Tratto
da un allestimento teatrale curato dal mitico Steppenwolf Theatre,
THE LIBERTINE è il nuovo film interpretato dal camaleontico
Johnny Depp qui calato nei panni (veri) del celebre John Wilmot,
conte di Rochester: poeta scandaloso e spregiudicato, amante del
teatro, mecenate di artisti vari ma anche amico e confidente di
re Carlo II.
Ambientato nella Gran Bretagna del XVII secolo, il film racconta
la vita di Wilmot che, affermandosi presso la corte reale, accompagna
all’attività di poeta decadente anche una condotta
di vita estremamente licenziosa per quei tempi, organizzando festini
ed orge a cui partecipa anche re Carlo, del quale diviene grande
amico ma anche suo sbeffeggiatore nei testi che scrive. Dando
duplice scandalo sia con la sua condotta privata sia con i suoi
poemi e le sue arditissime piece teatrali, Wilmot viene descritto
nel film come una proto-rockstar che, però, nel suo intimo
vive un tormento esistenziale (accentuato dall’incontro
con un’attrice di teatro di cui si innamora perdutamente)
che sfocerà in una depressione autodistruttiva che lo porterà
alla rovina.
THE
LIBERTINE è un apologo sull’ascesa e la decadenza
di un artista morto poco più di trent’anni di età
per sifilide ed alcolismo che visse una vita breve ma intensa,
pioniere dell’anticonformismo e con il coraggio di andare
oltre i limiti della morale del suo tempo. Il film è molto
interessante da questi due punti di vista ed è diretto
dall’esordiente ma tecnicamente bravo Laurence Dunmore,
il quale racconta con una certa efficacia (ma che resta ferma
in superficie, senza scavare in profondità) un’epoca
torbida di decadenza e di forti contraddizioni, “vissuta”
attraverso gli occhi del protagonista.
Purtroppo, nonostante un forte impatto a livello visivo (bellissima
la Londra oscura e torbida) il film non è perfetto perché
illustra i fatti senza raccontarli veramente: manca un’introspezione
dei personaggi e tutto rimane “sospeso”, senza troppe
riflessioni. La natura stessa e le scelte del protagonista vengono
illustrate in maniera superficiale ed appaiono quindi poco giustificate
se non gratuite perché il pubblico non è messo in
condizione di comprendere in pieno l’animo (e gli strazi)
del personaggio.
Tutto
è troppo poco approfondito ed a peggiorare le cose c’è
anche che certi passaggi narrativi, a causa dell’origine
teatrale della sceneggiatura, sono poco scorrevoli e decisamente
farraginosi, cosa che rende alquanto “pesante” (se
non indigesta) la visione di questo film. La prova di attore di
Depp è impeccabile, molto incisiva e convincente ma non
rende pienamente giustizia al personaggio perché, senza
la “polpa” narrativa di una sceneggiatura poco approfondita,
né da un ritratto sommario, esagerando con certe posture
e rischiando di gigioneggiare e rendere sullo schermo un personaggio
caricaturale nella sua voglia di trasgredire.
Marco Valerio