente, senza dargli un senso veramente compiuto. Il lungo finale si rivela poi eccessivamente sospeso e straniante, con il regista che finisce per calcare troppo la mano nei propri intenti metaforici, di analisi cerebrale e di riflessione esistenziale.

 

Paolo Pugliese