Fin
dal titolo “Thank You for Smoking”, dell’esordiente
Jason Reitman, si preannuncia come un film a dir poco beffardo,
destinato a suscitare polemiche visto che racconta una storia
dalla parte delle lobbies del tabacco, bandite dalla moderna
società come moderni untori ed i cui affari, nonostante
tutto, continuano ad andare a gonfie vele. Il protagonista
della vicenda è Nick Naylor (Aaron Eckhart), rampante
portavoce dell’industria del tabacco in possesso di
una grande dialettica che lo rende perfetto per le relazioni
pubbliche, essendo in grado di incassare con un sorriso qualsiasi
attacco e rigirare la conversazione in proprio favore. Quello
che fa però lo porta a vivere un dilemma privato a
causa dell’inconciliabilità del suo lavoro con
l’educazione e l’esempio che vorrebbe dare al
figlio dodicenne. Ingenuamente, si fida di una reporter (Katie
Holmes) con cui si illude di instaurare un’amicizia
mentre lei intende usarlo per fare uno scoop-inchiesta contro
l’industria per la quale Nick lavora.
“Thank You for Smoking” è un piccolo, straordinario
film che, utilizzando come incipit la controversa libertà
di fumare, pone riflessioni satiriche e caustiche sul peso
nella società americana da parte delle potenti multinazionali,
le cui strategie commerciali sono in grado di influire profondamente
sulla vita dei consumatori, distorcendo la verità,
basandosi sulle apparenze ed imponendo consumi. Il protagonista
è solo il paravento, la vittima sacrificabile, ma al
tempo stesso anche la punta di diamante dell’offensiva
mediatica dei produttori di sigarette ed il film ne denuncia
il cinismo e le arti di persuasione e raggiro.
Aaron Eckhart, attore ancora poco noto ma straordinario nelle
sue continue metamorfosi al cinema (chi se lo ricorda come
manager-carogna in “Nella società degli Uomini”
oppure baffuto biker in “Erin Bronkovich”?), si
rivela molto bravo ed incisivo, perfettamente calato nei panni
di un personaggio sfaccettato che l’attore riesce a
sviluppare con molto equilibrio: un simpatico mascalzone,
ingenuo e cinico al tempo stesso, che si ritrova ad essere
consapevolmente vittima dell’intero sistema.
La co-protagonista Katie Holmes risulta invece anonima e poco
credibile, ma il resto del cast è di ottimo livello
grazie ad uno splendido Robert Duvall, un maturo Rob Lowe
ed i caratteristi di lusso William H. Macy (“Fargo”,
“Magnolia”) e J.K. Simmons (“Spiderman”
1 e 2, il serial “Oz”).
Per quanto riguarda infine regia e sceneggiatura, “Thank
You for Smoking” presenta un quadro caustico degli USA
davvero realistico rispetto a tanti altri film americani che
spesso sono spot aziendali di multinazionali ed illustrano
una società americana tutta sorrisi e fiori, lontanissima
dalla realtà. Tratto dall’omonimo libro di Christopher
Buckley, il film ne conserva messaggio e carica satirica senza
ammorbidimenti “politically correct”, risultando
una commedia nera, agile, piena di battute brillanti quanto
sardoniche. Ci sono affondi a destra e sinistra, sia dalla
parte dei mercanti di fumo sia da quella dei salutisti ed
i nemici delle sigarette, perché nessuno è perfetto
o innocente ed il film lo dimostra in un esercizio stilistico
di satira bi-partisan francamente riuscito. Al tempo stesso,
però, i personaggi non vengono ritratti come macchiette
ma delineati con profondità nei numerosi dialoghi tra
i quali i migliori sono sicuramente quelli tra Nick ed il
figlio, quest’ultimo interpretato da un giovanissimo
e bravo Cameron Bright (“Birth” e “Godsend”).
Concludendo, il giovane Reitman, con il suo esordio, mostra
di conoscere bene il mestiere di narratore e si affranca immediatamente
dal pregiudizio di essere solo un figlio d’arte (di
Ivan Reitman, regista di “Ghostbusters”) dirigendo
un film il cui proposito ultimo è condannare l'ipocrisia
della società moderna con una satira sincera e senza
moralismi, quindi, graffiante e godibilissima.
Paolo
Pugliese