THE CONSTANT GARDENER

Titolo Originale: Id.
Genere:
Drammatico/Thriller
Regia:
Fernando Meirelles
Sceneggiatura:
John le Carré, Jeffrey Caine
Cast:
Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Hubert Koundé, Danny Huston
Colonna Sonora:
Alberto Iglesias
Produzione:
Simon Channing-Williams
Paese d’origine:
Germania – Regno Unito 2005
Durata:
126 minuti

 

Non bastavano le compagnie petrolifere, i trafficanti d’armi, il mercato nero dei diamanti… ora ci si mettono pure le case farmaceutiche a tormentare il Continente nero! All’ombra delle campagne di lotta all’aids e di aiuto umanitario alle popolazioni locali, si muovono enormi interessi economici di queste multinazionali del farmaco che, sfruttando la povertà e l’ignoranza della gente e la corruttibilità delle istituzioni statali, riescono a condurre procedure illegali e traffici ambigui in perfetta impunità, non rinunciando anche a ricorrere alla violenza contro chi tenta di opporsi, come purtroppo scopre Tessa Quayle (Rachel Weisz) -attivista per i diritti umani- che viene assassinata in Kenia.
Il marito di Tessa, il diplomatico inglese Justin (Ralph Fiennes), inizia ad interessarsi al lavoro della moglie durante i suoi ultimi giorni di vita prima dell’omicidio e scopre che la povera donna stava indagando dove non doveva, pestando i piedi ad una importante industria farmaceutica appoggiata da influenti politici inglesi. Ben presto precipiterà in un vero ginepraio fatto di intrighi politici e interessi economici, di sperimentazioni disinvolte e procedure illegali, le cui vittime erano proprio le ignare popolazioni locali del Kenia. Solo e senza aiuto, Justin cercherà di far luce sulla torbida e intricata vicenda e nello stesso tempo di salvare la pelle. Entrambi gli obiettivi sembrano molto difficili da conseguire…

“The Constant Gardner” è un thriller diretto con incisività, buon ritmo e suspence; l’atmosfera è cupa, tesa, resa ancora più angosciante dai numerosi flashback che ci mostrano i tanti momenti felici vissuti da Justin e Tessa prima della tragedia che, per contrasto, fanno risaltare il disperato presente vissuto dal protagonista. Sin dall’inizio, poi, si ha una forte sensazione di pessimismo, di ineluttabilità degli eventi, di lotta eroica ma vana contro questi giganti economici che tutto controllano e tutto dispongono.
Ma non è tutto qui perché il film, pur portando avanti con convinzione l’aspetto “giallo”, dedica spazi non indifferenti (che aumentano man mano che si procede, sino a diventare preponderanti nel finale) sui temi di denuncia sociale e sui mille modi con cui il creativo occidente riesce a depredare e opprimere l’Africa, persino dietro alla rassicurante facciata degli aiuti umanitari, che dovrebbero essere disinteressati e che invece non lo sono affatto. Il regista ci mostra un quadro sconsolante dell’operato dell’occidente: quel poco che giunge dai paesi ricchi è ampiamente insufficiente e spesso comporta ai locali più problemi che vantaggi.

Non sempre accostare tematiche sociali ad altri generi narrativi dà risultati soddisfacenti, perché si corre il rischio di divagare o di mettere troppa carne al fuoco, e quindi di far perdere il filo del discorso allo spettatore.
Ma in questo caso la sintesi tra il thriller e la denuncia è ben realizzata, evitando che un aspetto venga trascurato a favore dell’altro. Così come i flashback “romantici”, che ci mostrano la grande storia d’amore tra Justin e Tessa, non risultano fuori luogo e non spezzano il ritmo. Insomma, un ottimo lavoro di bilanciamento dei pesi da parte del regista Meirelles che giova alla riuscita dell’intero film. E alcune scivolate nel melodramma, nella facile commozione, nella ricerca della scena ad effetto o del particolare raccapricciante, pur deplorevoli ed evitabili, non inficiano il giudizio ampiamente positivo.

Esiste, alla fine, una speranza per l’Africa? Potrà risollevarsi questo continente derelitto? Al termine del film è inevitabile porsi domande di questo tipo. E, sorprendentemente, Fernando Meirelles ci suggerisce di sì nonostante il film sia a tinte fosche e pregno di pessimismo: la salvezza, però, non giunge dall’occidente, dove gli enormi interessi economici soffocano, distorcono e neutralizzano tutte le lodevoli iniziative delle associazioni volontarie, le speranze per l’Africa risiedono tutte nell’Africa stessa, nella sua estrema vitalità, nella sua popolazione giovane e tenace, positiva e propositiva nonostante tutto, nonostante le terribili piaghe della fame, della povertà, delle malattie e delle guerre. Una chiave di lettura che il regista ci fornisce con chiarezza, grazie a brevi ma intensissime sequenze ambientate nelle caotiche baraccopoli africane, brulicanti di vita e di attività, e che contrastano fortemente con le scene girate nelle ben più ricche, ma più statiche, quasi decadenti, residenze e città dell’opulento occidente.

Il regista Fernando Meirelles, che già ci aveva deliziato con “City of God”, sforna un altro film convincente, impegnativo ma godibile al tempo stesso, impreziosito dalla recitazione della bella Rachel Weisz (“Constantine”, “About a Boy”), qui particolarmente dolce e sensuale, che ha meritatamente vinto l’Oscar per la sua interpretazione. Un film da vedere, anche se non di facile “digeribilità”, che fornirà molti spunti di riflessione senza però farvi minimamente annoiare.

Mario Colasuonno