Niente
è come sembra.
Sia sul palco di un teatro, assistendo ad un numero di illusionismo
da parte di un mago, sia da una poltrona di un cinema, guardando
questo film.
THE PRESTIGE segna l’atteso ritorno di Christopher Nolan,
il talentuoso regista di film come “Memento”,
“Insomnia” ed il blockbuster iper-realistico “Batman
Begins”, il quale ha scritto insieme al fratello Jonathan
un film complesso e sfaccettato dal punto di vista psicologico,
arricchendone la storia con elementi noir e di mistery. Protagonisti
del film, due nuove star di Hollywood dall’indubbio
talento e fascino come Hugh Jackman (i tre “X-Men”,
“Kate & Leopold”, “Codice Swordfish”)
e Christian Bale (“Batman Begins”, “L’Uomo
senza Sonno”, “American Psycho”), affiancati
da un cast interessante composto dai nomi del premio Oscar
Michael Caine (“Un Lavoro all’Italiana”,
“Ipcress”, “Gambit”), Scarlett Johansson
(“Lost in Traslation”, “Match Point”),
la pop star David Bowie (“Furyo”, “L’Uomo
che cadde sulla terra”) ed il caratterista Andy Serkis
(il Gollum de “Il Signore degli Anelli”).
Il film è ambientato nella Londra vittoriana di fine
‘800, con la storia di un’amicizia che col tempo
si trasforma in rivalità e poi in odio. Protagonisti
del film Robert Angier (Jackman) ed Alfred Borden (Bale):
due amici che, da compagni nell’apprendere i segreti
dell’illusionismo, diventano entrambi maghi e col tempo
anche rivali in teatro, anzi, acerrimi rivali. La morte della
moglie di Robert, accidentalmente provocata da Alfred, segna
il punto di rottura tra i due e quando Alfred ottiene un enorme
successo grazie ad un nuovo ed incredibile trucco di illusionismo
che ha messo a punto, Robert per rivalsa tenta a tutti i costi
di carpirne i segreti. La rivalità e l’invidia
sfoceranno in odio, con i due uomini che tenteranno di assimilare
i rispettivi trucchi, sabotarsi a vicenda ed anticipare le
mosse l’uno dell’altro, trasformandosi addirittura
in assassini pur di realizzare la magia più spettacolare.
Ci sbilanciamo a definire THE PRESTIGE come la migliore offerta
cinematografica di questo periodo post-natalizio: un film
coinvolgente ed affascinante, sia da un punto di vista narrativo
che da quello visivo. Il primo è scandito su una doppia
narrazione sfasata temporalmente, con i due protagonisti che
raccontano la propria vita attraverso la lettura dei rispettivi
diari, alla cui fine c’è una sorpresa per entrambi
ed anche per il pubblico; parte del finale è anticipato
nelle prime sequenze del film e questo disorienta lo spettatore
che viene condotto a ritroso da Nolan in una vicenda labirintica,
a base di trucchi, illusioni, vendette e piani machiavellici,
fino ad arrivare ad una doppia risoluzione abbastanza interessante,
ma tenuta in sospeso un pò troppo, con il risultato
che gli spettatori più attenti arrivano a capire e
prevedere la serie di colpi di scena che chiudono il film.
Questo, comunque, non guasta l’impianto narrativo, che
si rivela un sofisticato gioco di specchi sulla percezione
alterata della realtà [definizione del giornalista
Domenico Barone] oltre le apparenze.
Da
un punto di vista visivo, invece, il film è intrigante
per l’ambientazione del mondo degli illusionisti teatrali
del secolo scorso, estremamente curata per atmosfere, dinamiche
ed ingegneria dei trucchi, con un’ottima ricostruzione
degli ambienti ottocenteschi inglesi (belli i costumi e le
scenografie sia degli interni che dei teatri).
Nolan racconta con sequenze di ampio respiro (suggestive,
ad esempio, le immagini ambientate in teatro e quelle inerenti
la preparazione degli artifici) ma dall’impostazione
statica ed ipnotica, senza virtuosismi di cinepresa e con
abbondanza di primi piani, simili a dei ritratti che rivelano
progressivamente l’animo dei vari personaggi. Il carattere
intimista della storia non è una limitazione, anzi,
un ulteriore arricchimento per il film, che illustra anche
un interessante tema della doppia identità e tratta
fattori umani come la fantasia e l’ossessione, la competitività
e l’invidia, l’odio e la vendetta.
Buone le interpretazioni di Hugh Jackman e Christian Bale,
nel ruolo di due personaggi estremamente ambigui ed ambiziosi,
l’uno l’immagine speculare dell’altro: se
però Jackman appare affascinante ma un pò legato
e rigido a livello espressivo, Bale si dimostra invece un
attore di classe, riuscendo ad esprimere tutta l’ossessione,
la creatività ed il senso di colpa del suo personaggio,
risultando il carachter nei cui confronti si calamita maggiormente
l’attenzione dello spettatore.
Ben dosato nei suoi elementi narrativi e nella loro progressiva
esposizione, THE PRESTIGE è una sorta di noir post-moderno,
psicologico e drammatico, narrato con un ritmo agile e sostenuto.
Un lavoro quasi perfetto, guastato purtroppo da qualche incongruenza,
come una lieve virata verso la fantascienza che ne rovina
l’atmosfera hitchcockiana ed un finale che, dopo la
rivelazione finale, si chiude in maniera brusca e parzialmente
irrisolta, lasciando interdetti gli spettatori (compreso il
sottoscritto), ma con il lieve sospetto che il regista ci
abbia volutamente portato a credere quello che lui voleva
noi credessimo fino al calare del sipario.
Niente
è come sembra abbiamo detto prima, perché il
film gioca con lo spettatore proprio come un numero di prestigio,
illustrandone le regole fondamentali: ogni trucco è
composto infatti da tre elementi consequenziali, ovvero la
Promessa (mostrare qualcosa agli spettatori), la Svolta (trasformarla
davanti a loro) ed infine il Prestigio (il trucco finale che
li meraviglia); perché essi funzionino, l’attenzione
del pubblico deve essere sviata affinché non guardino
veramente il trucco, ma ciò che gli si pone davanti
celandolo. Ed il film è appunto costruito narrativamente
come un atto di illusionismo, con l’esposizione della
Promessa e della Svolta, mentre l’attenzione dello spettatore
viene sviata dal regista fino ad arrivare alla soluzione finale,
il Prestigio.
Paolo
Pugliese