La
piccola cittadina marittima di San Antonio Bay si prepara a celebrare
il proprio anniversario della sua fondazione ma, nello stesso
giorno dei festeggiamenti, arriva dal mare un fitto banco di nebbia
che avvolge ben presto la città. La nebbia però,
come scopriranno ben presto ed a proprie spese gli abitanti del
paese, è qualcosa di vivo e letale che nasconde nelle sue
spire una maledizione arcana: i fantasmi di marinai uccisi oltre
un secolo prima dagli abitanti fondatori di San Antonio Bay e
tornati per vendicarsi sui loro discendenti. Il riassunto della
trama è giusto pro-forma visto che questo film altro non
è che il moderno remake di uno degli horror più
famosi degli anni ’70, diretto all’epoca (il 1978)
da uno dei maestri del genere ovvero John Carpenter che qui compare
solo nelle vesti di produttore.
La visione di questo film forse riuscirà forse ad accontentare
la fascia di spettatori più giovani ed inesperti che molto
probabilmente non hanno avuto l’occasione di vedere l’originale
e quindi fare le dovute comparazioni; ma chi ha già visto
il THE FOG diretto da Carpenter non può che rimanere estremamente
deluso da questo remake pre-appassito ed insignificante. Ci si
chiede perché Hollywood non riesca più a produrre
film originali: mancanza di idee? Voglia di andare sul sicuro?
Sfruttamento di titoli famosi per nuove versioni adatte alle giovani
generazioni?
Possono
essere tante le risposte ma non cambia assolutamente il problema
e cioè che tutti questi remake sono abbastanza piatti e,
nonostante la solita sfilza di effetti speciali realizzati al
computer, anche brutti e superficiali. Non fa differenza neanche
questo recente THE FOG dove non c’è nulla di nuovo
rispetto alla sceneggiatura originale del film di Carpenter che,
anche allora, presentava diversi difetti narrativi. Eppure il
film (che oggi apparirà lento ma ugualmente efficace) funzionava
grazie alla mirabile atmosfera lugubre ed inquietante che Carpenter
era riuscito a costruire, facendo scuola. In questo remake, invece,
tale atmosfera è praticamente assente e si prosegue replicando
gli stessi meccanismi dell’originale ma arricchendosi di
sofisticati effetti speciali digitali e della velocità
narrativa tipica dell’attuale cinema americano d’intrattenimento:
praticamente un videoclip superficiale e noiosetto, interpretato
da giovani attori bellocci e trendy come Tom Welling e Maggie
Grace (emergenti star di serial televisivi come “Smallville”
e “Lost” ma non proprio il massimo della recitazione).
Nonostante poi questo remake tenti di arricchire la storia ricostruendo
gli eventi alla base dell’arcana maledizione, fallisce miseramente
nell’intento banalizzando il plot originale fino ad arrivare
ad una conclusione mal sviluppata che lascia l’amaro in
bocca allo spettatore.
Uno
dei punti di forza di questo moderno THE FOG consiste nella realizzazione
digitale della nebbia la quale, a differenza del primo film dove
era un mezzo per i fantasmi di celarsi agli occhi dei mortali,
qui invece è qualcosa di vivo e senziente composto da spettri
fumosi; l’errore però consiste nel mostrare troppo,
perdendo alla fine tutta la suggestione, l’atmosfera ed
il senso di ineluttabilità che il film di Carpenter sviluppava
seguendo una regola semplice e basilare che questo remake ignora
e cioè che meno si mostra e meglio è. Ulteriore
affossamento è la regia inerte dell’anonimo Rupert
Wainwright il quale non riesce proprio a gestire tutti gli elementi
della storia realizzando un dimenticabilissimo “teen-horror”
nonché copia sbiadita e stantia dell’originale (il
cui confronto è frequente e pietoso), avendo l’ulteriore
colpa di essere pure prevedibile e francamente noiosa.
Tecnologia
moderna contro la vecchia scuola: finisce irrimediabilmente per
vincere quest’ultima in maniera postuma perché gli
zombies di Carpenter dagli occhi luminosi ed armati di uncini
e spadoni sono di gran lunga più lugubri ed affascinanti
degli spettri in CGI di questo Wainwright.
Paolo
Pugliese