THE FOG

Titolo Originale: The Fog
Genere: Horror
Regia: Rupert Wainwright
Sceneggiatura: Cooper Layne
Cast: Tom Welling, Maggie Grace, Selma Blair, Kenneth Welsh, Deray Davis
Colonna Sonora: Graeme Revell
Produzione: Debra Hill & John Carpenter
Paese d’origine: USA - 2005
Durata: 100 minuti

 

La piccola cittadina marittima di San Antonio Bay si prepara a celebrare il proprio anniversario della sua fondazione ma, nello stesso giorno dei festeggiamenti, arriva dal mare un fitto banco di nebbia che avvolge ben presto la città. La nebbia però, come scopriranno ben presto ed a proprie spese gli abitanti del paese, è qualcosa di vivo e letale che nasconde nelle sue spire una maledizione arcana: i fantasmi di marinai uccisi oltre un secolo prima dagli abitanti fondatori di San Antonio Bay e tornati per vendicarsi sui loro discendenti. Il riassunto della trama è giusto pro-forma visto che questo film altro non è che il moderno remake di uno degli horror più famosi degli anni ’70, diretto all’epoca (il 1978) da uno dei maestri del genere ovvero John Carpenter che qui compare solo nelle vesti di produttore.

La visione di questo film forse riuscirà forse ad accontentare la fascia di spettatori più giovani ed inesperti che molto probabilmente non hanno avuto l’occasione di vedere l’originale e quindi fare le dovute comparazioni; ma chi ha già visto il THE FOG diretto da Carpenter non può che rimanere estremamente deluso da questo remake pre-appassito ed insignificante. Ci si chiede perché Hollywood non riesca più a produrre film originali: mancanza di idee? Voglia di andare sul sicuro? Sfruttamento di titoli famosi per nuove versioni adatte alle giovani generazioni?

Possono essere tante le risposte ma non cambia assolutamente il problema e cioè che tutti questi remake sono abbastanza piatti e, nonostante la solita sfilza di effetti speciali realizzati al computer, anche brutti e superficiali. Non fa differenza neanche questo recente THE FOG dove non c’è nulla di nuovo rispetto alla sceneggiatura originale del film di Carpenter che, anche allora, presentava diversi difetti narrativi. Eppure il film (che oggi apparirà lento ma ugualmente efficace) funzionava grazie alla mirabile atmosfera lugubre ed inquietante che Carpenter era riuscito a costruire, facendo scuola. In questo remake, invece, tale atmosfera è praticamente assente e si prosegue replicando gli stessi meccanismi dell’originale ma arricchendosi di sofisticati effetti speciali digitali e della velocità narrativa tipica dell’attuale cinema americano d’intrattenimento: praticamente un videoclip superficiale e noiosetto, interpretato da giovani attori bellocci e trendy come Tom Welling e Maggie Grace (emergenti star di serial televisivi come “Smallville” e “Lost” ma non proprio il massimo della recitazione). Nonostante poi questo remake tenti di arricchire la storia ricostruendo gli eventi alla base dell’arcana maledizione, fallisce miseramente nell’intento banalizzando il plot originale fino ad arrivare ad una conclusione mal sviluppata che lascia l’amaro in bocca allo spettatore.

Uno dei punti di forza di questo moderno THE FOG consiste nella realizzazione digitale della nebbia la quale, a differenza del primo film dove era un mezzo per i fantasmi di celarsi agli occhi dei mortali, qui invece è qualcosa di vivo e senziente composto da spettri fumosi; l’errore però consiste nel mostrare troppo, perdendo alla fine tutta la suggestione, l’atmosfera ed il senso di ineluttabilità che il film di Carpenter sviluppava seguendo una regola semplice e basilare che questo remake ignora e cioè che meno si mostra e meglio è. Ulteriore affossamento è la regia inerte dell’anonimo Rupert Wainwright il quale non riesce proprio a gestire tutti gli elementi della storia realizzando un dimenticabilissimo “teen-horror” nonché copia sbiadita e stantia dell’originale (il cui confronto è frequente e pietoso), avendo l’ulteriore colpa di essere pure prevedibile e francamente noiosa.

Tecnologia moderna contro la vecchia scuola: finisce irrimediabilmente per vincere quest’ultima in maniera postuma perché gli zombies di Carpenter dagli occhi luminosi ed armati di uncini e spadoni sono di gran lunga più lugubri ed affascinanti degli spettri in CGI di questo Wainwright.

Paolo Pugliese